disturbi d'ansia e ossessivi

I sintomi dell’ansia e i 6 falsi luoghi comuni che circolano su questa emozione

Molti luoghi comuni sull’ansia sono imprecisi o infondati e sono quelli che ti impediscono di assumere, nei confronti di questa emozione, un atteggiamento efficace. Ecco i principali.

ansia, i sintomi

Percezione. Una parola essenziale per comprendere la vera natura di quest’emozione, l’ansia, che non è tanto una reazione al pericolo, quanto all’idea di essere in pericolo.

Come esseri umani ci formiamo convinzioni, molte delle quali irrealistiche perché basate sull’ingigantimento di probabilità, sulla sopravvalutazione di conseguenze, su informazioni parziali, distorte o errate.

Ma poco importa: è nella nostra natura considerare vero tutto ciò che pensiamo. Così, un domatore di leoni può credere di saper tenere a bada un superpredatore di duecento chili ma di non sapersi comportare a un appuntamento, che apparire impacciati sia peggio che essere divorati vivi. E, di conseguenza, sentirsi a proprio agio dentro la gabbia del temibile carnivoro ma andare in panico davanti a una donna, seduto a un tavolo di ristorante.

Tachicardia, fame d’aria, tensione muscolare. I sintomi dell’ansia

Di fronte a ciò che consideriamo pericoloso siamo programmati ad attivarci: è la risposta di attacco-o-fuga, quell’insieme di reazioni psicofisiologiche che chiamiamo con il termine generico “ansia” e che, di seguito, descriveremo in dettaglio.

sintomi cardiovascolari A determinare due tipici sintomi dell’ansia contribuisce l’adrenalina, o epinefrina, ormone prodotto dalla porzione midollare del surrene, che è responsabile della tachicardia e del restringimento dei vasi sanguigni, cioè dell’innalzamento della pressione arteriosa. Invece, all’incremento della gittata cardiaca, grazie alla quale il cuore pompa una maggiore quantità di sangue in circolo, ci pensa il cosiddetto “ormone dello stress”, il cortisolo, prodotto dalle cellule della fascicolata del surrene. Tre sintomi, un unico obiettivo: migliorare l’ossigenazione dei tessuti, in particolare quelli dei muscoli, per mezzo di un’aumentata funzionalità cardiovascolare.

Il cortisolo contribuisce, anche, all’aumento della concentrazione di glucosio nel sangue, accelerando la gluconeogenesi epatica. Mentre si riempie di questa preziosa riserva di zuccheri, e quindi di energia disponibile, il sangue aumenta in coagulazione, e per un buon motivo. Se la risposta di attacco-o-fuga serve a prepararti a fronteggiare i pericoli, il sangue denso renderà meno abbondante un’eventuale emorragia.

Effetti collaterali spiacevoli dell’azione dell’adrenalina e del cortisolo sono le palpitazioni, il cardiopalmo, l’extrasistolia, l’aritmia, il sudore freddo, indotto dalla vasocostrizione periferica e dalla stimolazione delle ghiandole sudoripare, sparse a milioni sulla superficie corporea. E quell’emicrania pulsante che inizia a farsi sentire terminato il picco d’ansia, appena la pressione torna ai livelli di partenza.

Infine, i fastidi addominali e i crampi allo stomaco sono due possibili conseguenze indesiderate dello spostamento di sangue dai visceri verso i muscoli degli arti, deflusso che rende braccia e gambe pronte all’azione.

sintomi respiratori L’ossigeno, il prezioso “cibo” per le cellule, entra nel sangue passando dai polmoni ai bronchi, per mezzo della respirazione. La risposta di attacco-o-fuga, dispendiosa da un punto di vista energetico, ne innalza il fabbisogno. Non stupisce, quindi, che durante un attacco d’ansia le narici e le vie aeree si dilatino e che aumenti la frequenza respiratoria.

L’introduzione eccessiva di ossigeno, quella che si verifica quando respiri a piccoli scatti e con i soli muscoli del torace, oppure a grandi boccate, a pieni polmoni, è detta iperventilazione, che è responsabile, fra l’altro, di quei fastidiosi giramenti di testa.

sintomi muscolari Oltre che coinvolgere l’apparato cardiovascolare e quello respiratorio la risposta d’attacco-o-fuga determina la tensione dei muscoli delle gambe, delle braccia, del collo, della schiena e delle mascelle, utile nel caso tu debba scappare, aggredire, mordere. Se l’idea di azzannare qualcuno o qualcosa per difenderti ti sembra assurda, tieni presente che la risposta di attacco-o-fuga è antica milioni di anni.

Naturalmente anche l’ipertonia muscolare, se prolungata, ha delle ripercussioni: il senso di mollezza e i crampi alle gambe, i dolori cervicali, il torcicollo, i mal di schiena, il bruxismo. Lo sai bene se arrivi a sera con il collo bloccato e “le gambe a pezzi”. O esausto, come se avessi trascorso il pomeriggio a correre la maratona.

Oltre a quelli delle articolazioni, durante gli stati di tensione si mettono all’opera anche i muscoli responsabili dello svuotamento di vescica e intestini. La chiusura degli sfinteri ti garantisce di non disperdere, durante la fuga, tracce biologiche che potenziali predatori potrebbero fiutare e seguire. Vedi quant’è primitiva l’ansia?

sintomi neurologici Quando sei in apprensione la tua mente si fissa su ogni minimo segnale di pericolo. Diventi ipervigile, perfino le pupille degli occhi ti si dilatano. E, infatti, in quei momenti la luce ti dà fastidio, ti sembra troppo intensa.

Con i cinque sensi così acuiti riusciresti ad accorgerti del tintinnio di uno spillo che, a metri di distanza, cade a terra. Tutto serve quando è in gioco la sopravvivenza.

Ma, come sempre, c’è il rovescio della medaglia. Hai presente la derealizzazione, il senso di irrealtà che ti coglie quando vai in panico? E hai notato che, in quei momenti, perdi la capacità di concentrarti, di ascoltare chi ti parla, di memorizzare informazioni? Non sorprenderti, di fronte a una potenziale minaccia la priorità non è imparare, ma scappare.

sintomi fisici dell'ansia
sintomi dell’ansia e della risposta di attacco-o-fuga

I falsi miti sull’ansia, che te la rendono peggiore di quanto non sia

Molti luoghi comuni sull’ansia sono imprecisi quando non del tutto infondati e possono impedirti di assumere, nei confronti di questa emozione, un atteggiamento efficace. Ecco i principali.

luogo comune Solo alcuni provano ansia.

perché è falso C’è chi sfoggia un invidiabile distacco di fronte al giudizio sociale ma ha il terrore di ammalarsi; chi pratica paracadutismo con un coraggio quasi sovrannaturale ma eviterebbe a ogni costo un rimprovero del superiore.

Ognuno esprime l’ansia a modo proprio e in determinate circostanze, ma nessuno ne è immune a prescindere dal sesso, dall’età, dal ceto sociale, dalla cultura di provenienza. Chi ti sembra calmo, spesso, sa solo gestire o mascherare la tensione meglio di te. L’ansia è universale, esiste a ogni latitudine e in ogni tempo e non è nemmeno un’emozione soltanto umana: è comune a tutti i mammiferi.

luogo comune L’ansia è una malattia.

perché è falso Questa convinzione fa il paio con la precedente ed è rinvigorita dal comportamento “medicalizzante” di tanti specialisti, che parificano l’ansia a uno stato morboso e la trattano con i farmaci anche quando non sarebbe opportuno. La conseguenza è l’esplosione del mercato degli ansiolitici che, fra l’altro, “tamponano” i sintomi senza dimostrare un’efficacia risolutiva.

E il motivo è ovvio: l’ansia non è una malattia, è un’emozione che ha funzione adattiva. Come ha fatto sì che, avendo sete, tu sia motivato a bere, la natura ti ha dotato della capacità di entrare in allarme per indurti a stare lontano dai pericoli. Non puoi sperare di eliminare per sempre l’ansia, come di non avere mai più sete.

luogo comune Non saper gestire l’ansia è segno di debolezza.

perché è falso Da un punto di vista biologico l’ansia è un insieme di alterazioni temporanee di tipo neurologico, endocrino, vascolare e muscolare. Se ne perdi il controllo o la provi troppo di frequente è perché adotti strategie inefficaci o controproducenti.

Un esempio? Se credi che l’ansia possa farti comportare in modo impacciato e che ciò possa attirarti una valanga di giudizi negativi, nei momenti di difficoltà ti imporrai di stare calmo cercando di sopprimere ogni minimo sintomo di tensione; dal tremore delle mani alla sudorazione, dal rossore in viso a quello sul collo. Per quanto sia paradossale, però, questa non è la soluzione, ma parte del problema. Pensaci: è possibile restare calmi quando si è convinti che, agitandosi, accadrà il peggio?

luogo comune L’ansia è sintomo di problemi fisici, o può causarli.

perché è falso L’aritmia, l’extrasistolia e il cardiopalmo di un individuo in panico possono somigliare a quelli di un infartuato, ma basta un ECG per coglierne la differenza. Il tracciato elettrocardiografico del primo non assomiglia nemmeno un po’ a quello del secondo.

E l’ansia non può nemmeno provocarlo, l’infarto. Sono l’ipertensione cronica, il fumo, l’obesità, il colesterolo alto e una serie di altri fattori oggettivi e ben noti ad aumentarne il rischio, non certo lo sbalzo di pressione una tantum che accompagna gli attacchi d’ansia, nemmeno se prolungato. L’apprensione non mette sotto sforzo il cuore né i vasi sanguigni che irrorano il cervello più di quanto non faccia una blanda corsetta intorno a casa.

luogo comune L’ansia può far perdere il controllo o fare impazzire.

perché è falsoEro già oltre il panico! Come sarebbe finita se non fossi riuscito a calmarmi, se i sintomi fossero peggiorati?”. Una paura comprensibile. L’attacco d’ansia forte è un’esperienza che può lasciare frastornati. I capogiri, le vampate di caldo e di freddo, le vertigini, la confusione mentale possono comunicarti un senso di perdita di controllo e indurti a pensare di stare per impazzire. Ma le vere e proprie malattie mentali, come la schizofrenia, non sono mai causate dall’ansia e hanno un’eziogenesi diversa.

luogo comune Per sconfiggere l’ansia bisogna sapere come combattere i sintomi.

perché è falso La maggior parte di ciò che facciamo per abbassare l’ansia, purtroppo, non fa altro che peggiorarla, come quando ci imponiamo di rilassarci o di evitare certi pensieri per ritrovarci, un attimo dopo, più tesi ancora.

L’equivoco di fondo è che lo stress debba essere scacciato, l’ansia debellata, le preoccupazioni combattute, come fossero nemici in carne e ossa da abbattere. La verità è che non puoi sconfiggere un’emozione. Credere di poterlo fare ti pone in una condizione tanto paradossale quanto indesiderabile: sei come un soldato che vaga in una giungla, cercando di stanare un pericoloso nemico prima di essere trovato. Non puoi sperare di rilassarti, in una situazione simile.

Vuoi sviluppare un atteggiamento funzionale nei confronti dell’ansia? Allora la soluzione non è opporsi con maggiore energia né perfezionare tecniche più efficaci, ma imparare a non agire. La tranquillità è il risultato di un atteggiamento di non-lotta.

Se questo consiglio ti sembra vago, insensato, irrealizzabile o addirittura ridicolo sappi che lo metti già in pratica da quando sei nato, ogni sera per prendere sonno: lasci che arrivi, senza fare nulla. In fondo sai bene cosa accadrebbe se ti sforzassi di dormire...

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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