cibo & disturbi alimentari

L'Anoressia Nervosa, da quali sintomi si può riconoscere

l'anoressia: cos'è

Anoressia significa, letteralmente, “assenza d’appetito” ma in realtà la mancanza d’appetito è una conseguenza collaterale della dieta prolungata alla quale le persone anoressiche si sottopongono e compare, quindi, solo nelle fasi finali della malattia, con l’aggravarsi del quadro clinico. In realtà lo stato di denutrizione di chi soffre d’Anoressia Nervosa è la conseguenza di una precisa volontà.

Nel Manuale Diagnostico DSM 5, edito dall’American Psychiatric Association e utilizzato dalla maggior parte degli psichiatri e degli psicoterapeuti di tutto il mondo, l’Anoressia Nervosa è inserita fra i Disturbi dell'Alimentazione. Al pari degli altri disturbi alimentari, come la Bulimia Nervosa e il Binge Eating, infatti, anch’essa riguarda le condotte alimentari ma il rapporto problematico con il cibo è solo uno dei tanti aspetti. L’anoressia riguarda il perfezionismo, la cattiva stima di sé, la tendenza al pensiero ossessivo centrato sulle proprie forme corporee e la fondamentale incapacità di accettarsi. E, solo alla fine, il cibo.

Diffusione dell'Anoressia Nervosa e rischio di mortalità

La prevalenza di questo disturbo è quasi del tutto confinata alle aree geografiche industrializzate, come l’America del Nord, l’Europa, l’Australia e il Giappone, regioni in cui si ha grande abbondanza di cibo e, al contempo, un'estrema enfasi mediatica e culturale posta sulla magrezza.

Nove volte su dieci l’Anoressia Nervosa riguarda le femmine, il che sembrerebbe confermare, almeno in parte, l'influenza nefasta di certi modelli culturali: l’ideale di bellezza trasmesso oggi alle ragazze promuove il valore dell’esilità come segno di bellezza.

«I sintomi principali dell'Anoressia sono il peso sotto la norma, la marcata paura di ingrassare e le dispercezioni della forma corporea»

L’insorgenza dell’Anoressia, come anche le ricadute, sono spesso associate a eventi stressanti, per esempio la comparsa del primo ciclo mestruale, un lutto, il divorzio dei genitori o la separazione dal nucleo famigliare per frequentare l’università.

L'Anoressia Nervosa è in grado di provocare il decesso, che arriva fino al 15% dei casi diagnosticati, un dato che fa pensare a una vera e propria emergenza sanitaria. La morte di queste pazienti è dovuta a denutrizione e agli squilibri elettrolitici ma anche al suicidio, il cui tasso è elevatissimo, circa 12 su 100.000 ogni anno.

L’anoressia si sviluppa per lo più nella media o tarda adolescenza, fra i 14 e i 18 anni, e raramente dopo i 40 anni. L’insorgenza pre-puberale è altrettanto rara ma è correlata a una maggiore gravità e a una prognosi peggiore.

I sintomi dell'Anoressia Nervosa

I sintomi da valutare per porre diagnosi d’Anoressia Nervosa sono tre:

1 Peso corporeo inferiore alla norma, per età e altezza. Si può considerare sottopeso un individuo con un peso corporeo al di sotto del 85% del normale per età e altezza. In alternativa, per avere un dato più preciso, si calcola l'Indice di Massa Corporea (BMI). I valori di BMI per il rischio acuto è di 15 o 16; entro questa soglia ci si può attendere l’insorgenza di complicazioni mediche. Si è già sottopeso, invece, con un BMI fino a 18 ed è questo, quindi, il valore entro cui si può fare diagnosi di Anoressia Nervosa. Dal BMI di 19 in su si ha, invece, il normopeso.

Nella maggior parte dei casi d’Anoressia, all’inizio si ha un peso nella norma che poi, con gradualità, scende verso il basso. Ciò è ottenuto tramite la restrizione alimentare, all'inizio escludendo alcuni cibi e, in seguito, limitando le quantità di quelli ancora consumati. In aggiunta, possono esservi condotte di compensazione, come il vomito autoindotto o, più di frequente, l'esercizio fisico eccessivo. Le pazienti anoressiche, almeno nelle prime fasi della malattia, mostrano elevati livelli d’attivazione. Appaiono energiche, motivate e riescono a sottoporsi a faticose sessioni di esercizi fisici, fra cui lunghe camminate.

2 Intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso. Per queste pazienti, perdere peso per contrastare la paura di diventare grassi non sembra sortire gli effetti sperati. Anzi, in genere si assiste a un aumento delle preoccupazioni in parallelo al dimagrimento. Questo fenomeno, a prima vista paradossale, ha un motivo ben preciso: le azioni che le pazienti anoressiche intraprendono per gestire le preoccupazioni sul controllo del peso e sulla loro forma corporea, invece di diminuire le ossessioni responsabili dei loro timori, le aggravano.

3 Percezione e valore attribuiti al peso e alla forma corporea distorti rispetto alla norma. L’Anoressia si manifesta sempre accompagnata da dispercezioni riguardo a uno o più parti del corpo oppure al corpo nella sua totalità. Alcune pazienti continuano a vedersi grasse nonostante il sottopeso, altre riconoscono la loro magrezza ma pongono enfasi sulla difettosità di alcune parti del corpo, per esempio le cosce o l'addome. È attribuita un’esagerata importanza alla forma corporea e anche, di conseguenza, alla capacità di controllarla per mezzo di diete ferree e di altri comportamenti compensatori. La perdita di peso, di conseguenza, è una conquista autogratificante, frutto dell'aumentato controllo di sé.

Fino alla quarta versione del Manuale DSM, la diagnosi di Anoressia Nervosa nelle femmine prevedeva un ulteriore requisito, un'amenorrea di almeno un trimestre, cioè l’assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi. L'amenorrea è dovuta all’abbassamento dei livelli di estrogeni, a seguito della diminuita secrezione di FSH e LH dell'ipofisi ed è una conseguenza del marcato calo ponderale anche se a volte, per ragioni non del tutto note, può precederlo. L’anoressia ha un impatto sulla salute fisica tale per cui, se insorge in età troppo precoce, può persino produrre ritardo nella comparsa della prima mestruazione.

Il criterio dell’amenorrea è stato eliminato nell’ultima versione del Manuale DSM. Non è più, quindi, necessaria la scomparsa del ciclo mestruale per porre diagnosi.

Come riconoscere il tipo di Anoressia Nervosa e la gravità

Ciascun caso di anoressia è diverso; si possono, però, distinguere due forme principali, che dovrebbero essere indicate in diagnosi.

Anoressia Nervosa, sottotipo con Restrizioni. Si diagnostica se negli ultimi 3 mesi non si sono verificate abbuffate e non sono state messe in atto condotte d’eliminazione, per esempio il vomito autoindotto, l’abuso di lassativi e diuretici. In questo tipo d’anoressia il sottopeso è raggiunto e mantenuto attraverso la restrizione alimentare, con o senza esercizio fisico.

Anoressia Nervosa, sottotipo con abbuffate e condotte d’eliminazione. Si diagnostica se negli ultimi 3 mesi la paziente ha messo in atto abbuffate e condotte d’eliminazione, per esempio il vomito autoindotto, l’abuso di lassativi, di diuretici o di enteroclismi. Questo sottotipo di anoressia condivide diversi sintomi con la Bulimia Nervosa, perciò a volte può non essere semplice distinguere i due disturbi alimentari.

Nei pazienti sopra i 18 anni, stabilire la gravità del disturbo è piuttosto semplice. In accordo con le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) si utilizza l’Indice di Massa Corporea, un dato ricavabile conoscendo l’altezza e il peso della paziente. In base all’Indice di Massa Corporea si distinguono 4 livelli di gravità dell’Anoressia.

Per i pazienti al di sotto dei 18 anni si utilizzano, invece, le tabelle dei percentili degli Indici di Massa Corporea corrispondenti all’età del soggetto.

Sebbene, a livello clinico, la diagnosi d’Anoressia Nervosa richieda, nell’ordine, il sottopeso, la paura d’ingrassare e le dispercezioni della forma corporea, per i famigliari è importante cogliere la presenza, anche sotto-soglia, di uno qualsiasi di questi sintomi, per intervenire in modo precoce sul problema. La tempestività è fondamentale perché migliora la prognosi e le prospettive di decorso. Se un episodio di anoressia è trattato con successo quando è ancora nelle fasi iniziali, è probabile che resti un caso isolato. Più episodi di Anoressia non trattati, o un unico episodio protratto nel tempo, hanno alto rischio di cronicizzarsi.

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