cibo & disturbi alimentari

I comportamenti compensatori nell'Anoressia e nella Bulimia Nervosa

I comportamenti compensatori sono azioni messe in atto dalle pazienti anoressiche e bulimiche per alleviare il timore di prendere peso.

comportamenti compensatori

Quando si parla di Anoressia e di Bulimia Nervosa, per comportamenti compensatori o di compensazione, s’intendono le azioni attuate al fine di controllare la forma corporea. Molti di coloro che soffrono di disturbi alimentari utilizzano questi comportamenti per lenire l’ansia di prendere peso e in risposta alla violazione di una qualche regola alimentare autoimposta.

Le pazienti anoressiche, soprattutto, si alimentano sottostando a severi principi sui cibi “leciti”, su quelli da evitare e sull’apporto calorico massimo consentito in un singolo pasto. Oltre a esercitare un rigido autocontrollo sul regime alimentare, queste pazienti sono inflessibili nell’attuare i rimedi per recuperarlo una volta perso. Più numerose sono le regole sul cibo, infatti, maggiore sarà la probabilità di infrangerne qualcuna. Quando ciò avviene, le conseguenze emotive sono tali da indurle a fare qualcosa per porvi rimedio: i comportamenti di compensazione.

I comportamenti compensatori più comuni sono il vomito autoindotto, l’esercizio fisico eccessivo e l’abuso di diuretici e lassativi. In queste pagina li vedremo uno per volta, chiarendo anche gli effetti negativi a lungo termine del loro uso continuato.

Il vomito autoindotto

La pratica del vomito autoindotto, che le pazienti anoressiche e bulimiche attuano con i più svariati mezzi, ha lo scopo di eliminare il cibo ingerito o, meglio, di espellerlo prima che sia digerito dallo stomaco. In queste pazienti la sensazione di aver consumato una quantità eccessiva di cibo produce un’immediata paura d’ingrassare e il senso di colpa, un insieme di stati emotivi che si manifesta con l’ansia. Il vomito autoindotto, soprattutto nelle prime fasi del disturbo, ha l’effetto di lenirla. Non cancella il senso d’inadeguatezza, ma dà un’illusoria idea di recupero del controllo.

Con il protrarsi del disturbo, tuttavia, questa abitudine rivela tutti i suoi limiti e, in realtà, fin dall’inizio non è nemmeno efficace nell’eliminare il cibo assunto, sia perché attraverso il vomito è difficile espellerlo tutto, sia perché il processo digestivo inizia già in bocca.

In sintesi, questi sono gli effetti negativi a lungo termine del vomito autoindotto.

  1. Incrementa la frequenza degli episodi bulimici perché induce ad allentare il controllo sul cibo. Di conseguenza, le violazioni delle norme alimentari autoimposte saranno più numerose e le emozioni negative sempre più intense.
  2. Il vomito, avendo un PH acido, a lungo andare produce notevoli danni fisici. Fra le numerose conseguenze sono da citare la corrosione irreversibile dello smalto dei denti, la lacerazione dei tessuti dell'esofago e le rotture gastriche che, nei casi più gravi, possono essere letali. Questa pratica, inoltre, è correlata all’insorgenza di malanni cardiovascolari, quali le miopatie.
  3. Essendo un comportamento che disinnesca le emozioni negative per mezzo del loro evitamento, causa l'abbassamento della soglia di tolleranza finendo per renderle sempre meno controllabili.

L’esercizio fisico eccessivo e compulsivo

Si definisce eccessivo l'esercizio fisico attuato in modo inappropriato: per esempio, se comporta il rischio d’infortuni quali stiramenti, strappi o altre lesioni a carico del sistema muscolare, nervoso o scheletrico. Considerando il punto di vista energetico, invece, l’esercizio fisico è eccessivo quando produce una sproporzione nel rapporto fra assunzione e dispendio calorico, a favore del secondo. In relazione ai disturbi alimentari, l’esercizio fisico è compulsivo quando è attuato per contenere la paura d’ingrassare o per riparare alla violazione di una norma alimentare autoimposta.

«Tutti i comportamenti compensatori producono, sul lungo termine, l'aumento del senso d'inadeguatezza e dei pensieri ossessivi sul cibo»

Gli esercizi fisici preferiti dalle pazienti anoressiche e bulimiche sono il fitness, la corsa e le camminate, in ambiente o sul tapis-roulant. Più raramente si dedicano a veri e propri sport proprio perché, per loro, l’esercizio fisico non è tanto un fine quanto un mezzo per modificare il proprio corpo, lenire o evitare le emozioni negative a esso collegate.

Quando è acquisita l’abitudine di smaltire i pasti attraverso l’esercizio fisico, se per qualche ragione non possono metterla in pratica sentono agitazione e irritabilità, condizione che da un punto di vista clinico ricorda la tensione tipica dell’astinenza da sostanze.

Pur essendo una condotta di compensazione fra le più adottate, l’esercizio fisico compulsivo perde, sul lungo termine, gli effetti iniziali e, oltretutto, produce le seguenti conseguenze negative.

  1. Innalza il metabolismo e il fabbisogno calorico giornaliero, aumentando i pensieri centrati sul cibo e rendendo più probabili gli episodi bulimici. Come in un circolo vizioso, l’accresciuta violazione delle regole alimentari indurrà a fare ancora più esercizio fisico.
  2. Nello stesso modo in cui funzionano le compulsioni nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo, dopo l’iniziale e temporaneo effetto lenitivo, l’esercizio fisico finisce per rinforzare le preoccupazioni sulle proprie forme corporee. In effetti, con il peggioramento del quadro clinico, i timori delle pazienti anoressiche e bulimiche di solito aumentano di numero e d’intensità.
  3. Come il vomito autoindotto, anche l’esercizio fisico compulsivo è un’azione d’evitamento e, quindi, abbassa la soglia di tolleranza alle emozioni, impedendo di abituarvisi e di apprendere modi più efficaci per regolarle.
  4. L’esercizio fisico eccessivo, nel tempo, può produrre danni fisici di vario genere, come la pubalgia e lesioni da usura, le fratture da stress agli arti inferiori, le tendiniti, gli stiramenti e gli strappi muscolari. Possono verificarsi, inoltre, alterazioni del funzionamento ormonale e amenorrea, cioè l’assenza del ciclo mestruale. Ciò può comportare disfunzioni nella capacità riproduttiva. L’insonnia, la stanchezza cronica, la nausea e i disturbi gastrointestinali sono altre possibili conseguenze.

L’abuso di diuretici e lassativi

L'abuso di diuretici e lassativi è il terzo tipo di condotte compensatorie e, come il vomito autoindotto e l'esercizio fisico compulsivo, ha l’obiettivo di tenere sotto controllo le preoccupazioni sulle proprie forme corporee e sul peso. L'utilizzo di diuretici, all'inizio, tranquillizza le pazienti con disturbo alimentare perché abbassa il peso corporeo attraverso l'eliminazione dell'acqua. I lassativi, allo stesso modo, danno sollievo perché, producendo lo svuotamento degli intestini, contribuiscono ad appiattire la pancia. Al contrario di quanto pensano molte di loro, però, questi farmaci non agiscono sull'assorbimento del cibo, i primi perché eliminano quello già digerito, i secondi perché hanno un effetto limitato ai fluidi corporei che, per altro, sarebbero già smaltiti da meccanismi biologici naturali, se in eccesso.

L’utilizzo di diuretici e lassativi dà una sensazione solo temporanea di controllo, mentre è responsabile di numerosi effetti negativi a lungo termine, di seguito elencati.

  1. Essendo farmaci adatti per condizioni mediche transitorie provocano, se utilizzati a lungo, danni fisici rilevanti. L'utilizzo continuo di diuretici, per esempio, può causare l’ipokaliemia, l’iponatriemia, l’iperuricemia, ma anche vertigini e stati confusionali, sonnolenza, palpitazioni fino, nei casi estremi, l’arresto cardiaco per trombosi, le ischemie e il collasso dei reni. Inoltre, con un effetto di “rimbalzo”, può causare gonfiore diffuso a tutto il corpo. Fra i numerosi effetti collaterali dell’abuso di lassativi, invece, vi sono i crampi addominali, la pseudomelanosi, la nefropatia e la neuropatia del colon, cioè una perdita di funzionalità muscolare dell’ultimo tratto dell’intestino, da cui deriva stitichezza.
  2. L’abuso di diuretici e lassativi impedisce la disconferma delle idee irrazionali sul peso e sulle forme corporee. Molte pazienti anoressiche fanno confusione fra gli effetti sul peso del contenuto dello stomaco e del contenuto degli intestini.
  3. Come tutti i comportamenti compensatori, anche l’uso di diuretici e lassativi impedisce l’apprendimento di strategie dirette per gestire le emozioni negative e ne abbassa la soglia di tolleranza.

Altre strategie compensatorie

Oltre alle comuni condotte compensatorie fin qui descritte, in un ristretto numero di casi le pazienti con disturbi alimentari adottano i comportamenti elencati di seguito. L'utilizzo di queste condotte è correlato a una prognosi peggiore e dovrebbe far prevedere un decorso più complesso.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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