cibo & disturbi alimentari

Abbuffate e senso di colpa. Il Binge Eating e i fattori che aumentano il rischio di soffrirne

binge eating

A tutti sarà capitato, almeno qualche volta, di non riuscire a trattenersi dal mangiare qualcosa di goloso. E non è forse vero che, in quelle circostanze, sforzarsi di distogliere il pensiero non ha fatto che aumentare l’impulso? Lasciarsi andare a una voglia improvvisa o cercare di “tirarsi su” con il cibo sono comportamenti del tutto naturali. Talvolta possono, però, diventare abitudini su cui si perde il controllo e che si susseguono con una frequenza tale da causare conseguenze negative fisiche e psicologiche. In questi casi si parla di Binge Eating Disorder, o Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata è caratterizzato da cinque sintomi, fra cui il principale è il susseguirsi di episodi binge. Avere un episodio binge significa perdere il controllo sul cibo e mangiarne una grande quantità. Secondo il DSM 5, il manuale edito dall’American Psychiatric Association, per fare diagnosi di questo disturbo deve verificarsi almeno un episodio alla settimana per un periodo minimo di tre mesi.

Fra la popolazione adulta degli USA si stima che circa 3 milioni di persone, l’1,6% delle donne e lo 0,8% degli uomini, soffra di Binge Eating. Nonostante lo stile alimentare mediterraneo sia di base più equilibrato di quello statunitense, i numeri relativi al nostro Paese non sono di molto inferiori.

Questo disturbo si osserva con particolare frequenza nelle persone a dieta e, nonostante l’apparente paradosso, ciò è comprensibile. Resistere all’impulso di mangiare può causare l’aumento dell’impulso stesso e rendere più probabili gli episodi binge.

Fattori di rischio e cause del Binge Eating

La genesi del Disturbo da Alimentazione Incontrollata è multifattoriale e va ricercata nella biologia, nella psicologia e nelle relazioni interpersonali.

Fattori psicologici

Deficit nella regolazione emotiva. Chi soffre di Binge Eating, spesso, manifesta quella che Todisco e Vinai, due noti studiosi di disturbi alimentari, definiscono finestra emozionale stretta, una combinazione fra estrema sensibilità e bassa tolleranza alle emozioni. In questo caso, le abbuffate possono essere un mezzo per distrarsi da stati d’animo troppo intensi o sgradevoli e permetterebbero una sorta di blocco emozionale. Nel Binge Eating, le abbuffate sono innescate da eventi stressanti quali problemi famigliari, di coppia o lavorativi e dalle emozioni che ne conseguono, in particolare l’ansia, la rabbia e la tristezza.

Impulsività. L’autocontrollo è la capacità di porre il pensiero fra un impulso e l’azione, e di agire in base a obiettivi più che alle emozioni del momento. L’impulsività, al contrario, è l’abitudine a cedere alle motivazioni passeggere e, in fondo, nasconde sempre gli stessi due motivi: la ricerca del piacere o l’evitamento del dolore. I pazienti con Binge Eating sono impulsivi nel distrarsi o allontanarsi da emozioni negative che, a causa del deficit descritto in precedenza, non sempre sanno regolare in altro modo. A tal fine, il cibo è un mezzo subito a portata di mano.

Bassa autostima e perfezionismo. Talvolta, chi ha bassa autostima attribuisce eccessiva importanza a caratteristiche ideali; nel caso di chi soffre di disturbi alimentari, di frequente, ciò riguarda l’aspetto fisico e l’adeguatezza, o meglio l’inadeguatezza, delle proprie forme corporee. Il perfezionismo, invece, è un tratto caratteriale frutto della combinazione fra alti standard, attenzione puntigliosa ai dettagli e tendenza all’autocritica. Può essere il risultato dell’apprendimento di regole famigliari in tema di prestazioni e risultati, ma anche un modo per rimediare alla bassa autostima. Purtroppo, però, il perfezionista, vista l’attenzione rivolta agli insuccessi più che ai successi, finisce sempre per sentirsi inadeguato.

Anassertività e passività. L’assertività è un insieme di abilità sociali, uno stile d’interazione che consiste nell’esprimersi nel rispetto di sé e degli altri. In definitiva, è un modo di valorizzare i propri diritti. Coloro che soffrono di Binge Eating sono, spesso, accondiscendenti alle richieste e alle aspettative altrui anche se in contrasto con i loro ideali e bisogni. Tale passività è fonte di frustrazione, rabbia e senso d’inadeguatezza, tutti stati d’animo che aumentano la probabilità delle abbuffate.

Tendenza alle distorsioni cognitive. Nella comparsa e nell’aggravarsi del disturbo alimentare hanno un ruolo importante anche gli errori di pensiero compiuti nel tentativo di darsi spiegazioni su se stessi. Il pensiero dicotomico consiste nel pensare in termini di bianco-o-nero ed è una delle distorsioni cognitive più comuni fra coloro che soffrono di Binge Eating. Se si accorgono di avere un non perfetto controllo sul cibo, queste persone considerano se stesse un completo fallimento. Tale rigidità nel giudicarsi non aiuta e, anzi, ostacola il sano controllo degli impulsi.

Fattori famigliari, interpersonali e culturali

Ambiente familiare caratterizzato da cattive abitudini alimentari o da dinamiche relazionali patogene. L’iperfagia, il rapporto complicato con il cibo e le scarse abilità di autoregolazione si possono apprendere, già in tenera età, osservando esempi famigliari. Inoltre, un accudimento freddo o troppo esigente da parte dei genitori sembra aumentare la probabilità di sviluppare, nel figlio, un’eccessiva autocritica e sentimenti d’inadeguatezza, tratti tipici di chi soffre di Binge Eating. La correlazione fra taluni tipi di accudimento e Binge Eating, seppur dimostrata, è tuttavia da prendere con cautela poiché dinamiche simili si osservano anche in giovani che, in seguito, soffrono non solo di altri disturbi alimentari, come l’Anoressia e la Bulimia Nervosa, ma anche d'ansia e di depressione. Ricevere un certo accudimento aumenta, quindi, la probabilità di base di sviluppare psicopatologie, ma non è predittivo di un disturbo specifico.

Frequentazione di un gruppo di pari disfunzionale. Il modo in cui l’individuo impara a intrattenere relazioni e in cui vede se stesso in rapporto agli altri è frutto anche della frequentazione dei coetanei. Un gruppo di amicizie regolato da dinamiche disfunzionali o patologiche può facilitare la comparsa del disturbo alimentare, in particolare se al suo interno vi sono prepotenze, abusi e atti di bullismo, la coalizione e l’isolamento di alcuni ai danni di altri o frequenti critiche sull'aspetto fisico.

Fattori biologici

Familiarità per problemi di peso, cioè avere parenti stretti, per esempio i fratelli, i genitori o i nonni, in sovrappeso o obesi.

Sovrappeso entro la prima età adulta, cioè aver avuto problemi ponderali già da bambini o adolescenti. Il sovrappeso giovanile può avere effetti a lungo termine sul metabolismo, rendendo più difficile il dimagrimento in età adulta.

Ripetute oscillazioni ponderali, cioè essere dimagriti e ingrassati diverse volte, in una sorta di “effetto yo-yo”. Le diete restrittive intervallate da periodi di alimentazione ipercalorica producono questa conseguenza.

«Il Binge Eating è un disturbo dell'alimentazione che ha origine da una combinazione di fattori psicologici, biologici e interpersonali»

Tutti i precedenti fattori, interagendo, espongono al rischio della comparsa del disturbo alimentare. Stress, perfezionismo e insoddisfazione corporea hanno un’influenza nell’innescare le abbuffate e, soprattutto nel genere femminile, la tendenza all’autocritica e a sopravvalutare il proprio peso è correlata a condotte alimentari impulsive.

Comparsa e decorso del Binge Eating Disorder

I sintomi del Binge Eating si manifestano, nella maggior parte dei casi, in adolescenza o nella prima età adulta. Non è infrequente nemmeno un’insorgenza più tardiva, mentre lo è in prepubertà.

Rispetto all’Anoressia e alla Bulimia Nervosa, chi soffre di Binge Eating chiede aiuto specialistico con maggiore ritardo, spesso solo in età adulta. Ciò potrebbe essere dovuto anche al fatto che questo disturbo causa una minore compromissione funzionale, almeno all’inizio, sebbene il suo decorso di norma sia paragonabile a quello della Bulimia Nervosa, con periodi altalenanti di diminuzione e di riacutizzazione dei sintomi.

Molti pazienti con Anoressia Nervosa, in alcuni periodi, soddisfano i criteri diagnostici della Bulimia Nervosa e molti pazienti bulimici, a un certo punto, intraprendono restrizioni alimentari tali da prodursi il sottopeso tipico dell’Anoressia Nervosa. Chi soffre di Binge Eating, invece, ha minore probabilità di manifestare sintomi sia dell’Anoressia, sia della Bulimia Nervosa.

Distinguere il Binge Eating da altre condizioni cliniche

Binge Eating e obesità. L’obesità è una condizione fisica che consiste in un accumulo eccessivo di grasso corporeo, conseguenza di una costante sproporzione fra regime alimentare e fabbisogno calorico giornaliero. Binge Eating e obesità non per forza coincidono. Infatti, può capitare che un individuo con Binge Eating perda il controllo sull’alimentazione con una frequenza insufficiente a determinare sovrappeso e che un paziente obeso segua una dieta ipercalorica senza manifestare sintomi binge.

Binge Eating e Bulimia Nervosa. Questi due disturbi sono identici nell’esprimersi in episodi di alimentazione incontrollata. Il paziente bulimico, però, bilancia l’eccessiva introiezione di cibo con l’esercizio fisico intenso, il vomito autoindotto o altre condotte d’eliminazione. Il paziente con Binge Eating, invece, non attua alcun comportamento compensatorio. I pazienti bulimici, inoltre, esercitano controllo sul fisico anche per mezzo di diete restrittive, cosa che i pazienti Binge fanno solo saltuariamente. Anche la risposta al trattamento è differente. I tassi di successo della psicoterapia del Binge Eating sono più elevati.

Binge Eating e Anoressia Nervosa. Nel sottotipo di Anoressia Nervosa “con abbuffate e condotte d’eliminazione” si verificano condotte di tipo binge ma, a differenza del Binge Eating, nell’anoressia si ha sempre denutrizione e il rifiuto di mantenere il peso corporeo entro limiti normali.

Binge Eating, disturbi dell’umore e bipolari. L’iperfagia può essere sintomo di un disturbo depressivo o bipolare. Queste condizioni cliniche, tuttavia, rispetto al Binge Eating si esprimono in numerosi altri sintomi la cui presenza deve orientare il parere diagnostico.

Binge Eating e Disturbo Borderline di Personalità. I pazienti con Disturbo Borderline di Personalità si contraddistinguono per l’impulsività, che può riguardare le condotte alimentari. Per definizione, però, essa si manifesta anche in altre aree fra cui il sesso, l’uso di sostanze e lo shopping. Inoltre, sono tipici del Disturbo Borderline di Personalità numerosi altri sintomi estranei al Binge Eating, fra cui la paura dell’abbandono, l’idealizzazione e la svalutazione degli altri, il senso d’identità instabile e l’attuazione di condotte suicidarie o parasuicidarie, come la guida spericolata, tagliarsi e procurarsi bruciature.

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