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Attacchi di panico. Se ritornano è per queste ragioni

Possono essere improvvisi e arrivare senza motivi apparenti, con sintomi che si susseguono come onde di una marea e che, in pochi istanti, ti invadono. Eppure, capire il come e il perché degli attacco di panico è possibile.

panico, cause e rimedi

A cena con un gruppetto di care amiche, una donna sta trascorrendo una piacevole serata. Fino a che, d’un tratto, ecco che si ripresenta, come un parente antipatico che bussa alla porta.

Inizia con la fastidiosa sensazione che ci sia un martello che sta battendo dentro il torace. Poi lo sbandamento e le vertigini. La testa che diventa “leggera” e che si annebbia, come da ubriachi. E il respiro che si fa affannoso, l’aria che sembra mancare.

Forse, anche tu hai attacchi di panico simili a questo. O, magari i tuoi si manifestano con sintomi diversi e in altre situazioni. Il panico è un’esperienza soggettiva che ciascuno fa a modo proprio.

Ma è sempre sgradevole. Sebbene duri qualche secondo, una manciata di minuti al massimo, è come se si protraesse all’infinito. Si sa, in talune circostanze il tempo sembra fermarsi.

Anatomia di un attacco di panico

Può essere improvviso e arrivare senza apparenti ragioni, con sintomi che si susseguono come onde di una marea e che in pochi istanti ti invadono. Eppure, capire il come e il perché di un attacco di panico, è possibile. Immagina di essere il protagonista della storia precedente.

Fino all’ultimo hai pensato di inventarti una scusa e disertare la cena: da qualche settimana non hai più attacchi di panico e non vorresti che te ne capitasse uno proprio in un luogo affollato.

Alla fine, però, pur di non privarti della compagnia degli amici hai accettato l’invito.

Per un po’ la serata scorre liscia, tanto da farti scordare le ragioni per le quali eri tentato di sottrarti. Quant’è rassicurante la presenza di persone conosciute da una vita!

Ma nemmeno a farlo apposta, fra una risata e l’altra, mentre stai gustando la cena e conversando spensierato iniziano le palpitazioni. Questa è la scintilla a monte della catena di eventi che, da lì a poco, sfoceranno nell’attacco di panico e si può considerare l’innesco.

L’improvvisa tachicardia: a cosa è dovuta? Le risposte possibili sono tante.

Magari, banalmente, in una serata come questa il tuo sistema nervoso è più attivo del solito.

Forse, senza che te ne accorgessi, ti sono passati per la mente pensieri apprensivi, per esempio di poter star male davanti agli amici. “Che idea si farebbero?”.

Oppure, la tachicardia è parte di una reazione condizionata. Possibilità verosimile soprattutto se, in passato, hai avuto attacchi di panico in un ristorante, in un bar, in un centro commerciale o in altri luoghi pubblici simili a quello nel quale ti trovi ora.

Seppure interessante, comunque, la causa del sintomo non è essenziale. Ciò che importa è il significato che gli attribuisci: ti fa sentire in pericolo.

Hai mai sentito parlare di risposta d’attacco-o-fuga? Ebbene, è quell’insieme di reazioni psicofisiche dovute alla brusca attivazione del Sistema Nervoso Simpatico e generate dalla percezione di essere di fronte a un pericolo.

La risposta d’attacco-o-fuga ha lo scopo di prepararti: il respiro si fa rapido così che, attraverso i polmoni e i bronchi, il sangue riceva più ossigeno. Il battito cardiaco accelera per incrementare la prestanza dei muscoli i quali, intanto, si tendono perché tu possa dartela a gambe o combattere con prontezza.

La parola chiave per comprendere la risposta d’attacco-o-fuga è “percezione”. Non serve che la minaccia sia tangibile, né che sia reale; basta che tu la ritenga tale e il corpo si attiverà.

Torniamo alla cena. L’improvviso batticuore potrebbe farti pensare: “Sto per avere un attacco di panico!”; un’interpretazione, questa, che contiene una minaccia, un pericolo.

Ed ecco che, come se dall’ingresso del ristorante comparisse un grosso leone, vai in allerta: il cuore inizia a battere in modo veloce e irregolare, la respirazione diventa affannosa, la mente si riempie d’immagini di pericolo e la lucidità ti abbandona...

Sintomi innocui che, tuttavia, preoccupato come sei potrebbero farti credere il peggio: “Sto perdendo il controllo! Cadrò a terra sotto lo sguardo dell’intera sala!”.

Questa interpretazione, comprensibile e peraltro tipica di chi soffre d’attacchi di panico, non può che acutizzare l’ansia: è la cosiddetta paura della paura, che si autoalimenta. “Questi sintomi sono sempre più forti, non riesco a fermarli!”.

Vorresti alzarti e allontanarti ma non ti azzardi a farlo per paura di cadere o, peggio, di svenire. Cerchi di recuperare un briciolo di controllo, di placare il cardiopalmo e conservare l’equilibrio. Il fatto di scoprire di non farcela non aiuta a tranquillizzarti.

Ti viene istintivo inspirare ed espirare con profonde boccate anche se, così facendo, ti induci una dannosa iperventilazione, che alimenta l’attacco di panico come benzina sul fuoco.

Sei nel bel mezzo di un circolo vizioso: considerando i sintomi pericolosi, li acutizzi. Questi ultimi, peggiorando, ti rafforzano la convinzione che qualcosa di terribile stia per accadere. Risultato: il panico. Lo schema seguente riassume quanto fin qui detto.

circolo vizioso panico
schema completo del circolo vizioso di un attacco di panico

Dopo l’attacco di panico: la sensazione che ne stiano per arrivare altri

Evitando che gli amici notassero alcunché, con le mani strette ai bordi del tavolo sei riuscito a tenere duro, mentre l’intera sala sembrava ruotarti attorno. E, alla fine, dopo istanti lunghi come ore il peggio è passato, lasciandoti in quello strano stato d’animo che ormai conosci così bene: spossato e svuotato come se, dentro di te, qualcuno avesse abbassato una fila d’interruttori.

Di nuovo a casa, non sai cosa aspettarti. Magari un attacco di panico notturno… Invece, la notte trascorre serena.

La mattina seguente ti sembra di sentirti in forze. Ti lavi, fai colazione, ti prepari per andare al lavoro, come al solito. Ma hai ancora impresso davanti agli occhi l’incubo vissuto poche ore prima. Tuo malgrado finisci invischiato in cupe profezie: “E se oggi mi venisse il panico proprio davanti ai colleghi?”. Fra l’altro, in azienda non è un buon periodo. Intoppi a non finire e organico sottodimensionato. Stress.

Le avvisaglie dell’attacco sono rapidissime, durano pochi attimi. Come potresti fermalo? E se, questa volta, arrivasse come un terremoto, tanto da rendere necessario trasportarti in ospedale?

Di attacco di panico non si muore, hai letto. Ma non sei più nemmeno sicuro che si tratti di questo. “Non saranno i segni premonitori di un infarto o di un ictus?”. Queste preoccupazioni ti accompagnano lungo il tragitto verso il lavoro e ti seguono fin dentro l’ufficio.

Lo sai: tutto comincia con le palpitazioni. Il martellare del cuore nel petto, nello stomaco, in gola è il segnale dei guai in arrivo. Come una belva pericolosa che deve essere tenuta calma, allora, seduto alla scrivania cerchi di fare in modo che il cuore non ricominci a scalciare.

Eviti di farti prendere dall’ansia di sbrigare le incombenze accumulate sulla scrivania.

Abbassi la temperatura della stanza, restando in camicia. Il caldo, hai notato, non aiuta.

Salti la pausa caffè: la caffeina è controindicata.

Addirittura schivi i colleghi irritanti.

E, intanto, come una sentinella, “sorvegli” il battito del cuore.

In pausa pranzo fai in modo di essere solo. Non vorresti trovarti in difficoltà in mezzo a estranei. In mensa, dal menù escludi qualsiasi cibo speziato o salato. Non si sa mai.

Il pomeriggio trascorre sullo stesso, irrequieto tono. La guardia resta alta. Ti accorgi di sentire una strana tensione. Forse è per via della snervante attesa del prossimo attacco di panico.

Ma se, invece, fosse il segno che l’attacco è già in agguato, pronto a colpire quando meno te lo aspetti? Ti senti come qualcuno perso in un bosco che, mentre si aspetta l’improvvisa aggressione di un branco di lupi, scambia il suono del vento per ululati…

Sospetti che rimuginare e fissarti su ogni minimo sintomo fisico contribuisca ad agitarti e a tenerti sulle spine. Ma non riesci a smettere di farlo.

La sera, disteso sul divano, ti sembra di essere scampato a una giornata in trincea. E, ancora, hai la sensazione che il panico sia dietro l’angolo...

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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