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Guarire dalla depressione. Come si supera e perché è bene farlo

superare la depressione

La depressione, come tutti gli altri disturbi psicologici, può insorgere a qualsiasi età. L’adolescenza e la prima età adulta sembrano essere, però, i periodi in cui ciò accade più spesso. Con l’adolescenza, i ragazzi entrano in una fase di profondo cambiamento ed è, forse, anche questo a esporre alcuni di loro al rischio di svilupparne i sintomi. In questo periodo cominciano a manifestare i bisogni psicologici tipici dell’adulto e una consapevolezza di sé più matura. Questa nuova condizione li porta a riflettere su se stessi, sugli altri, sul loro posto nel mondo e su ciò che li attende nel futuro.

Nonostante la depressione abbia maggiori probabilità di presentarsi fra i 16 e i 30 anni, è possibile anche un esordio più tardivo, nella seconda età adulta e persino da anziani. Invece, la depressione che insorge in età prepuberale è rara ma, spesso, si manifesta con sintomi più gravi e ha una prognosi peggiore.

La depressione, data la sua complessità, non ha un decorso univoco. Alcuni hanno episodi depressivi intervallati da periodi di completa o quasi completa remissione dei sintomi; altri hanno sintomi sono più cronici ma non della gravità del vero e proprio episodio depressivo; altri ancora hanno sintomi che restano “sullo sfondo”, per poi sfociare in episodio depressivo a seguito di uno o più “inneschi” o eventi precipitanti.

Probabilmente nessun disturbo compromette, come la depressione, la capacità di agire, di pensare e di sentire. Fa sentire svuotati, privi di forze e di motivazione; tutto appare inutile o, quantomeno, troppo faticoso. Le emozioni e i sentimenti sono appiattiti e non si riesce a provare soddisfazione nemmeno praticando il proprio sport preferito o l’hobby di cui si era appassionati. Gli ambienti opprimono: al lavoro tutto appare problematico e la famiglia è vissuta come una fonte di richieste incessanti. La capacità di concentrarsi e di prestare attenzione peggiora e, di conseguenza, svolgere il proprio lavoro diventa un calvario. Si fa fatica a tenere a mente le cose e a prendere le più banali decisioni.

Quelle appena citate sono le conseguenze più appariscenti della depressione ma non le più invalidanti. La depressione, infatti, esprime tutta la sua dannosità sul lungo termine. Se non trattata, o se si cronicizza, può impedire il raggiungimento di importanti tappe di sviluppo. Quella adolescenziale, per esempio, aumenta la probabilità di abbandono scolastico. La depressione della prima età adulta rende difficile l’autorealizzazione nel lavoro e nelle relazioni affettive, mentre quella in età matura mette a repentaglio le relazioni famigliari.

La psicoterapia della depressione

Il trattamento della depressione, nel nostro approccio, è un percorso svolto in stretta collaborazione con il paziente, in una sorta di lavoro di squadra, e si concentra sui comportamenti, sui pensieri e sui sentimenti peculiari di questo problema. Di seguito, queste tre componenti saranno spiegate separatamente ma, come intuibile, rappresentano un tutt’uno nel percorso psicoterapeutico.

Il senso d’impotenza e gli effetti sul comportamento

Quando si parla di senso d’impotenza si intende la convinzione di non essere in grado o che sia inutile agire su se stessi o sull’ambiente. Tale convinzione può essere stata “appresa” in qualunque momento anche se, molto spesso, risale alla tenera età. Per questo motivo, si definisce anche “senso d’impotenza appreso” o learned helplessness.

Qualsiasi sia il motivo per cui si è stabilito, il senso d’impotenza è il principale responsabile della demotivazione ad agire. In effetti, nessuno lo farebbe se fosse convinto che le proprie azioni non producano alcun risultato apprezzabile.

Prima meta della terapia è ristabilire la percezione di controllo del paziente, obiettivo che si consegue attraverso piccoli e graduali compiti espositivi riguardanti la sua quotidianità. Questa parte della terapia, più “comportamentale”, è centrata sull’incremento delle attività piacevoli e sullo sviluppo di un adeguato sistema di rinforzi contingenti positivi. La riacquisizione di controllo riguarda anche le relazioni interpersonali, sulle quali si agisce trasmettendo abilità assertive. Il senso d’impotenza, infatti, spesso si manifesta anche con la passività o, al contrario, con uno stile aggressivo che tende ad allontanare gli altri. Entrambi questi estremi, non ottenendo gli effetti sperati, sono responsabili del rafforzamento della sensazione d’impotenza.

La triade cognitiva di Beck e i suoi effetti sui pensieri

Lo stile cognitivo è il nostro modo di ragionare: cosa diciamo a noi stessi quando non riusciamo a ottenere risultati in qualcosa? Che cosa ci aspettiamo dal futuro? Cosa pensiamo del nostro passato? Quanti e quali paragoni facciamo fra noi e gli altri? In ogni caso di depressione è presente la triade di Beck, ossia la tendenza a percepire se stessi inadeguati, gli altri freddi e distaccati, e il futuro negativo. Questo triplice modo negativo di ragionare si preserva anche attraverso le distorsioni cognitive e lo stile attribuzionale.

Le distorsioni cognitive sono errori logici che portano, fra l’altro, a generalizzare, ingigantire, catastrofizzare eventi o circostanze. Lo stile attribuzionale, invece, è il modo in cui l’individuo si spiega il perché di ciò che gli accade. Quando gli capita qualcosa di positivo è portato a pensare che sia solo stata fortuna? Quando gli capita qualcosa di negativo, si addossa la responsabilità anche se non è sua?

Su questi aspetti si lavora, sempre in collaborazione con il paziente, allo scopo di sviluppare la capacità di riconoscere e modificare i pensieri automatici negativi e le distorsioni cognitive su di se, sugli altri e sul futuro. Allo stesso tempo, per mezzo delle tecniche di riattribuzione, si lavora sullo stile attribuzionale, in modo da renderlo meno autocolpevolizzante o “esterno”.

Le esperienze negative infantili e i loro effetti sulle emozioni

Nonostante riguardi i pensieri e i comportamenti, la depressione rimane un problema prevalentemente emotivo. Quando si parla di “stile emotivo” si intende il modo in cui si è abituati a sentirsi nei confronti di se stessi e degli altri.

I due aspetti centrali della depressione, da questo punto di vista, riguardano la bassa autostima e il senso di deprivazione emotiva, cioè la convinzione di non essere voluti e amati.

Più in particolare, chi soffre di depressione si percepisce inadeguato, incompetente, non all’altezza degli altri e sente, intorno a sé, poco amore, cure e affetto. O, comunque, meno di quanto avrebbe bisogno.

Il senso di inadeguatezza è, spesso, la conseguenza di un’educazione improntata alla critica e alla colpa, mentre il senso di deprivazione emotiva può essere una conseguenza di uno stile genitoriale distaccato, rigido o aggressivo. Non è raro che coloro che soffrono di depressione abbiano avuto genitori incapaci di fornire quella che Carl Rogers chiamava “accettazione positiva incondizionata”. Erano bambini accettati solo quando facevano o dicevano ciò che i genitori si aspettavano ed erano, invece, colpevolizzati o ignorati quando esprimevano emozioni o pensieri genuini.

In altri casi, invece, hanno avuto genitori che li trascuravano e che non mostravano interesse. In altri ancora, i genitori erano a loro volta depressi e hanno “trasmesso” ai figli il loro stile emotivo e cognitivo. Molto spesso, quindi, le persone che soffrono di depressione hanno vissuto esperienze negative in età infantile, in particolare sul tema dell’accudimento da parte delle figure di riferimento.

L’individuazione delle cause attraverso cui lo stile emotivo del paziente si è stabilito è un processo fondamentale nella psicoterapia della depressione. Le cause primarie del senso d’inadeguatezza e di deprivazione emotiva, infatti, si affrontano con le tecniche esperenziali, attraverso cui il paziente acquisisce un nuovo modo, più protetto e meno doloroso, di entrare in contatto con le emozioni del passato, neutralizzandole pian piano.

Gli obiettivi del trattamento

Il lavoro psicoterapeutico è svolto, quindi, su numerosi fronti; è un lavoro “di squadra” fra terapeuta e paziente sui piani comportamentale, cognitivo ed emotivo. A livello comportamentale, l’obiettivo principale è riattivare la motivazione e l’abitudine ad affrontare le piccole sfide quotidiane con un rinnovato senso di controllo. A livello cognitivo, l’obiettivo è sviluppare un modo più flessibile e razionale di ragionare su se stessi, sugli altri e sul futuro. A livello emotivo, lo scopo è l’apprendimento di strategie funzionali di regolazione del senso d’inadeguatezza, di colpa e di deprivazione emotiva, soprattutto qualora tali sentimenti si manifestassero nelle relazioni del presente, per esempio con il partner o i famigliari.

La psicoterapia della depressione si propone di favorire la consapevolezza del paziente riguardo i propri stati mentali, sia positivi sia negativi, e di aiutarlo a sviluppare un nuovo modo di relazionarsi con la propria esperienza interna.

Requisito fondamentale è lo sviluppo della flessibilità psicologica, intesa come la capacità di prendere le distanze e valutare in modo libero e consapevole i propri pensieri e sentimenti, attribuendo loro, nonostante tutto, un significato relativo. Ogni pensiero, ogni emozione, per quanto dolorosi, hanno una durata limitata. Sono eventi che possono avere una fine perché hanno avuto un inizio.

Laddove tali obiettivi siano raggiunti, il cambiamento ha un riflesso diretto sull’autonomia: cresce l’indipendenza e la sicurezza nelle proprie opinioni; la capacità di valutare se stessi in base a standard personali e di resistere alle pressioni sociali. Migliora il senso di competenza nel gestire la vita quotidiana, di efficacia sull’ambiente e la motivazione a fare nuove esperienze. Cresce la considerazione positiva di sé e l’accettazione dei propri limiti.

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