psicologia & benessere

Quando i risultati non sono mai buoni abbastanza: il perfezionismo

L’estrema attenzione ai dettagli, la ricerca continua del massimo risultato e la tendenza a criticare ogni esito non completamente soddisfacente è detta perfezionismo.

perfezionismo

Ogni attività, ogni compito o mansione e persino ogni hobby possono essere svolti con diversi gradi di cura. Uno studente che si cimenta nella scrittura di un tema, per esempio, può decidere quanto tempo spendere nel cercare di esprimere al meglio un determinato concetto. Uno sportivo che pratica il salto in alto, allo stesso modo, può decidere quanto esercitarsi per trovare la giusta posizione per inarcare la schiena e superare l’asta senza scontrarla. Un artista può mettere una certa cura nella preparazione del colore con cui dipingerà un cielo o un volto. Un avvocato può impiegare maggiore o minore attenzione nel soppesare tutte le possibili strategie processuali. Tendere verso buoni risultati è, probabilmente, una spinta innata nell’Essere Umano. In alcune persone, però, la motivazione a fare bene sfugge dal controllo, producendo stati d’ansia e senso di fallimento. La combinazione fra attenzione puntigliosa ai dettagli, ricerca continua del massimo risultato e tendenza a criticare ogni esito non completamente soddisfacente è detta perfezionismo.

Prima di procedere ad un approfondimento di questo tema, tuttavia, è doverosa una precisazione. Per “perfezionismo” in psicologia clinica si intende la tendenza estrema alla ricerca di prestazioni e risultati ottimali. Tale caratteristica può essere considerata disfunzionale solo quando compromette il benessere dell’individuo, cioè: 1) gli fa provare stati eccessivi d’ansia o altre emozioni negative; 3) gli impedisce di lavorare e vivere efficacemente; 3) influisce negativamente sulle sue relazioni affettive, sociali o lavorative.

Se si verificano una o più fra queste conseguenze, il perfezionismo può essere considerato patologico e, quindi, qualcosa su cui intervenire in psicoterapia.

Gli “standard”: le regole che abbiamo su come agire

Il tempo che dedichiamo a determinate attività, la cura dei dettagli, la ricerca di un determinato risultato e il giudizio che esprimiamo su di esso non sono casuali, ma sono conseguenze dagli “standard” che ciascuno di noi possiede, cioè convinzioni su come una certa attività o una data situazione debbano svolgersi. Uno standard, quindi, è l’espressione di un ideale di risultato e percepiamo che esso è stato violato quando le nostre azioni producono un risultato diverso da quell’ideale. La persona eccessivamente perfezionista, in genere, ha spesso la percezione di violazione dei propri standard per due motivi: perché possiede standard elevatissimi e perché percepisce come completamente fallimentari tutti i risultati che si discostano anche solo un minimo dallo standard.

In tutti noi gli standard hanno un certo grado di interiorizzazione. Ciò significa che li sentiamo come “nostri” e cerchiamo di soddisfarli perché li riteniamo giusti. Non in ogni occasione, però, è così. Accade, in alcune circostanze, che rispettiamo determinati standard non perché crediamo siano giusti, ma perché l’ambiente esercita pressioni su di noi. Potrebbe essere il caso di un impiegato che dice: “Non sprecherei mai così tanto tempo per svolgere questo lavoro, ma il mio capo vuole così”.

«Chi è perfezionista tende a vedere le proprie prestazioni come completi successi o completi insuccessi, senza sfumature intermedie, ed è portato a vedere gli errori in tutto ciò che fa»

Non è il caso dei perfezionisti, che hanno quasi sempre standard fortemente interiorizzati. Ciò significa che essi non cercano il risultato ottimale per ottenere approvazione o perché qualcuno li costringe: queste persone, innanzitutto, aspirano alla perfezione perché sentono di dovere, e lo farebbero anche in assenza di osservatori o di pressioni esterne. Occorre precisare, tuttavia, che spesso il perfezionismo è associato anche alla ricerca di approvazione altrui. In questo caso si ha sia la necessità di soddisfare i propri standard, sia il bisogno che gli altri approvino e gratifichino i risultati ottenuti.

Gli errori cognitivi coinvolti nel perfezionismo

In sintesi, possiamo definire le distorsioni cognitive come errori che commettiamo nel tentativo di interpretare un evento, una nostra azione o quella di qualcun altro. Si è osservato che nel perfezionismo sono coinvolte alcune distorsioni cognitive, in particolare l’astrazione selettiva e il pensiero dicotomico.

L’astrazione selettiva consiste nell'interpretare il risultato di una nostra azione considerando solo alcune informazioni e scartandone o sottovalutandone altre. Per chiarire il concetto si può fare l’esempio di una persona che sta parlando davanti a un folto pubblico e nota che qualcuno è disattento: una persona sbadiglia, un’altra sta guardando il cellulare, un’altra esce dalla sala. Nel perfezionista, probabilmente, si attiverebbe la percezione di standard violato: “Se la platea non è completamente concentrata e coinvolta, sto fallendo”. L’errore cognitivo del perfezionista sta nel giudicare la platea non coinvolta sulla base del fatto che tre persone non lo sono. Vengono quindi considerate importanti, nel giudizio della propria performance, informazioni parziali e non significative, mentre le informazioni che confermerebbero la buona prestazione (gli altri spettatori sono attenti) sono ignorate o sottovalutate.

Il pensiero dicotomico consiste nel giudicare la propria performance o il risultato finale di un’azione in modo netto e polarizzato, del tipo bianco-o-nero, senza considerare le sfumature intermedie. E’ un errore cognitivo che, in qualche modo, comprende il precedente e si applica non solo alle proprie prestazioni, ma anche agli standard attraverso cui le giudichiamo. Non solo, quindi, il perfezionista giudica le proprie azioni in modo polarizzato (“O quello che faccio è un completo successo, o è un completo fallimento”), ma utilizza lo stesso standard anche sullo standard stesso: “O uno standard è soddisfatto al 100%, o è violato al 100%”. Fornendo dell’insieme un giudizio così radicale è molto probabile che egli abbia molto spesso la sensazione di fallimento, proprio perché qualsiasi standard, soprattutto se alto, difficilmente sarà sempre del tutto rispettato.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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