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Tre abitudini contro l’infelicità e l’insoddisfazione

Fatichiamo a riconoscere che il benessere sia un fatto interiore: preferiamo credere che dipenda da condizioni esterne. Ma, in effetti, il modo in cui ti senti è una conseguenza di come lavora la tua mente.

rimedi contro l'infelicità

L’ora della sveglia; come ti alimenti; i vestiti che indossi. Perfino come ti lavi: le parti del corpo che insaponi per prime, quelle che lasci per ultime, il piede con il quale esci dalla doccia.

Ma non solo. Il modo che hai di interpretare ciò che ti accade, di considerare gli altri e te stesso, di immaginarti il futuro e di serbare ricordo del passato. Tutto segue uno schema ripetitivo.

Le abitudini, soprattutto quelle mentali, rendono il mondo prevedibile. Hanno un invisibile potere tranquillizzante. Ecco perché fatichiamo tanto a cambiarle.

Nonostante la felicità sia, senza dubbio, un fatto interiore, preferiamo credere che dipenda da condizioni esterne. Eppure, gli innumerevoli annunci di suicidi, di ricoveri per tossicodipendenza e depressione di personaggi pubblici osannati dalle folle sembrerebbero indicare l’evidenza opposta: che condizioni oggettive di benessere non garantiscano per nulla la felicità. A patto che con questo termine non si intenda, ingenuamente, il potere e le possibilità figlie del denaro e del successo.

Gandhi, politico e filosofo indiano, ispiratore di grandi rivoluzionari come Martin Luther King e Nelson Mandela, lo aveva capito alla perfezione ed era solito dire: “Mantieni i tuoi pensieri positivi, perché i tuoi pensieri diventano parole. Mantieni le tue parole positive, perché le tue parole diventano comportamenti. Mantieni i tuoi comportamenti positivi, perché i tuoi comportamenti diventano abitudini. Mantieni le tue abitudini positive, perché le tue abitudini diventano valori. Mantieni i tuoi valori positivi, perché i tuoi valori diventano il tuo destino”.

Ecco, allora, tre abitudini mentali “positive” contro ciò che, davvero, può rovinarti la vita. Non la mancanza di denaro e di successo, non le incomprensioni o il biasimo altrui. Ma la demoralizzazione, la tristezza, il senso d’inferiorità, la scarsa fiducia in te stesso, la frustrazione, la rabbia.

1. Impara a dubitare di ciò che sai

Dentro la tua mente c’è una sorta di racconto secondo il quale sei apprezzabile e amabile. O che ti induce a considerarti inadeguato, immeritevole d’affetto, ad aspettarti critiche, inganni, manipolazioni.

Che sia di un tipo o dell’altro, il modo che hai d’intendere la realtà è il risultato delle esperienze precoci che hai fatto e di come le hai vissute. Ti condiziona nelle azioni e nei pensieri.

Hai una mente affollata di informazioni, ecco perché sai rispondere alle domande: “Quante zampe hanno i gatti?”; “In quale continente si trova New York?”; “Di quale impero era a capo Nerone?”. Ma anche di giudizi: “Io sono generoso”; “Le persone non sono buone”; “Impegnarsi non ha senso”; “La vita è preziosa”.

Chiedi di Titanic, la pellicola interpretata da Leonardo Di Caprio. Alcuni te lo descriveranno come un capolavoro, altri come un polpettone strappalacrime. Tutti saranno certi dell’esattezza delle loro opinioni a tal punto da ritenerle vere, tanto quanto è vero che Titanic è un film.

Spesso, nell’incapacità di riconoscere la differenza fra giudizi e informazioni, finiamo per confondere gli uni con le altre.

Di fatto, emettere giudizi è inevitabile. Ma puoi imparare a dar loro il giusto peso, divenendo consapevole che sono, appunto, valutazioni; che male e bene, buono e cattivo, sono solo categorie, etichette che utilizziamo per quantificare la desiderabilità delle esperienze.

Se la specie umana si dissolvesse, sparirebbero all’istante anch’esse. Sarebbe evidente, allora, che cos’è davvero quello che chiamiamo maltempo: acqua che cade dal cielo.

2. Impara a vivere il presente

La mente umana detesta l’inattività. Immagini, dialoghi interiori, sensazioni somatiche, emozioni e sentimenti sono il suo pane quotidiano. Sapendo che indietro nel tempo vi sono sbagli che non dovresti ripetere e che, nel domani, potrebbero essere in agguato imprevisti spiacevoli, ti induce a rivangare il passato, a rimuginare sul futuro.

Non è forse vero che, spesso, ti perdi dietro ai pensieri di ciò che ti manca per essere felice, in pace con te stesso? Che in altri momenti sprofondi nel rimpianto per aver commesso errori e in altri ancora vivi in attesa del momento in cui, finalmente, risolverai questo o quell’intoppo, conseguirai questo o quel risultato?

Così, lavori non vedendo l’ora di tornare a casa per rilassarti, mangi senza assaporare il cibo, trascorri serate con gli amici angosciato dagli impegni del giorno dopo, giochi con i figli con l’occhio fisso sull’orologio. Distolto dal “qui e ora”, stai tutto il tempo ad ascoltare la tua mente. Ed è proprio questo, il problema.

Ebbene, non c’è modo di spegnere la mente ma, per fortuna, non è necessario farlo. Sempre ammesso che tu sia disposto a servirti di due preziosi strumenti di cui già disponi e che, forse, sottovaluti. Il primo è la concentrazione, cioè la capacità di prestare attenzione. Il secondo sono i sensi. Proprio così: l’udito, la vista, il tatto, l’olfatto e il gusto.

Riflettici: davanti a un film, immedesimandoti nelle vicende dei personaggi, per un paio d’ore la tua mente smette di dirti chi sei, di tormentarti con i torti di cui sei stato vittima, di sottoporti l’eventualità di guai futuri. Ti lascia esistere. Osserva, invece di pensare; trae piacere, invece di giudicare. Ecco cosa accade quando ti lasci coinvolgere. Ti liberi.

Puoi esercitare questo modo d’essere nella vita quotidiana. Mentre cucini, per esempio. Invece di lasciarti distrarre da inutili pensieri, concentrati. Stai tagliando in due un pomodoro? Osserva il colore rosso intenso della sua superficie, toccala, senti con le dita quanto è levigata. Assaggiane un pezzetto, nota la complessità dei sapori che ti si sprigionano in bocca. Fermati e concedi tempo a questa esperienza. Non sarà la fine del mondo se, per qualche minuto, ti godi la realtà.

Sei alla cassa di un ristorante, in attesa di pagare? Lascia andare l’urgenza di uscire dal locale, la fretta di tornare all’auto: presta attenzione al tessuto degli abiti di chi ti sta attorno, agli odori del locale, al borbottio dei clienti che si attardano ai tavoli. Nota la ricchezza, la varietà di stimoli che i tuoi sensi sono in grado di cogliere. Arrabbiarti o spazientirti per dieci minuti d’attesa non velocizzerà la coda, ti manderà solo di traverso la cena.

In questo stato di grazia, la vita smette di essere un problema da risolvere e diventa qualcosa da vivere.

3. Impara ad agire secondo i consigli del tuo “io” saggio

I bambini obbediscono ai genitori per ottenere lodi. Gli adolescenti assecondano i coetanei per non essere esclusi. Gli adulti, infine, rispettano i dettami della società per sentirsi realizzati.

Le opinioni degli altri contano: è difficile, se non impossibile, esserne immuni. E, in una certa misura, è un bene. Uno studente universitario indifferente alle critiche, per esempio, potrebbe non comprendere che la bocciatura del professore è segno che occorre impegnarsi di più.

Ma se approvazione e consenso diventano i tuoi principali fini, perdi di vista i tuoi ideali, le tue passioni, ciò che reputi importante a prescindere dal parere altrui.

Non è facile essere se stessi. Ma “qualcuno” può venirti in soccorso: è il tuo “io” saggio. Vuoi conoscerlo?

Trova un luogo tranquillo, siediti e chiudi gli occhi. Formati l’immagine più vivida possibile di un anziano sereno, felice della vita che ha vissuto. Che, nonostante gli inevitabili errori, è riuscito a compiere le scelte giuste. Fai in modo che il suo viso abbia le tue sembianze.

Chiedigli dove ha vissuto, di quali persone si è circondato e quali ha tenuto a distanza, come ha impiegato il proprio tempo, quali sentimenti e pensieri ha coltivato. Si è sposato, ha avuto figli o ha preferito vivere libero da legami? Che professione ha intrapreso? Ha praticato sport? Coltivato il suo lato spirituale? Ha saputo apprezzare certi piaceri e, se sì, quali?

Ogni domanda che gli porrai è importante, nessuna sua risposta è giusta o sbagliata. Quell’anziano, semplicemente, sa cosa è meglio per te, perché è te. Poco alla volta, puoi diventare lui, se vuoi. Cominciando ad agire secondo quanto ti ha indicato.

Forse, compiendo le sue stesse scelte ti attireresti biasimo, costernazione. O saresti deriso. Magari deluderesti qualcuno a cui tieni o non saresti capito. Eventualità spiacevoli, certo.

Ma c’è ben di peggio che la disapprovazione di chi ti sta attorno: la percezione che la tua vita abbia perso direzione, o che ne abbia imboccata una che non senti adatta a te.

Un cambiamento del genere ti sembra inattuabile? Sappi che a crederlo non sei tu, ma la parte di te convinta che ogni novità sia inutile, quando non pericolosa. Che ti induce a prediligere la sicurezza delle vecchie abitudini piuttosto che l’ignoto, che prova a convincerti che il vero problema sia che non hai ancora riscosso abbastanza successo e approvazione.

Stai pensando che il cambiamento, pur provvidenziale, arriverebbe ormai troppo tardi? Confucio, filosofo dell’antica Cina, era solito dire: “Il miglior momento per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo miglior momento è adesso”.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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