cibo & disturbi alimentari

Sfoghi l’ansia, la rabbia o la noia con il cibo? Scopri il perché

Il sovrappeso e l’obesità, nella maggior parte dei casi, sono la conseguenza della sedentarietà e di cattive abitudine alimentari. Per esempio quella di sfogare le emozioni con il cibo.

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Nevicate abbondanti, lunghi periodi di siccità, improvvise migrazioni degli animali da branco. Chissà in quali e quante carestie devono essersi trovati i nostri antichi progenitori che, per centinaia di migliaia di anni, hanno vissuto da raccoglitori, nutrendosi di frutti spontanei e di verdure selvatiche. E da cacciatori.

Ma la fame aguzza l’ingegno e così, all’incirca 10.000 anni fa, in diverse parti del mondo si sono sviluppati l’allevamento del bestiame e l’agricoltura, invenzioni grazie alle quali, da allora, abbiamo potuto disporre di frutta, di verdura e di carne senza più dover confidare nella clemenza della natura, né girovagare inseguendo gli spostamenti delle prede.

Ormai liberi dalla perenne ansia della mancanza di provviste, abbiamo potuto dedicarci al progresso tecnologico e impiantare insediamenti stabili dai quali sono nate, più tardi, le moderne città. Ma, soprattutto, riprodurci a un ritmo vertiginoso. Da qualche milione, siamo diventati 8 miliardi.

antichi cacciatori raccoglitori
illustrazione ottocentesca di un gruppo di antichi cacciatori-raccoglitori

L’abbondanza di cibo di cui oggi disponiamo è, almeno nella nostra parte di mondo, immensa. Gli scaffali dei supermercati tracimano di frutta, verdura, carne, pesce. Di alimenti inscatolati, surgelati, precotti, freschi, importati dai cinque continenti.

Non sorprende che la principale “malattia del benessere” dei nostri tempi sia l’obesità. Dalle ultime rilevazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) risulta che nel mondo vi siano ormai 2 miliardi di persone in sovrappeso, cioè circa una sua quattro, delle quali buona parte obese. E la proporzione peggiora considerando i soli paesi occidentali. Nel Regno Unito, per esempio, oltre il 60% della popolazione ha chili di troppo. Negli Stati Uniti d’America e in Germania addirittura il 70%.

E gli italiani? La nostra millenaria dieta mediterranea, equilibrata com’è, ci rende più virtuosi, eppure circa un terzo di noi ha problemi con la bilancia.

Si stima che ogni anno, nel mondo, 4 milioni di persone muoiano per patologie correlate al sovrappeso e all’obesità, fra le quali vi sono il diabete di tipo 2, l’ictus e le coronaropatie, i tumori del colon, dell’esofago e dei reni in entrambi i sessi, dell’utero e del seno nelle donne.

Il sovrappeso, nella maggior parte dei casi, è la conseguenza della sedentarietà e di cattive abitudine alimentari. Per esempio quella di sfogare nel cibo lo stress, l’ansia, la tristezza, la rabbia e la noia.

I tre tipi di abbuffate compulsive

Hai mai sentito parlare di binge eating? Con questa espressione si indica il disturbo alimentare contraddistinto da ricorrenti abbuffate. Fai un’abbuffata se:

  1. Mangi, in un certo lasso di tempo, per esempio in un’ora, molto più cibo di quanto mangerebbe la maggior parte delle persone nelle stesse circostanze.
  2. Mentre mangi perdi il controllo, cioè non riesci a fermarti o a scegliere cosa mangiare, come se fossi comandato dall’esterno.

Se hai questo problema potresti avere notato che gli episodi binge hanno certe caratteristiche ricorrenti. Per esempio il tuo stato emotivo cambia durante le abbuffate: magari, all’inizio, avverti una piacevole scarica di tensione, i pensieri sgraditi allontanarsi, l’attenzione calamitata sul buon sapore del cibo. Poi, però, ti assale il senso di colpa e la paura di ingrassare.

Oppure mangi in segreto, per esempio di notte, mentre in casa tutti dormono. O dopo i pasti, portando altro cibo in camera da letto o in bagno. O, ancora, quando sei fuori casa, nelle pause di studio o di lavoro, al riparo da occhi indiscreti.

Ma le abbuffate non sono tutte uguali. Ecco i 3 tipi principali.

le abbuffate “impulsive” iniziano, spesso, a seguito di un evento avverso, che ti induce emozioni forti come la rabbia e l’ansia, sulle quali non riesci ad avere la meglio: una discussione al lavoro o con i genitori, un cattivo risultato scolastico o professionale.

Altre volte le abbuffate impulsive non iniziano per una ragione chiara. Succede, per esempio, quando ti svegli in piena notte, in preda alla voglia irrefrenabile di dare fondo agli avanzi della cena.

Le abbuffate impulsive sono quelle in cui è più netta la sensazione di perdere il controllo. Che quasi sempre, tuttavia, è solo una sensazione. Lo sai bene se, nel bel mezzo di uno di questi episodi hai finito le provviste, ti è suonato il telefono o qualcuno ti ha interrotto. Non hai forse smesso di mangiare all’istante, pur credendolo impossibile fino a un attimo prima?

le abbuffate “programmate” sono quelle che seguono uno schema fisso. Se hai un passato di episodi binge potresti esserti abituato a stabilire orari o giorni ben precisi, a “programmarli”. Magari sei solito abbuffarti a fine giornata, al rientro dal lavoro, oppure nel weekend o nei giorni liberi. Il motivo? Forse pensi che eliminare gli eccessi sia impossibile ma di potervi, comunque, esercitare controllo. Sicuro di non avere modo di astenerti dall’esagerare con il cibo decidi come, dove e quando farlo, per evitare le abbuffate impulsive, che temi sarebbero più gravi, e placare l’ansia di non essere padrone di te stesso.

le abbuffate “annunciate” sono dovute a quell’impulso a eccedere che, come la marea, sale pian piano. Ciò che le scatena può essere la voglia di particolari alimenti, per esempio i dolci, dei quali ti sei privato a causa di una dieta, oppure sentimenti che covi, non “esplosivi” ma indesiderati, come la tristezza, la noia, la demotivazione, la solitudine. In certi giorni il bisogno di trovare sollievo e sfogo nel cibo diventa impellente, un chiodo fisso, finché l’abbuffata è inevitabile.

Cosa “innesca” gli episodi binge? E qual è la ragione per cui perdi il controllo?

Ecco perché, a volte, non sai dire di no al cibo: il circolo vizioso delle abbuffate compulsive

Sei nel bel mezzo di una riunione di lavoro e stai esponendo le conclusioni di un progetto sul quale hai messo anima e corpo per settimane. Finito di parlare, però, il tuo superiore ti manifesta la sua contrarietà. Non è soddisfatto dei risultati, ma c’è di peggio: con tono secco mette in dubbio il tuo operato, lasciando intendere che non ti sia impegnato abbastanza.

Frastornato, vorresti fargli capire quanto ti è costato sacrificare tutte quelle serate e i weekend; che i risultati, al contrario di ciò che pensa, ci sono eccome.

Il fatto di ritenere ingiuste le sue critiche ti fa provare collera. Ma non puoi fare a meno anche di vergognarti per essere stato ripreso davanti ai colleghi, per avere fallito. Vorresti urlargli contro, scusarti, licenziarti, promettergli che tornerai al lavoro e che farai meglio. Tutto allo stesso tempo.

Questo turbinio di emozioni contrastanti ti immobilizza. E, come se non bastasse, non riuscire a reagire ti fa sentire un debole, incapace di difendere le proprie ragioni.

Al termine della riunione, come se fossi in trance a mala pena avverti che, dentro di te, si sta facendo strada l’impulso a cercare cibo. Trovarlo e divorarlo. Con una scusa lasci l’ufficio e ti incammini verso il supermercato più vicino. Entri, ti dirigi al reparto degli snack salati, poi a quello dei dolci. Riempi il cestello di “cibo spazzatura”, paghi ed esci.

Appena in strada, ti cade l’occhio sulla borsetta degli acquisti, senti il suo peso sull’avambraccio. Sai che non sei davvero costretto a farlo, che potresti fermarti. Eppure, immagini di non avere scelta. Ancora avanti c’è un parco, una piccola oasi di verde fra i palazzi del centro, a quell’ora deserto. Arrivato là, ti siedi su una delle panchine. Scarti il primo snack e, appena lo addenti, i nodi allo stomaco e alla gola si sciolgono. Almeno un po’.

Dopo meno di venti minuti, la vergogna per il rimprovero si è trasformata in autobiasimo per avere perso il controllo sul cibo. La delusione per l’insuccesso professionale è diventata senso di fallimento per aver sgarrato con la dieta. La collera verso il superiore, rabbia contro te stesso.

circolo vizioso delle abbuffate
il circolo vizioso delle abbuffate compulsive

In questa immagine è raffigurato il circolo vizioso delle abbuffate compulsive che, come puoi vedere, si compone di comportamenti e stati d’animo che si susseguono e si influenzano a vicenda. Non c’è un unico inizio possibile: ogni punto può fare da “innesco”.

Un’abbuffata, infatti, può essere dovuta non solo a un evento scatenante, come nell’esempio precedente, ma anche alla semplice consuetudine. Se in passato hai avuto diversi episodi binge ti sarai accorto che, spesso, agisci in modo meccanico: ti abbuffi perché sei abituato a farlo.

Oppure, paradossalmente, puoi abbuffarti spinto dalla vergogna o dal senso di colpa per non avere abbastanza controllo sul cibo, per non saperti dominare come vorresti. Quasi come se volessi punirti.

O, ancora, l’abbuffata può essere figlia di un improvviso senso d’urgenza, privo di ragioni apparenti. Non sono l’ansia, la tristezza o la rabbia a provocarlo. Hai solo qualcosa, dentro, che senti di dover placare.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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