stress & tecniche di rilassamento

Ansia, tensione e preoccupazioni non ti lasciano mai? Ecco perché

cinque cause dell'ansia cronica

In un’epoca in cui la qualità delle persone si misura in base ai successi raggiunti, la sete d’approvazione è un valore e il tempo una merce da vendere o comprare, poco o nessuno spazio è lasciato al silenzio, alla lentezza, all’inattività, alla solitudine.

Scadenze, obblighi, impegni. Fretta di vedere, di fare, di ottenere. L’inquietudine è il sintomo più evidente dell’atteggiamento collettivo del quale siamo tutti portatori, ciascuno nella propria individualità; è la naturale conseguenza di un modo convulso e insoddisfatto di intendere l’esistenza.

Ma questa nostra condizione è stata solo esasperata, non generata, dall’era moderna. In fondo l’essere umano è teso per natura. Il bisogno di sentirci realizzarci, accettati, amati, al sicuro e protetti ci induce a temere di fallire, di essere rifiutati, abbandonati, di perdere le nostre certezze.

Sapere di essere precari in un mondo a tratti imprevedibile frustra il nostro ossessivo bisogno di controllo, inducendoci a immaginare il futuro con preoccupazione, a vivere più del necessario in quello stato mentale che chiamiamo ansia.

I cinque motivi per cui sei sempre preoccupato e non riesci a rilassarti

L’ansia è un’emozione universale. Ciascuno la sente a modo proprio e in differenti circostanze, ma nessuno ne è immune. E non è una malattia, anzi, ha funzione adattiva. Serve alla sopravvivenza, a farti accorgere dei potenziali pericoli che ti circondano.

Ti stai chiedendo perché, allora, sei sempre teso e ti preoccupi per ogni minima sciocchezza, anche quando non ce ne sarebbe bisogno? Ecco cinque possibili motivi.

1 In fondo, hai una pessima considerazione della tranquillità. Se sei capitato su questa pagina, forse, è perché hai provato diverse tecniche contro l’ansia senza mai trarne reale giovamento. Non erano quelle giuste? Non le hai applicate nel modo corretto?

Sono due buone domande ma, forse, la vera questione è un’altra. Vuoi davvero rilassarti e sgombrare la mente dai pensieri? La risposta non è ovvia come sembra. Di sicuro vorresti smettere di soffrire d’insonnia, di essere costantemente teso, di avere attacchi di panico. Forse, però, senza esserne consapevole hai un atteggiamento ambiguo nei confronti delle preoccupazioni e dell’ansia stessa.

Immagina di trovarti su un aereo, diretto verso una paradisiaca isola tropicale. Hai scelto apposta la meta più sperduta, per staccare da tutto e tutti: due settimane di completo relax, senza copertura telefonica, né internet. Puntuale come il destino, però, appena atterrato un pensiero ti assale. “Ho chiuso i rubinetti del gas, prima di uscire di casa?”. In fondo sai che, questa, potrebbe essere una delle tue solite paure ingiustificate. Ma, più ci pensi, meno ne sei sicuro. Ti sforzi di rivivere ogni gesto compiuto da quando, quella mattina, hai fatto colazione, ma non riesci a focalizzare l’esatto momento in cui hai chiuso il gas. Ormai sulle spine, non puoi fare a meno di immaginarti le stanze dell’appartamento che, una a una, si saturano di quell’inconfondibile odore amarognolo. L’odore del disastro.

Ok, se anche ho scordato aperti i rubinetti del gas, a questo punto non posso più fare niente per evitare il peggio. Tanto vale godermi la vacanza. Al ritorno, vedremo”. Sapresti dirtelo? O ti sembrerebbe un atteggiamento sconsiderato, superficiale, incosciente, impraticabile? Riusciresti davvero a rilassarti o passeresti, invece, due settimane di tensione?

Sebbene sognino la pace e la tranquillità, spesso gli ansiosi cronici sono convinti che preoccuparsi sia il modo giusto per prepararsi agli imprevisti o per risolverli. E che sarebbe impossibile o irresponsabile non farlo. Vorrebbero liberarsi dei sintomi dell’ansia ma non sono disposti a mettere in discussione questo atteggiamento, che ne è la causa. Rimuginare, per loro, è un esercizio di controllo; almeno un po’, così, possono pensare di stare facendo qualcosa di utile, sentirsi protetti.

Non smetterai di essere ansioso se non sei disposto ad accettare che non hai tutto il controllo che vorresti e che, a volte, non c’è niente che tu possa o debba fare.

2 Gestisci la tensione come se stessi praticando un esercizio fisico. L’ansia si esprime, innanzitutto, sul corpo. Con la sudorazione, il rossore in viso e sul collo, la bocca secca, la mollezza delle gambe, le vampate di caldo e di freddo.

Per comprendere il grado d’inefficacia delle azioni che, talvolta, intraprendi per rilassarti, considera l’esempio del tremore alle mani, altro tipico segno d’ansia. Cercando di tenerle ferme o stringendole per impedire che tremino, ti indurrai per forza tensione muscolare aggiuntiva, che già in partenza era responsabile del tremore. E, così, il sintomo peggiora.

La convinzione che si possa ottenere la calma “facendo qualcosa” è tanto diffusa quanto errata. Tutti gli sforzi attivi sono tensivi per definizione, anche quelli finalizzati a combattere la tensione.

L’attivazione psicofisica è ottima quando pratichi sport, ma deleteria per rilassarti. La calma non è frutto di una performance; è il risultato di un atteggiamento di non-lotta. Se vuoi smettere di essere teso non devi scoprire l’ennesimo trucco efficace, ma imparare a non agire.

Pensa a quando sei a letto e cerchi in ogni modo di dormire. Ci riesci? Addormentarsi presuppone la capacità di lasciarsi andare a una progressiva “disattivazione nervosa”, il contrario dello sforzo attivo. Come per dormire, per tranquillizzarsi occorre abbandonarsi.

3 Ignori o sottovaluti l’importanza del presente. La mente umana è una “fabbrica” di pensieri, di dialoghi interiori, di immagini. Ne produce a getto continuo. Per propria natura è portata a concentrarsi sul passato, sui ricordi. E sul futuro, su paure, desideri e aspettative: per far sì che tu non ripeta errori già commessi, perché gli imprevisti di domani non ti colgano alla sprovvista.

Se sei un ansioso cronico è probabile che tu sia dominato da preoccupazioni. Forse la paura di restare senza lavoro o di ammalarti non ti dà pace; ogni volta che i tuoi figli escono con gli amici ti aggiri per casa angosciato dall’idea che possa capitare loro qualcosa; i risparmi che accumuli non ti sembrano mai sufficienti per sentirti al sicuro; convivi da sempre con la deprimente prospettiva che, un giorno, perderai i genitori, tuo marito o tua moglie.

Di certo il tuo corpo è nel “qui e ora”, ma puoi dire lo stesso della tua mente? Quanto tempo trascorri del tutto presente? Forse vivi aspettando il momento in cui risolverai questo o quell’intoppo, desiderando di conseguire questo o quel risultato. Ma il giorno in cui puoi smettere di preoccuparti, avrai notato, non è mai oggi. Risolvi i problemi che ti angustiano e altri, subito, li sostituiscono. E, di nuovo, credendo di non poterti rilassare se non dopo averli affrontati, ti ritrovi a vivere nella solita, impaziente attesa di un domani sereno che non arriverà.

Forse, senza volerlo, ti sei abituato a considerare il presente una sorta di “intralcio”, un ostacolo che ti separa dalla tanto agognata tranquillità. Distratto, vivi come un sonnambulo: mangi senza gustarti il sapore del cibo, parli con gli amici ma non ti lasci davvero coinvolgere dalle conversazioni, giochi con i tuoi figli essendo altrove. Le poche, meritate ferie, le passi rimuginando sugli impegni che dovrai sbrigare al ritorno. E così ti perdi il presente, l’ansiolitico più potente in assoluto.

4 Senza accorgertene, ti induci ansia pretendendo da te stesso calma e sicurezza. “Le persone forti non si agitano”; “Chi è sicuro di sé, sa dominarsi”; “Perdere il controllo è segno di debolezza”. Per te, queste, sono verità indiscutibili, regole sacre?

Immagina di camminare per strada e di essere affiancato da un losco individuo che, da dietro, ti sussurra all’orecchio: “Continua a camminare e non voltarti. Resta calmo, altrimenti ti sparo”. Quello sconosciuto ha sul serio una pistola? E ti ucciderebbe, se ti vedesse agitarti? Non puoi saperlo, ma se lo dai per certo rischierai proprio che ti colga il panico, che lui se ne accorga e ti spari.

Se sei convinto che l’ansia sia un’emozione deprecabile, una calamita per i giudizi negativi altrui, ti ritroverai a vestire i panni di quel losco individuo, imponendoti di restare calmo: “Non agitarti, non commettere errori, sii adeguato o gli altri penseranno male di te. E non potrai sopportarlo”. Sotto il tiro di una simile minaccia, è difficile non perdere la testa.

Chi ti vedrà agitato, ti giudicherà? Commettere errori, per te, sarà fatale? Che sia vero o falso, non importa. Se vuoi rilassarti impara a dubitare delle tue certezze, a non dare loro peso.

5 La tua vita è un continuo tentativo di non provare ansia. L’ansia può renderti insicuro, farti arrossire, sudare in pubblico o esprimersi con tale intensità da indurti a credere che sia pericolosa: che ti possa far perdere i sensi e svenire, o peggio. Che quell’oppressione al petto e il cardiopalmo segnalino un infarto imminente; che la fame d’aria e il respiro corto siano un principio di soffocamento; che la confusione mentale e le vertigini sfoceranno in un ictus.

Allora non è difficile comprendere perché tu faccia il possibile per reprimere i sintomi, impedire che si manifestino. Assumendo psicofarmaci, per esempio. Ma, soprattutto, tenendoti alla larga dalle circostanze che potrebbero scatenarli.

Se la tensione ti fa tremare o balbettare, per esempio, magari ti sei abituato a evitare quelle situazioni in cui saresti chiamato a parlare, a interagire con persone dell’altro sesso o con sconosciuti. E ora, avendo perso importanti opportunità relazionali o di carriera, ti biasimi.

Se hai avuto attacchi di panico in luoghi pubblici potresti aver smesso di frequentare bar, ristoranti, locali, concerti. Sentendoti escluso, solo, murato dietro sbarre invisibili dalle quali non vedi modo di uscire, mentre i tuoi amici socializzano con fastidiosa naturalezza.

E, oltretutto, l’ansia non se n’è andata. Nonostante le privazioni autoimposte passi il tempo ad aspettarti un nuovo attacco di panico, a controllare di non avere sintomi sospetti, a rimuginare sul domani. E tornare a quello che eri prima ti sembra ormai un’eventualità remota.

Pensaci. Cosa ha contribuito, di più, a peggiorarti la vita? Le tue paure o il modo in cui le hai affrontate? Quanto, il fatto stesso di cercare di evitare l’ansia, ti sta allontanando da ciò che per te è importante?

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