psicologia & benessere

"Questo è da me… Questo no!". Hai mai sentito parlare di egosintonia e di egodistonia?

Con il termine egosintonia si intende il grado in cui certi modi di essere, di pensare o di agire sono percepiti coerenti con l’immagine che si ha di sé.

egosintonia e egodistonia

Accade in modo continuo, perfino in questo momento: la materia di cui sei fatto sta cambiando.

Ogni dodici mesi, circa il 95% degli atomi che costituiscono il tuo corpo vengono sostituiti da altri; ogni giorno, dentro di te, muoiono e nascono fino a 100 miliardi di cellule. Letteralmente, non sei lo stesso organismo che eri un tempo. Eppure, di certo, senti di essere la stessa persona.

Pensa a dieci anni fa. Forse, allora, eri un giovane studente universitario in ansia per gli esami, mentre ora sei un adulto. O, magari, eri sposato e ora non lo sei più. O eri single mentre adesso sei una mamma o un papà. Eppure guardando indietro puoi dire “Ero sempre io”.

Se riesci a concepire una distinzione fra te e gli altri, a mantenere un senso di continuità nel tempo e a rispondere alla domanda “chi sono io?” è grazie alla capacità di permanenza del tuo “sé”.

Io sono così” è ciò che affermi riflettendo sui tuoi tratti caratteriali, sui modi di essere, sui valori, le predilezioni e le antipatie che ti contraddistinguono. E questo sentirti “così” condiziona le tue azioni, che diventano abitudini.

globuli rossi
le cellule del sangue vivono, in media, qualche mese. quelle intestinali, addirittura, pochi giorni

Identità implica coerenza. In assenza della seconda, la prima si dissolverebbe: per questa ragione preferiamo e ricerchiamo esperienze a noi familiari, anche quando sono deleterie per il benessere. E rifiutiamo con altrettanta caparbietà modi di agire e di pensare che ci appaiono distanti, inconsapevoli del fatto che potrebbero rappresentare la nostra salvezza. L’identità dona stabilità ma impedisce di uscire da una visione limitata, a volte dolorosa, di se stessi.

L’egosintonia e l’egodistonia di pensieri, emozioni, sentimenti e azioni

Per grado di sintonia si intende la misura in cui eventi mentali o azioni sono percepiti coerenti con il . Non tutto ciò che hai nella mente, lo vuoi. Il cervello è un organo che ha ragioni sue e che, talvolta, produce emozioni, sentimenti e comportamenti egodistonici, incoerenti con il tuo modo di essere, disallineati rispetto a ciò che desidereresti provare. Sono quei pensieri che non sei disposto ad accettare, quelle pulsioni che non confesseresti nemmeno al tuo migliore amico, quegli atti che non vorresti ripetere, compiuti sotto la pressione di bisogni che ritieni illegittimi. Quella parte di te può non sembrarti tua e perfino impaurirti perché, nel suo essere difforme, sottrae coerenza all’identità, la destabilizza.

Invece sono egosintonici quei pensieri, emozioni, sentimenti e comportamenti che reputi in linea con la tua personalità, che interpreti come la naturale conseguenza dell’immagine che hai di te, delle tue convinzioni su ciò che è giusto e sbagliato, dei tuoi valori. Di ciò che è egosintonico, ti fidi: come di una strada percorsa centinaia di volte, di cui conosci ogni curva, ogni asperità, la destinazione.

… Ma una certa egosintonia può essere la causa dei tuoi mali

Come ti giudichi quando invidi amici o colleghi per i loro successi, ti infuri con i tuoi figli per via dei loro capricci o sei svogliato e demotivato pur dovendo sbrigare una faccenda della massima importanza?

Nel senso comune, invidia, aggressività e pigrizia sono considerati stati d’animo deprecabili, dimostrazioni di meschinità. Chi si trova a provarli li percepisce, per lo più, egodistonici e agisce per eliminarli o modificarli, “non è questo ciò che dovrei sentire”, fino a negarli e cercare di escluderli dalla coscienza: “non è questo ciò che sto davvero provando”.

Generosità, pazienza, altruismo, impegno, forza di volontà, al contrario, sono tratti desiderabili, prove di un animo buono, forte, etico e hanno, di conseguenza, maggiore probabilità di essere vissuti come egosintonici. Li vogliamo, li viviamo come congruenti al sé, ci fanno essere migliori.

Il grado di egosintonia rispetto a un certo modo d’agire e di essere, però, più che definire la nostra reale natura è indice della rigidità con cui abbiamo costruito l’identità e dell’indisponibilità ad accettare i lati di noi meno lusinghieri e presentabili.

Affrontare situazioni che ci impauriscono; allontanarci da persone che, in fondo, sappiamo che non ci renderanno mai felici; perseverare di fronte alle difficoltà per ottenere qualcosa a cui diamo valore; metterci in gioco quando, sul piatto, vediamo l’eventualità di un insuccesso. La capacità di compiere simili azioni, quelle che potrebbero avvicinarci alla vita che vorremmo, può essere bloccata da modi di essere e di fare egosintonici. L’egosintonia, in altre parole, non assicura il benessere.

Anzi. Può essere dannosa quanto e più delle azioni e dei pensieri egodistonici. Una certa egosintonia del sé è causa della maggior parte dei disturbi psicologici perché è responsabile della sofferenza che, in misura minore o maggiore, tutti proviamo, quella che non è indotta da condizioni esterne, oggettive, ma dalla nostra stessa rigidità mentale. Potrà mai smettere di essere depresso chi interpreta tutto alla luce della convinzione di non avere valore? O speranzoso e sereno chi vede nel futuro solo pericoli?

Anche i disturbi psicologici possono essere egosintonici o egodistonici

Il DSM 5 è l’ultima e più recente versione del manuale edito dall’associazione degli psichiatri americani (APA, American Psychiatric Association) ed è impiegato dagli psicologi e dagli psichiatri a scopo diagnostico. Il DSM è nosografico: descrive i disturbi elencandone i sintomi e li raggruppa in categorie, sulla base di elementi comuni. Per esempio vi sono quelli d’ansia, depressivi, ossessivi, dell’alimentazione, sessuali, di personalità.

I disturbi di personalità sono così definiti perché ritenuti espressione di tratti caratteriali patologici. L’individuo borderline, per esempio, manifesta impulsività e instabilità emotiva, il narcisista manca d’empatia e ha un continuo bisogno d’ammirazione e di riconoscimento, l’antisociale è incurante delle regole e dei diritti altrui. Chi ha un disturbo della personalità afferma di essere “fatto così”, esternazione che è indice dell’egosintonia di quelle stesse caratteristiche del sé che sono responsabili del problema.

Anche chi ha ossessioni tende a essere sintonico con gli atteggiamenti che le causano. Le ragazze anoressiche, per esempio, valutano con lo spirito di un giudice spietato le parti del corpo che reputano difettose e si fidano ciecamente dei loro autogiudizi di inadeguatezza. Nessuna di loro direbbe: “Non sono a mio agio con il mio corpo ma forse non ne ho un vero motivo”. Ma, invece: “Come sono non va bene, il mio corpo non va bene. So cosa devo fare e posso raggiungere il mio obiettivo. E se ci riuscirò, tutto andrà meglio”.

Come le ragazze anoressiche, gli ipocondriaci hanno convinzioni egosintoniche. L’inaccettabile pensiero di soffrire e morire li spinge alla costante paura di ammalarsi, a chiedere continue rassicurazioni e a sottoporsi a ripetuti, quanto inutili, accertamenti specialistici, il cui effetto tranquillizzante non dura mai a lungo. Anche dopo check-up approfonditi, presto o tardi tornano a cadere nelle loro radicate idee, di cui sembrano indisponibili a discuterne la fondatezza. L’egosintonia tipica del “sentire” ipocondriaco si esprime nel terrore irrazionale che il peggio sia dietro l’angolo: “Tanti giovani atleti, in salute e nel fiore degli anni, muoiono di arresto cardiaco. In fin dei conti anch’io potrei avere una cardiopatia non diagnosticata. Per me è naturale preoccuparsi, fare di tutto per escludere il rischio”.

disturbi psicologici divisi per egosintonia
il differente grado di egosintonia di alcune categorie di disturbi

Fra i disturbi caratterizzati da un livello minore di egosintonia vi sono, invece, alcuni fra quelli d’ansia. Per esempio la Fobia Sociale, cioè la paura delle situazioni in cui sono previste performance o interazioni pubbliche. Sì, i fobici sociali si preoccupano che qualcuno possa accorgersi del rossore del viso e del collo, del sudore della fronte, delle ascelle, delle mani, della goffaggine dei movimenti, del tremore della loro voce e degli errori nel parlare. E sì, non riescono a ignorare l’incalzante preoccupazione di subire critiche e giudizi. Ma, spesso, non riconoscono tali paure come parte del loro naturale modo di essere: “Sono socievole e mi piace stare in mezzo alla gente, ma ora mi sento impedito a farlo. Io non voglio essere così!”.

Anche molti di coloro che soffrono di Disturbo di Panico manifestano una sintomatologia, almeno in parte, egodistonica, affermando: “Gli attacchi di panico sono esperienze traumatiche, che non capisco e non voglio. Darei qualsiasi cosa pur di liberarmene per sempre”.

Da chi ha disturbi quali la Fobia Sociale e il panico, di conseguenza, è lecito attendersi un maggiore desiderio di liberarsene e una certa disponibilità a mettere in dubbio gli atteggiamenti che ne sono alla base. Ecco come l’egodistonia può avere effetti positivi sulla motivazione ad agire in modo funzionale.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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