cibo & disturbi alimentari

Dieta, comportamenti compensatori, evitamenti. Tutti i fattori che aggravano l'Anoressia Nervosa

L’Anoressia Nervosa è un disturbo complesso la cui gravità è condizionata da diversi fattori. Eccoli, spiegati in dettaglio.

fattori che aggravano l'anoressia

L’opinione che abbiamo di noi stessi è il risultato di una serie di autovalutazioni sulla qualità delle nostre relazioni, sul successo o la competenza nel lavoro, sul nostro fisico, sullo status sociale, su quanto ci riteniamo bravi a scuola se siamo studenti, o buoni genitori se siamo padri o madri. In altre parole, tutto ciò a cui attribuiamo valore finisce nel nostro “schema di autovalutazione”.

In coloro che soffrono di disturbi alimentari e di Anoressia Nervosa in particolare, l'autovalutazione è centrata per lo più sull'immagine corporea. Per questo motivo, secondo uno dei massimi studiosi del campo, Christopher Fairburn, alla base di questo disturbo vi è uno schema di autovalutazione disfunzionale.

Un’autovalutazione limitata alla capacità di controllarsi con il cibo e di modificare il proprio fisico è destinata a produrre sofferenza, ancor più se ci si basa sull’inflessibile presupposto di avere un corpo inadeguato, convinzione tipica di coloro che soffrono di anoressia e che influenza anche la percezione di ciò che vedono quando si guardano allo specchio.

grafico anoressia
Esempi di importanza attribuita, alle diverse aree, da chi soffre di Anoressia Nervosa (A) e dalla popolazione "normale" (B)

Ancora un chilo, al massimo” è una delle frasi che queste persone ripetono a se stesse e a chi assiste impotente al loro spaventoso dimagrimento. Perso un altro chilo, sul momento si sentono soddisfatte ma non passa molto tempo e subito ricominciano a sentire le cosce troppo piene o l’addome ancora un po’ troppo sporgente. Si accorgono, così, che l’insoddisfazione e il senso d’inadeguatezza sono ancora lì, che in fondo non se n’erano mai andati. E si ritrovano a pensare che, forse, la soluzione sia diminuire un altro po’.

I fattori responsabili dell'Anoressia Nervosa grave, spiegati in dettaglio

L’Anoressia Nervosa è un disturbo complesso la cui gravità è influenzata, per non dire determinata, dai seguenti fattori.

1 Dieta ferrea e check alimentari. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, cinque ricercatori dell’Università del Minnesota condussero uno studio che coinvolse 36 soggetti di età compresa fra i 22 e i 33 anni, in perfetta salute psicofisica. I partecipanti furono sottoposti a dieta ipocalorica, arrivando a perdere fino al 25% del loro peso iniziale. Con il procedere delle settimane gli studiosi notarono la comparsa di numerosi sintomi, fra cui la riduzione delle capacità d’attenzione, gli sbalzi d’umore e una maggiore irritabilità. Inoltre, si accorsero che il cibo era diventato una vera e propria ossessione. Al termine della dieta forzata i partecipanti furono sottoposti a un regime alimentare ipercalorico, allo scopo di ricostituirne la forma fisica. L’impresa non fu semplice, anche a causa del precoce senso di sazietà a cui essi avevano ormai fatto l’abitudine.

Questo storico esperimento, oggi conosciuto come Minnesota Study, dimostra che la sola restrizione alimentare, se prolungata, è in grado di determinare sintomi cognitivi, emotivi e comportamentali che rendono difficile il recupero ponderale. Seguire una dieta ipocalorica eccessiva è la manifestazione più evidente del disturbo alimentare e, allo stesso tempo, uno dei principali motivi per cui esso si aggrava.

Prestare attenzione a cosa e quanto mangiare, invece, è un comportamento che rientra fra i cosiddetti check alimentari. Pesare il cibo, controllare le calorie sulle etichette dei prodotti, sommare i valori nutrizionali degli alimenti per stabilire a quanto ammonta l’apporto di grassi sono azioni che, spesso, fa anche chi non ha particolari problemi con il cibo e sono comuni fra chi segue una dieta. Nell’anoressia, però, questi check diventano vere e proprie compulsioni per combattere il terrore di mangiare più del dovuto e finiscono per rafforzare le ossessioni sul cibo e sul controllo.

2 Rinforzi positivi. La perdita di peso può essere fonte di gratificazione sociale. Famigliari, amici, colleghi di lavoro o compagni di scuola, spesso, si complimentano con chi si mette a dieta. Aderendo all’attuale modello condiviso di bellezza, che impone magrezza, in un primo momento anche la persona anoressica ottiene giudizi positivi, rinforzi che purtroppo la motivano a esercitare ulteriore controllo sul proprio regime alimentare.

Quello sociale, tuttavia, non è l’unico rinforzo che può contribuire al precipitare della situazione. Esercitare una ferrea disciplina sull’alimentazione dà un senso di padronanza che, in sé, può incentivare questo comportamento. Le pazienti anoressiche confondono la disciplina con l’adeguatezza e si illudono che darsi prova di autocontrollo risolverà la loro convinzione di non avere valore.

3 Episodi bulimici. Prestare attenzione ai cibi grassi o che contengono troppi zuccheri significa seguire regole alimentari funzionali alla salute e al mantenimento del proprio peso entro limiti normali. Anche le pazienti anoressiche adottano questa mentalità, ma in forma estrema, attenendosi a regole via via più severe sulla quantità consentita di calorie giornaliere e stando alla larga dai cibi “vietati”. Questo atteggiamento non consente di mantenersi in salute ed entro il normopeso.

Inoltre, un tale rapporto con il cibo, basato solo sulla costrizione e sulla proibizione, le espone al rischio dell’episodio bulimico o di alimentazione incontrollata, che per loro rappresenta un’inaccettabile trasgressione. E non è difficile immaginarsi le conseguenze. Come in un circolo vizioso, il controllo aumenta la probabilità delle abbuffate, alla quale rispondono con ulteriore controllo.

4 Comportamenti di compensazione. Minore è la flessibilità delle proprie regole, maggiore sarà l’intolleranza alla violazione. Per le pazienti anoressiche ogni trasgressione è motivo di senso di colpa e d’inadeguatezza. Ma più di tutto, a provocare ansia è l’impressione di aver perso il controllo. I comportamenti compensatori, o di eliminazione, sono la risposta che molte di loro adottano proprio per ripristinarlo.

Comuni comportamenti compensatori sono il vomito autoindotto, l’esercizio fisico compulsivo e l’abuso di diuretici e lassativi che hanno, per vie diverse, lo stesso fine: l’eliminazione dei nutrienti assimilati. Come è noto, tuttavia, queste azioni tendono a incrementare gli episodi bulimici e a rinvigorire le ossessioni sul cibo.

5 Convinzioni irrazionali sui sintomi della fame e della sazietà. Molte pazienti anoressiche credono che i continui pensieri negativi sul cibo e su se stesse siano la dimostrazione che la disciplina da loro esercitata sia insufficiente, convinzione che può peggiorare il disturbo spingendole a fare ancora maggiori sforzi di autocontrollo. Al contrario, come dimostra il Minnesota Study, tali ossessioni sono effetti naturali proprio della restrizione alimentare.

Inoltre, le diete ipocaloriche prolungate determinano il precoce senso di sazietà. Le pazienti anoressiche, irrazionalmente, interpretano il segnale di pienezza dello stomaco come la prova che hanno mangiato troppo e che, quindi, ingrasseranno. Anche in questo caso si innesca un pericoloso circolo vizioso: lo stomaco sembra pieno anche se mangiano sempre meno e mangiano sempre meno perché sentono lo stomaco subito pieno.

Le pazienti anoressiche, infine, molto spesso fanno confusione fra pensieri, emozioni e dati di fatto, operando una fusione. Per esempio, possono interpretare una sensazione come una realtà: “Se sento di ingrassare significa che sta accadendo”. In altri casi, addirittura, si convincono che pensare qualcosa equivalga a farlo: “Se penso di mangiare un dolce, ingrasserò”. Questi illogici processi di fusione, come intuibile, motivano ad attuare un autocontrollo ancor più rigido.

6 Evitamento dell'esposizione del corpo e check della forma corporea. La cronica insoddisfazione per il proprio corpo è una delle caratteristiche tipiche di chi soffre di Anoressia Nervosa. Di conseguenza, spesso, queste pazienti evitano di “esporlo” indossando un abbigliamento che nasconda certe parti, oppure abbondando con le taglie. Possono decidere di non frequentare spiagge e piscine o persino avere difficoltà nel mostrarsi al partner durante l’attività sessuale. Tutte queste azioni di evitamento aggravano il disturbo perché rinforzano il senso d’inadeguatezza. Inoltre, come tutti gli evitamenti, impediscono l’abituazione, fenomeno grazie al quale, a seguito di ripetute esposizioni, l’ansia nei confronti di una data situazione scende fino a scomparire.

Pesarsi, esaminarsi allo specchio, misurarsi la circonferenza delle braccia, delle cosce o dell’addome, ma anche fare paragoni fra sé e le amiche o sfogliare riviste per cercare foto di modelle sono tutti check della forma corporea, azioni mirate a tenere sotto controllo la preoccupazione di avere imperfezioni fisiche ma che aggravano il disturbo alimentare perché confermano il supposto difetto, ponendolo in primo piano. Chi li mette in atto, infatti, finisce per pensare a se stesso solo in termini di quel “difetto”, trascurando o minimizzando le altre parti di sé. Inoltre, come è noto, più si guarda qualcosa, meno si è lucidi nel valutarla. I check non fanno eccezione e, anzi, causano vere e proprie dispercezioni, ragione per cui le pazienti anoressiche continuano a vedersi in sovrappeso pur essendo evidente, a tutti, il contrario.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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