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La tua storia d'amore non funziona? Forse è per questi motivi

Osservando le persone che sanno fare coppia si nota un certo modo d'essere e, quindi, di trattarsi a vicenda. Di seguito proveremo a capire meglio questo atteggiamento, analizzandolo in cinque punti.

perchè una relazione non funziona

Si può fare relazione con chiunque ma non con chiunque, poi, le cose vanno per il verso giusto. A volte, con il tempo, ci si accorge che manca la passione, oppure si capisce di avere progetti di vita, valori, ideali troppo diversi, o affettività incompatibili.

Esiste un modo per prevedere se una coppia durerà e sarà felice? E c'è una “ricetta” perché funzioni?

L'attrazione è senza dubbio una componente essenziale, perché il desiderio fisico ci spinge verso il partner. Ma non basta.

Non è semplice restare insieme se i valori di base non si somigliano affatto. Non guasta, allora, una certa affinità di vedute, perlomeno sulle questioni fondamentali.

Quindi, la soluzione sarebbe stare con chi ci somiglia? Questo rende le cose più semplici, ma non per forza migliori. Infatti può essere stimolante anche frequentare qualcuno che non sia una semplice copia di noi stessi, con i medesimi interessi e atteggiamenti.

Ma, allora, qual è il segreto delle coppie felici?

Prova a immaginare la relazione d'amore come se fosse un campo da coltivare. Che cosa è indispensabile per riuscire? Naturalmente, disporre degli attrezzi giusti e di una minima competenza: sapere ciò che è meglio fare. Ma, soprattutto, conta il gioco di squadra. In una relazione, il campo è uno solo e dalla terra non crescerà altro che quello che avrete seminato, ciò di cui vi sarete preso cura insieme, con impegno. Che siano frutti o erbacce, saranno frutti o erbacce per tutti e due.

Osservando le persone che sanno fare coppia si nota un certo modo d'essere e, quindi, di trattarsi a vicenda. Di seguito proveremo a definire meglio questo atteggiamento, scomponendolo e analizzandolo in cinque punti.

1. Cura

Le tue necessità potrebbero non essere le stesse che ha il tuo partner. In altre parole, ciò che fa felice uno, non per forza appaga l'altro. Quindi, non dovreste comportarvi come se i bisogni altrui non esistessero o non contassero.

La capacità di empatizzare con il prossimo, di cogliere i suoi stati d'animo e di decentrarsi dai propri è segno di intelligenza emotiva. In pratica, l'opposto dell'egocentrismo, che è la caratteristica di chi riferisce tutto a se stesso.

Se vuoi davvero capire il tuo partner, metti da parte le tue convinzioni e ragiona con la sua testa, considerando i suoi valori e modi di sentire. Lui, come è ovvio, dovrà assumersi il medesimo compito verso di te. Che tipo di affettuosità lo fa stare bene? Che cosa gli fa piacere, e che cosa dispiacere? A quali gesti è sensibile e a quali altri, invece, non attribuisce importanza? Riflettendoci, potresti accorgerti che siete diversi sotto molti aspetti. Poco male, purché siate disposti a prendervi cura uno dell'altra. Il che non è sempre facile. Se il tuo partner non è molto espansivo, per esempio, potrebbe non cogliere il tuo desiderio di ricevere affetto. Ma occorre provarci: insieme non sarete felici se non vi sentirete appagati.

quando manca la cura emotiva L'espressione deprivazione emotiva si riferisce alla percezione di non essere amati e capiti. Tutti utilizziamo tale sentimento come metro di misura dell'amore che ci circonda. Se sei tu a deprivare il partner, lui o lei ti avrà detto: “Lo so che non mi ami”; “Mi maltratti”; “Non ti interessa di me” oppure “Sei insensibile”. Se è lui o lei a deprivare te, è possibile che tu senta solitudine e scarsa considerazione fino al punto di chiederti: “Cos'ho che non va?”. La rabbia, la tristezza e la disperazione sono tipiche della deprivazione emotiva e, spesso, ne sono sintomi.

2. Attenzioni

Preoccuparsi dei sentimenti e del benessere altrui non è per forza segno d'amore. Se lo hai lasciato o hai minacciato di lasciarlo è comprensibile che il tuo partner stia facendo di tutto per riconquistarti, per recuperare la tua fiducia: la solitudine e l'abbandono motivano anche i più egocentrici, trasformandoli in persone empatiche e solerti. Ma se, di fondo, non c'è vera sensibilità e interesse, questi slanci svaniranno non appena la coppia si ricomporrà e, a volte, anche prima.

Nei rapporti che funzionano, invece, i gesti d'attenzione sono un vero e proprio modo d'essere. Si dice: mai dare l'altro per scontato, e sembra una banalità. In realtà è un consiglio saggio. Perché il bene e l'amore che riceviamo non sono diritti naturali e inviolabili, ma privilegi da conquistarsi e difendere giorno dopo giorno. Sono piante fragili e possono morire.

I piccoli gesti quotidiani sono importanti: se tarda al rientro dal lavoro, ti chiama per avvisarti? Se avanza un'ultima porzione di dolce, a fine cena, ti chiede se la vuoi? Si ricorda di darti la buonanotte? E tu? Ma le attenzioni hanno anche a che fare con la sua capacità e volontà di starti accanto: quando ti vede triste si interessa del motivo? Ti sollecita a parlargliene?

Le attenzioni reciproche sono fondamentali anche nella vita sessuale. Il desiderio fisico non è un fuoco eterno: si spegne, se non lo si alimenta. Le attenzioni verso i desideri dell'altro sono un modo per valorizzarlo e continuare a rappresentare, ai suoi occhi, una fonte di desiderio.

quando mancano le attenzioni Le attenzioni sono ciò che ci convince di essere importanti per qualcuno e ci danno la misura del suo interesse e coinvolgimento, di quanto occupiamo i suoi pensieri. Se trascuri il partner, lui o lei ti avrà detto: “Sei egoista”;“Non pensi mai a me”; “Mi stai usando”; “Non mi fido di te”. Se è il tuo partner a farti mancare attenzioni, potresti provare agitazione, che è un segnale tipico di questa condizione. Magari, per esempio, ti prende l'ansia fissando il telefono e aspettando invano un suo messaggio, o nella speranza che si ricordi di una ricorrenza o di un anniversario.

3. Unità

Da giovani è comprensibile manifestare resistenza verso un'idea “impegnata” di coppia. Non si è pronti.

Con il tempo, però, di solito si cambia e, di pari passo, cresce la motivazione a immaginare un futuro che vada oltre se stessi. Così, da una somma di due “io”, la coppia diventa un “noi”: due persone che vogliono condividere un progetto di vita.

E voi? Ragionate come una coppia? Avete l'abitudine di coinvolgervi a vicenda nelle decisioni? Immaginando il vostro futuro, vi vedete assieme? State agendo in concreto perché ciò accada? Un buon esempio sono le scelte professionali. Ciascuno, come è naturale che sia, desidera autorealizzarsi. Un rapporto d'amore, però, richiede tempo ed energie. Non esiste l'autopilota. Tanti fra coloro che passano gran parte delle loro giornate al lavoro, in fondo, considerano la coppia un appoggio, un elemento di stabilità, più che una vera priorità.

Ciascuno ha la sua idea di relazione e non ne esiste una giusta in assoluto. Due persone che decidono di portare avanti un rapporto disimpegnato potrebbero comunque essere felici. Importante è il grado d'accordo, il quale a sua volta dipende dai rispettivi bisogni emotivi. Se hai una certa idea di coppia, verifica che sia la stessa del tuo partner. In caso contrario, i guai saranno dietro l'angolo.

quando manca l'unità Se non siete in sintonia sul grado di coinvolgimento reciproco, cioè se uno di voi ragiona come un “io” e l'altro come un “noi”, allora è probabile che almeno uno dei due sia insoddisfatto. In particolare, chi desidera maggiore unità potrebbe sentirsi messo da parte, ignorato, trattato come un passatempo momentaneo. Di solito, chi è in questa condizione prova ansia, sfiducia oppure rabbia e, presto o tardi, finirà per aggredire o distaccarsi dalla relazione, allo scopo di proteggersi.

4. Reciprocità

La relazione ideale è “simmetrica”, cioè improntata alla reciprocità. In una coppia, essere reciproci significa evitare di chiedere ciò che non siamo disposti a dare, e domandare soltanto ciò che noi per primi diamo. Qualche esempio può essere d'aiuto.

Ricevere affetto è, più o meno, una necessità universale. Ma se vuoi affetto, a tua volta devi essere capace di darlo. La gentilezza è un comportamento che hai senz'altro il diritto di pretendere, ma anche tu devi impegnarti ad avere modi dolci. Chiedere al partner di dedicarti almeno una parte del suo tempo libero è sacrosanto ma solo se, a tua volta, fai lo stesso. Sembra semplice, no?

Non lo è, nella pratica. In effetti, è nella natura umana l'istinto di prendere più che di dare e, in un rapporto d'amore, questo lato poco nobile può perfino accentuarsi. Una delle ragioni è che i partner hanno, per forza, caratteri almeno in parte diversi. Per esempio, il primo è più attivo e tende ad assumere il “controllo”, il secondo è più remissivo. Uno è affettuoso, l'altro meno. Uno è più indipendente, l'altro è più legato. I problemi di reciprocità, spesso, sono una conseguenza naturale dell'essere complementari.

A ogni diritto dovrebbe sempre corrispondere un dovere. Allora, il principio della reciprocità presuppone un atteggiamento che potrebbe essere così riassunto: se non puoi o non vuoi dare qualcosa, non pretenderla. Quindi: hai ragione di chiedere fedeltà ma hai il dovere, a tua volta, di non tradire. Mettere in pratica questo principio implica che tu tenga ben presente di godere, né più né meno, degli stessi diritti del tuo partner.

quando manca la reciprocità Chiedere senza dare è un modo subdolo di dominare il prossimo. La reciprocità non è un obbligo, naturalmente. In teoria, una coppia può funzionare anche senza, a patto che entrambe le parti siano a proprio agio nei rispettivi ruoli. Tuttavia, trattarsi con reciprocità è un ottimo antidoto al rancore, alla rabbia, alla sensazione di essere usati, all'innesco del circolo vizioso di piccole e grandi ripicche che finiscono per mettere a repentaglio la tenuta del rapporto. Se ti stai trovando in una condizione di scarsa reciprocità, potresti aver accumulato una frustrazione sempre pronta a esplodere e, per questa ragione, lamentarti, accusare, recriminare e chiedere continue prove d'amore. Potresti stare agendo perché il partner ti lasci o inizi finalmente a comportarsi come vorresti. Allo stesso tempo, magari, non ti senti di porre fine alla relazione, pur sapendo che sarebbe la cosa giusta. In effetti, spesso, è questo l'esito della mancanza di reciprocità: sentire di amare di più, di essere i soli a spendersi, a sacrificarsi, innesca una prevedibile spirale di azioni e reazioni passivo-aggressive e incoerenti.

5. Parità

Anche se formata di due soli individui, la coppia è pur sempre un gruppo e, in quanto tale, ricalca le tipiche dinamiche dei gruppi umani. Anche nelle relazioni d'amore, per esempio, possono formarsi gerarchie, con uno dei due che tende a “guidare” e l'altro a “seguire”, non solo da un punto di vista pratico.

Ma la parità dovrebbe essere un ideale a cui aspirare, perché i rapporti di forza troppo sbilanciati sono per natura precari. Spesso si stabiliscono per mezzo di comportamenti sottili: la disattenzione e gli egoismi di una parte verso l'altra. In casi gravi, si esprimono attraverso l'abuso fisico, oppure psicologico: le critiche, le umiliazioni, le prese in giro, la prevaricazione intellettuale. Il denaro è un tipico strumento di ricatto per ribadire rapporti di forza: “Io porto a casa il denaro, io comando”.

La parità aiuta la stabilità e il benessere della coppia, ma non è un obiettivo facile; richiede sensibilità, rispetto e fiducia vicendevoli. In fondo, può avverarsi solo se frutto della decisione di entrambi: presuppone che tu decida di non esercitare controllo sul partner, confidando nei suoi sentimenti e nella sua lealtà, trattandolo al tuo pari, qualsiasi siano le vostre rispettive condizioni personali. Da parte sua, lui o lei deve fare altrettanto.

quando manca la parità Le coppie in cui manca parità non sono quasi mai davvero solide, tanto meno felici. Tali rapporti, di solito, procedono sorretti dalla paura, dall'abitudine, dalla scarsa autostima di uno dei due, che non riesce a lasciare o non immagina alternative praticabili. Esagerando, le dinamiche di queste relazioni ricordano un po' quelle fra il carcerato e il carceriere. Il primo si sente in trappola ma non vede via d'uscita. Il secondo, pur avendo le chiavi della cella, in fondo sa che il prigioniero resta solo perché deve e che fuggirebbe, se potesse.

© Gabriele Calderone, riproduzione riservata.

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