psicologia & benessere

L'ansia e le compulsioni nella vita di tutti i giorni

Gli stati d'ansia e le compulsioni non riguardano solo chi soffre di Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) ma ciascuno di noi. Ecco come.

ossessioni e compulsioni nella vita di tutti i giorni

Come abbiamo spiegato in un'altra sezione dedicata all'argomento, a molte persone, nel corso della vita, capita di avere pensieri ricorrenti, persistenti e a tratti incontrollabili.

Questi pensieri, oltre a essere negativi, in genere sono vissuti come un qualcosa di estraneo. In altre parole, chi li ha non li riconosce come naturali e coerenti con il proprio modo di pensare. Tali pensieri, per questo motivo, sono definiti intrusivi proprio perché è come se si intromettessero, come intrusi, fra gli altri pensieri.

Quasi sempre questi pensieri intrusivi sono di natura violenta, oppure presuppongono un pericolo per sé o per gli altri. Un tipico esempio di pensiero intrusivo è quello di poter fare del male a un proprio caro.

Chi ha questo pensiero quasi sempre ne rimane sconvolto, perché pur non avendo la minima intenzione di compiere azioni nocive non riesce a fare a meno di pensarci. Prova quindi a esercitare controllo su questi pensieri (cercando di sopprimerli o di evitarli) ma, non riuscendoci, entra in uno stato d'ansia ancora maggiore.

Questa situazione genera quasi sempre senso di colpa e un crescente dubbio sulla reale natura delle proprie intenzioni ("Se davvero non voglio fare del male ai miei cari, come mai non riesco a non pensarci?"). Non è raro che questi pensieri sopraggiungano a "ciel sereno": la persona, in altre parole, comincia ad averli all'improvviso, senza aspettarselo, senza volerlo e apparentemente senza una ragione precisa. Quasi sempre non si ha il coraggio di confessare agli altri questi pensieri, perché si è convinti che verranno presi come segno di pazzia o, ancora peggio, di malvagità. La paura e la vergogna sono le emozioni più frequenti in situazioni come questa. Fare del male ai propri cari non è l'unico pensiero intrusivo possibile, anzi, è solo uno dei tanti.

Altri pensieri possono riguardare un pericolo personale (come per esempio il pensiero di avere lasciato aperto il gas prima di andare a dormire, o di subire un furto mentre si è fuori casa) oppure la possibilità di contrarre malattie o essere contaminati, per esempio stringendo la mano a qualcuno, toccando denaro, utilizzando bagni o mezzi pubblici. È altresì vero che, tuttavia, i pensieri intrusivi "esplodono" in condizioni particolari (per esempio in concomitanza con un licenziamento o con altre condizioni di vita fortemente stressanti).

Nonostante la persona si accorga di essere in un periodo o in un momento difficili, tuttavia, non riesce a spiegarsi l'insorgenza di pensieri così distanti da sé e ciò genera un ulteriore incremento di ansia. Nell'impossibilità di gestire questi pensieri è possibile che, con il tempo, cominci a mettere in atto le cosiddette compulsioni.

Le compulsioni sono azioni (fisiche, ma a volte anche solo mentali) messe in atto per placare l'ansia dovuta ai pensieri intrusivi. Le compulsioni, quindi, sono messe in atto con l'intento di controllare i pensieri non voluti. La combinazione fra pensieri intrusivi e messa in atto di compulsioni si definisce Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC).

A un primo sguardo, questo meccanismo potrebbe sembrare riguardi solo e unicamente le persone che soffrono di questo disturbo. Se qualcuno ci chiedesse se mettiamo in atto comportamenti di qualche tipo per controllare i pensieri che ci producono ansia, risponderemmo quasi tutti no. In realtà, però, la combinazione fra pensieri ansiogeni e compulsioni è un fatto che, in qualche modo, riguarda ciascuno di noi. Azioni di controllo simil-compulsive messe in atto per abbassare la sensazione di pericolo si riscontrano in ogni cultura, ad ogni latitudine. Per questa ragione è molto probabile che, in qualche modo, ossessioni e compulsioni siano parte integrante del modo di funzionare dell'essere umano anche se, fortunatamente, nella maggior parte delle persone questo meccanismo non raggiunge un livello di gravità tale da poter essere definito Disturbo.

«Ciascuno di noi nella vita quotidiana ha, in misura minore o maggiore, pensieri intrusivi e compie azioni per controllarli (compulsioni)»

Per spiegare quanto, fra gli esseri umani, ossessioni e compulsioni siano frequenti, possiamo fare alcuni esempi. La superstizione è un tipico caso di questo tipo. In ogni superstizione c'è una componente ossessiva e una compulsiva. Rovesciare il sale, per esempio, è associato a un futuro periodo di sfortuna. Il pensiero intrusivo (più o meno potente, a seconda di quanto la persona creda in quella determinata superstizione) che si innesca sarà qualcosa del tipo: "Ecco, ora mi succederà qualcosa di brutto". Questo pensiero, che contiene in sé una minaccia alla propria incolumità, non potrà fare a meno di generare ansia.

A questo punto, sarà probabile che la persona pensi ad un modo per scongiurare questa minaccia, e sarà altrettanto probabile che a tal fine utilizzi un'azione di tipo compulsivo. Raccogliere un po' del sale versato e gettarlo indietro è proprio un'azione di questa categoria. Può essere definita compulsione perché è un'azione rituale (sempre uguale) e perché va ripetuta ogni volta che la stessa situazione si ripete, ovvero quando il sale, rovesciandosi, genera il pensiero di poter incorrere in un periodo sfortunato.

Ogni altra superstizione, se ci si fa caso, prevede una ben precisa azione rituale (compulsione). In molti altri ambiti oltre a quello della superstizione, tuttavia, si possono osservare pensieri intrusivi e azioni di controllo di tipo compulsivo. Molti di noi, per esempio, possiedono frasi di autorassicurazione da ripetersi mentalmente prima di affrontare una determinata situazione, ma non solo.

Chi almeno una volta, prima di scendere dal treno, non si è ripetutamente voltato in direzione del seggiolino su cui era seduta per controllare se non aveva lasciato niente? Chi non si è mai guardato più e più volte allo specchio per rassicurarsi su un proprio supposto difetto fisico?

In entrambi questi casi si ha una dinamica di tipo ossessivo-compulsiva. Nel primo caso il pensiero ansiogeno è di aver scordato sul treno qualcosa di importante e la compulsione e controllare ripetutamente, nel secondo caso il pensiero ansiogeno è di avere un difetto fisico e la compulsione è guardarsi più volte allo specchio.

Se ci pensiamo con attenzione o cominciassimo a farci caso nella vita quotidiana, potremmo senza troppa difficoltà trovare numerosi esempi di azioni o pensieri compulsivi che nel corso del tempo abbiamo imparato ad attuare in modo automatico e stereotipato in risposta a pensieri ansiogeni.

Come accennato in precedenza, tuttavia, questo fenomeno, per il fatto di essere osservabile in ogni cultura, è molto probabilmente ascrivibile al funzionamento degli esseri umani e non dovrebbe quindi essere visto come segno di una patologia psicologica. Non è raro, infatti, che chi intraprende una terapia per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo riferisca di avere sempre avuto una certa ansia nei confronti di alcune situazioni o eventi e di aver sempre compiuto azioni in qualche modo protettive o di controllo sui pensieri a contenuto ansioso. Riferisce, però, di un successivo aggravarsi della situazione con conseguenze negative sulla vita quotidiana e sul benessere psicologico.

In questo senso, il Disturbo Ossessivo-Compulsivo potrebbe essere interpretato come un'estremizzazione invalidante di un meccanismo normale, che viene trattato psicoterapeuticamente proprio per l'impatto che ha sulla vita delle persone che, nei casi in cui il problema sia stato trascurato per anni, possono arrivare a spendere, ogni giorno, diverse ore in preda all'ansia e nell'attuare compulsioni che via via sono destinate a perdere la loro efficacia lenitiva.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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