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La Depressione: tutto quello che devi sapere sul male più diffuso

La depressione è uno stato che comprende sia sintomi fisiologici, sia psicologici, e produce una sensazione pervasiva e continua di stanchezza, disperazione, sfiducia.

depressione, che cos'è

Si conoscono sempre meglio i motivi per cui la depressione si sviluppa, i meccanismi attraverso cui si cronicizza, le strategie terapeutiche per curarla. Eppure, i media ne parlano pochissimo e chi ne soffre, spesso, finisce per nasconderlo, sentendosi solo nell’affrontare un problema in cui il senso di solitudine gioca un ruolo già in partenza decisivo.

E i numeri della depressione sono impressionanti. Si stima che colpisca 350 milioni di persone nel mondo, 32 milioni solo in Europa, di cui 22, cioè la maggioranza, donne. In circa un terzo dei casi si presenta una sola volta, ma spesso gli episodi depressivi sono ricorrenti oppure si cronicizzano nella cosiddetta Distimia.

Il nostro Paese è in linea con gli altri stati europei. Secondo l’European Study of the Epidemiology of Mental Disorders (ESEMeD) in Italia ogni anno circa 5 milioni di persone hanno un episodio depressivo della durata di almeno 2 settimane. In assoluto, la prevalenza della Depressione Maggiore e della Distimia è dell’11%: ciò significa che più di 10 persone su 100 soffrono, o hanno sofferto, dei sintomi della depressione. E fra i più piccoli le cose non vanno molto meglio. Il 2% dei bambini e il 4% dei ragazzi hanno avuto almeno un episodio depressivo.

Nonostante questi numeri, tuttavia, sono pochi coloro che ricevono una diagnosi precisa e, ancor meno, un trattamento adeguato. Si stima che solo il 40% di chi soffre di depressione entri in contatto con operatori sanitari; ciò significa che la maggior parte non si cura in alcun modo. Fra chi lo fa, invece, solo l’8-16% si affida a uno specialista della salute mentale. Quindi moltissimi di coloro che chiedono aiuto ricevono cure da personale sanitario non specializzato in disturbi psicologici.

infografica sulla depressione
i numeri della depressione in italia

In definitiva, su 100 malati di depressione, solo 10 seguono un trattamento mirato, da un punto di vista farmacologico e psicoterapeutico. Da questo dato si evince che ancora oggi i mezzi a disposizione per trattare con efficacia questo problema, seppure presenti, spesso non vengono utilizzati.

Depressione e tristezza sono due cose diverse

Intesa in senso clinico, occorre innanzitutto chiarire che la depressione è qualcosa di molto diverso dalla tristezza o dalla demoralizzazione. Questi stati d'animo, infatti, nel caso in cui insorgano a seguito di eventi negativi, sono da considerarsi normali e inevitabili esperienze umane. Possedendo le risorse per farvi fronte, dopo un fisiologico periodo di sconforto, la tristezza scompare da sé.

La depressione, invece, è un disturbo che coinvolge l'umore, i pensieri e i comportamenti dell’individuo e la sua diagnosi richiede sintomi ben precisi che, se non adeguatamente trattati, finiscono per limitare in profondità la capacità di vivere nel contesto familiare, in quello lavorativo e sociale.

Non sempre la Depressione ha un'origine definita. Anzi, la sua insorgenza è dovuta quasi sempre al sommarsi di vari fattori. A quelli biologici o genetici si aggiungono quelli famigliari e sociali a cui, la ricerca moderna, assegna sempre maggior peso.

Depressione psicogena e depressione endogena

Considerando i fattori di rischio, esistono due tipi di depressione, quella psicogena e quella endogena e ogni terapia, per essere efficace, dovrebbe tenere conto di ciò.

La principale differenza fra la depressione psicogena e quella endogena è che la prima è causata da fattori psicologici e/o psicosociali, la seconda ha basi biologiche. La depressione psicogena è quella che insorge a seguito di uno o più eventi negativi o traumatici: un lutto, una separazione o un divorzio, un licenziamento, il peggioramento delle condizioni affettive, sociali o economiche. Oppure si sviluppa come conseguenza di un accudimento patogeno ricevuto in tenera età. Compito del clinico è proprio individuare l’eventuale presenza dei fattori scatenanti. Quando nessun evento negativo è rintracciabile c’è, invece, la probabilità che la depressione sia di origine endogena.

Di seguito, vediamo tutte le altre differenze fra depressione psicogena ed endogena.

Nel caso in cui la depressione sia psicogena, il paziente pensa e sente le emozioni in modo diverso rispetto al periodo precedente la malattia, mentre nella depressione endogena il suo modo di essere appare più come una radicalizzazione di tratti presenti da sempre.

La depressione psicogena, inoltre, ha molto spesso un decorso a fasi, con episodi intervallati da periodi di remissione parziale o totale dei sintomi. La depressione endogena, invece, ha un decorso più protratto o addirittura cronico.

La depressione di origine psicogena tende a manifestarsi con sintomi maggiori nel tardo pomeriggio, quella di origine biologica è accompagnata da profonda tristezza, demotivazione e disperazione più nelle ore iniziali della giornata.

Nella depressione psicogena si riesce a mantenere un certo contatto affettivo nei confronti dell’ambiente circostante. In quella endogena si ha, più spesso, la perdita di tale contatto: il paziente sente pochissime emozioni e sentimenti nei confronti di cose, situazioni e persone.

A livello cognitivo, come intuibile, i sintomi della depressione psicogena sono meno gravi di quelli della depressione endogena, in cui non è rara la presenza di pensieri deliranti e una scarsa o assente consapevolezza della propria malattia.

I pazienti con depressione psicogena rispondono bene alla psicoterapia mentre traggono minori benefici dai farmaci e alcuni di loro sono del tutto non respondent. Invece, forse per via delle sue basi biologiche, la depressione endogena tende a rispondere meglio ai farmaci e peggio alla psicoterapia.

L’indissolubile legame fra mente e cervello

Il fatto che la depressione endogena abbia cause biologiche non dovrebbe far pensare che essa non si manifesti anche a livello psicologico. Questi pazienti pensano in modo depresso al pari di coloro che soffrono di depressione psicogena. Allo stesso modo, nella depressione psicogena i pazienti manifestano scompensi nel funzionamento di neurotrasmettitori, fra cui la serotonina, in modo simile a quanto si osserva nella depressione endogena.

In altre parole, la depressione che ha base biologica finirà comunque per avere ripercussioni sulla psiche e quella che ha base psicologica non potrà non avere effetti sul modo in cui il cervello funziona, da un punto di vista chimico ed elettrico.

Geni e famiglia ma non solo. Le Cause della Depressione

Quasi tutte le sindromi depressive sono il risultato dell’influenza di più fattori di cui si riconoscono 3 categorie: i fattori biologici, quelli psicologici e quelli psicosociali.

1 Fattori biologici e genetici. Questa categoria comprende le disfunzioni nella regolazione dei neurotrasmettitori, per esempio della serotonina e della noradrenalina, responsabili della “comunicazione” fra neuroni. In alcuni casi i neuroni non producono abbastanza neurotrasmettitore, in altri non riescono a recuperarlo dagli spazi intersinaptici, nei quali ristagna.

In aggiunta, deficit del sistema endocrino possono produrre squilibri nella concentrazione di ormoni. Varie disfunzioni della tiroide, la ghiandola che fra l’altro produce la tiroxina, sono correlate proprio con i problemi dell’umore.

Già alla fine del secolo scorso alcune ricerche hanno contribuito a far luce sull’influenza dei geni sul funzionamento del cervello e, quindi, sull’origine della depressione. Hammen (1991), per esempio, con i suoi studi sui gemelli mono e dizigotici e sulle adozioni, ha avvalorato la tesi dell’ereditabilità dei disturbi depressivi.

2 Fattori psicologici. I genitori possono rendere vulnerabili i figli allo sviluppo della depressione nel caso in cui il loro accudimento sia improntato alla freddezza o alla scarsa empatia, alla mancanza di protezione o a un’educazione incentrata sulle critiche e sul senso di colpa. Questi genitori forniscono quello che Carl Rogers chiamava “accettazione condizionata”: danno attenzione e riconoscimento ai figli solo quando essi si comportano come loro si aspettano e li fanno sentire soli, inadeguati e in colpa, nel momento in cui esprimono liberamente il comportamento e le emozioni. Questo stile genitoriale può produrre, nel figlio, la tendenza a colpevolizzarsi, a non esprimere se stesso e i propri bisogni e a credere che gli altri non li soddisferanno.

Non è raro, inoltre, che persone depresse abbiano uno o entrambi i genitori, a loro volta, depressi. L’American Psychiatric Association, già nel 2000, indicava che il Disturbo Depressivo Maggiore è fino a 3 volte più frequente tra i famigliari di primo grado di pazienti affetti da questo disturbo, anche se questo dato non è facile da interpretare. Infatti potrebbe darsi che la depressione, attraverso i geni, si manifesti nelle generazioni successive oppure che i genitori depressi “trasmettano” il loro modo di essere, con l’esempio, ai figli.

3 Cause psicosociali. Questa categoria comprende tutte quelle circostanze che, inevitabilmente, peggiorano le condizioni di vita. Fra le più importanti sono da citare la separazione coniugale o i frequenti litigi in ambito domestico; il licenziamento o l’inizio di un nuovo lavoro; la malattia o il decesso di un membro della famiglia; il coinvolgimento in guai giudiziari o in reati.

Nei bambini e nei ragazzi, cause psicosociali di depressione possono essere la disgregazione del nucleo famigliare a seguito di un lutto o della separazione dei genitori, una bocciatura o il cambiamento di classe o di istituto; il trasferimento in un’altra città o il trasloco in un’altra abitazione; le inimicizie con i compagni di scuola o con gli amici, il bullismo o l’esclusione dal gruppo.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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