disturbi d'ansia e ossessivi

Sei proprio sicuro di avere una fobia? Ecco i sintomi da cui puoi saperlo

Il sintomo più comune delle fobie è la paura marcata e persistente di entrare in contatto con ciò che si teme, che può essere un oggetto, un animale o una situazione.

fobie, i sintomi

Fra i disturbi psicologici la Fobia Specifica è, senza dubbio, quella a maggiore incidenza. Secondo l’American Psychiatric Association ne soffre circa l’8% degli statunitensi. Ciò significa che 8 persone su 100 rispondono ai criteri diagnostici per questo disturbo. In Europa le percentuali sono simili, attestandosi al 6%, un dato valido anche per il nostro Paese e dai cui consegue che circa 3 milioni e mezzo d’italiani soffrono di una qualche forma di fobia.

La fascia d’età più colpita è quella dai 13 ai 17 anni, con un’incidenza che può arrivare al 16% mentre nei più piccoli e negli adulti scende al 3-5%. In media le femmine sono più a rischio dei maschi, con una proporzione di 2:1, in particolare per quanto riguarda le fobie di animali repellenti (per esempio i serpenti), di situazioni (per esempio prendere l’ascensore) e di eventi naturali (per esempio i terremoti).

La diagnosi di fobia non è eccessivamente complessa essendo, questa, una condizione molto ben conosciuta. Tuttavia, non è difficile confondere i suoi sintomi con quelli di altri disturbi psicologici. In questa pagina vedremo cosa cercare e cosa escludere per una corretta diagnosi.

Fobie degli animali repellenti, di eventi naturali, di situazioni: ecco come riconoscerle

La diagnosi di Fobia Specifica richiede la presenza di 7 condizioni, così come formulate nel manuale DSM 5, utilizzato dai clinici di tutto il mondo.

1 Ansia o paura nei confronti di uno specifico oggetto o situazione. Fra gli “oggetti” sono inclusi anche gli animali, come per esempio i serpenti e altri rettili, i topi e altri mammiferi e gli insetti. Fra le “situazioni” sono inclusi gli aeroplani, gli ascensori e altri luoghi chiusi. Oltre a questi, tuttavia, sono numerosissimi gli oggetti e le situazioni per cui si può sviluppare una fobia. Da rilevare inoltre che nei bambini l’ansia e la paura possono esprimersi in tanti modi. Un bambino impaurito può piangere, irrigidirsi, tremare, arrabbiarsi, fare i capricci, aggrapparsi a un adulto. Il rischio è che alcune di queste reazioni non siano riconosciute dal genitore e quindi malinterpretate.

2 L’esposizione all’oggetto o alla situazione provoca reazioni d’ansia o di paura. Chi ha una fobia tende a reagire sempre allo stesso modo quando si trova nella situazione temuta. L’ansia o la paura non sono solo dovute all’essere sorpresi dall’oggetto fobico (per esempio, entrare in una stanza e accorgersi che sul soffitto c’è un ragno) ma sono una conseguenza costante delle convinzioni sull’oggetto, per esempio che sia pericoloso o disgustoso.

3 L’oggetto o la situazione sono evitati o affrontati a costo di forte ansia. Questo criterio si riferisce alle reazioni di fronte all’oggetto temuto che sono, nella maggior parte dei casi, l’evitamento o la fuga. In altre parole, chi ha una fobia cerca di evitare del tutto l’esposizione (per esempio: prende le scale al posto dell’ascensore) oppure, se si trova a contatto con l’oggetto temuto, cerca la fuga. Solo se la situazione non può essere evitata allora si espone, ma sempre restando teso e in allerta.

4 La paura o l’ansia sono esagerate rispetto alla reale pericolosità dell’oggetto temuto o rispetto alle norme socio-culturali di riferimento. Le reazioni d’allarme nei confronti di una situazione realmente pericolosa, per esempio essere faccia a faccia con un animale predatore, non dovrebbero essere considerate segno di una fobia; avere la stessa reazione nei confronti di una cavalletta, sì. Inoltre, non dovrebbe essere considerata fobia una paura socialmente condivisa. I popoli Quechua delle Ande, per esempio, sono convinti che facendosi fotografare venga loro “rubata” l’anima. Questa convinzione, socialmente condivisa, può produrre una forte avversione per le macchine fotografiche ma che non dovrebbe essere considerata una fobia perché normale per quella cultura.

5 La paura, l’ansia e le reazioni d’evitamento persistono per almeno 6 mesi. Questo criterio riguarda la durata dei sintomi. Com’è noto, a volte il primo impulso verso nuovi stimoli è la paura e l’evitamento. Con il tempo, però, molto spesso queste reazioni scompaiono. Attendere lo stabilizzarsi dei sintomi è un modo per evitare di porre diagnosi di fobia, nei casi in cui la reazione fobica sia solo iniziale o transitoria.

6 La paura, l’ansia e le reazioni d’evitamento causano disagio o interferiscono con le attività relazionali, famigliari e lavorative (scolastiche nel caso dei ragazzi). La diagnosi può non essere fatta nel caso in cui la paura sia verso un oggetto o una situazione con cui l’individuo non ha contatti (per esempio: un abitante di città che ha paura dei serpenti) mentre dovrebbe essere fatta nel caso in cui la fobia causi conseguenze significative, per esempio: un uomo d’affari che non riesce a prendere l’aereo, l’abitante di una grande città che ha paura degli ascensori, un abitante d’aperta campagna che ha paura delle api. Cioè in tutti quei casi in cui la fobia produce un evidente peggioramento della qualità di vita e delle possibilità di movimento.

7 I sintomi precedenti non sono meglio attribuibili a un altro disturbo psicologico. Quest’ultimo criterio riguarda la cosiddetta diagnosi differenziale, ossia il processo attraverso cui si valuta se altri disturbi possano meglio spiegare i sintomi. È il punto più delicato da affrontare perché la fobia può essere confusa con altri disturbi con cui condivide alcune caratteristiche. Nel Disturbo Ossessivo Compulsivo, per esempio, si può temere di entrare in contatto con oggetti che si ritengono contaminanti. Nell’Agorafobia la paura è di trovarsi in luoghi affollati o chiusi, dai quali sarebbe difficile uscire o in cui sarebbe difficile chiedere aiuto in caso di bisogno. Nel Disturbo da Stress Post Traumatico la persona potrebbe temere di entrare di nuovo in contatto con una situazione che l’ha traumatizzata. Nell’Ipocondria la paura è tutta centrata sulla possibilità di ammalarsi. Nella Fobia Sociale la paura è centrata su quelle circostanze in cui si potrebbe subire un giudizio negativo da parte di altri. In tutti questi casi dovrebbe essere fatta diagnosi del corrispondente disturbo e non di fobia specifica.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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