disturbi d'ansia e ossessivi

Paura di… Quando una fobia è sintomo di altri disturbi

Le fobie sono paure di particolari oggetti o situazioni ma spesso, per essere trattate, devono essere analizzate in relazione alla presenza di altri disturbi.

fobie e altri disturbi

In un'altra sezione del sito, quella in cui abbiamo descritto in generale le fobie, abbiamo definito la paura come un'emozione evolutasi a scopo di sopravvivenza. Che cosa significa? In poche parole, che questa emozione così intensa e spiacevole ha la funzione di motivarci ad affrontare o evitare i pericoli. Come potremmo accorgerci e fuggire da una situazione rischiosa se, davanti ad essa, non provassimo paura? Dovendo attraversare una strada trafficata saremmo molto meno attenti se non temessimo di essere investiti. Ma, stando poco attenti, prima o poi finiremmo davvero per esserlo.

Tuttavia, nonostante la paura abbia sempre la funzione di segnalarci un pericolo, nel corso della vita possiamo anche sviluppare paure (dette fobie) nei confronti di situazioni o cose non oggettivamente pericolose, oppure sviluppare paure verso situazioni o cose pericolose ma temendole in modo sproporzionato (cioè in modo eccessivo, continuo e invalidante). Le fobie oggi conosciute sono numerosissime, ma rientrano tutte in un numero ristretto di macrocategorie. Ci sono, per esempio, le fobie degli animali (rettili soprattutto, ma anche insetti e mammiferi); le fobie di ambienti naturali, fra cui la paura dell'acqua o delle altezze, le fobie di eventi naturali, in cui rientrano la paura dei temporali, dei terremoti e dei tuoni.

Delle centinaia di fobie catalogate, alcune sono molto comuni (hanno un'incidenza superiore a 10 persone ogni 100), altre meno. Altre ancora sono molto rare ed alcune appaiono così strane da sembrare inverosimili. Per una descrizione delle numerosissime fobie oggi conosciute si rimanda al dizionario di psicologia.

Fra le fobie ad alta incidenza vi sono la cinofobia (la fobia dei cani), l'aracnofobia (la paura dei ragni), l'ofidiofobia (la paura dei serpenti), la melissofobia (la paura delle api), l'acrofobia (la paura delle altezze). Queste sono fobie di cui soffrono un gran numero di persone, tanto da essere considerate del tutto naturali.

Fobie a media incidenza ma particolarmente significative sono, per esempio, l'emetofobia (la fobia del vomito), l'aviofobia (la paura di volare in aereo), la carnofobia (il disgusto fobico nei confronti della carne). Molti di noi, di certo, hanno amici o parenti con una di queste fobie.

Fra quelle a bassa incidenza, infine, ve ne sono alcune apparentemente bizzarre, ma che in clinica sono state più volte osservate e trattate. Fra queste vi sono, per esempio, la leucofobia (la paura degli oggetti colorati di bianco) e la criofobia (la paura del freddo).

«Gran parte delle fobie, oggi, sono considerate manifestazioni secondarie di disturbi quali l'Agorafobia, l'Ipocondria e il Disturbo Ossessivo-Compulsivo»

Non di rado le fobie sono problemi a sé stanti, essendo specifiche e non rimandando a condizioni patologiche più ampie. È frequente che la fobia dei cani, per esempio, non sia collegata ad altri disturbi psicologici e se il problema non invalida o limita la persona, non per forza è necessario un intervento terapeutico.

Moltissime fobie, tuttavia, rimandano a condizioni più complesse e possono essere sintomi di disturbi di altra natura. Oggi quindi si tende, sia in ambito psicologico sia in ambito psichiatrico, a considerarle all'interno di un più ampio quadro diagnostico. Per esempio, fobie quali la venustrafobia (la paura delle donne di bell'aspetto), la scopofobia (la paura di essere guardati e al centro dell'attenzione), la disabiliofobia (la paura di mostrarsi nudi davanti a qualcuno) e la basofobia (la paura di poter cadere mentre si cammina) sono da considerarsi sintomi secondari della Fobia Sociale poiché, pur essendo fobie molto diverse una dall'altra, hanno tutte alla base il timore di ricevere un giudizio negativo o di essere considerati inadeguati.

Fobie quali la rupofobia (la paura dello sporcizia e delle cose sporche), la bacillofobia e la bacteriofobia (la paura dei microbi e degli organismi infettivi microscopici) sono da considerarsi sintomi del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, poiché rimandano tutte alla paura di contaminazione.

Un gran numero di fobie, inoltre, rappresentano sintomi dell'Ipocondria, per il fatto di avere alla base la paura di ammalarsi e delle malattie. Fra di esse vi sono la nosocomefobia (la paura degli ospedali), la iatrofobia (la paura dei medici), la carcinofobia (la paura di contrarre il cancro) e la cardiofobia (la paura di avere un infarto).

Altre fobie ancora, quali la peniafobia (la paura di diventare poveri) e l'harpaxofobia (la paura di essere derubati) rientrano invece fra i sintomi dell'Ansia Generalizzata.

Infine, fobie quali l'oclofobia (paura della folla e degli affollamenti di persone), la gefirofobia (la paura di attraversare ponti e altre strutture sospese) e la comunissima claustrofobia, rientrano fra i sintomi tipici dell'Agorafobia poiché hanno tutte alla base la paura di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali non si possa facilmente uscire o in cui sia difficile ottenere aiuto in caso di bisogno.

Soffrire di tali fobie deve quindi essere considerata una prova sufficiente della presenza di un disturbo psicologico più ampio? No, ma deve esserne considerata attentamente l'eventualità, perché esse rappresentano un indicatore. Nel trattamento delle fobie è di estrema importanza capire il tema sottostante, come abbiamo fatto in breve negli esempi appena esposti. Ciò aiuta il clinico a sviluppare un piano d'intervento che non sia soltanto mirato alla risoluzione della fobia (il sintomo) ma che punti a risolverne il disturbo sottostante (la causa) per evitarne la ricomparsa.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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