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L’assenza dell’orgasmo durante l’attività sessuale: il Disturbo dell’Orgasmo Femminile

Si parla di Disturbo dell’Orgasmo Femminile quando, durante l’attività sessuale, vi è assenza o diminuzione di orgasmo almeno il 75% delle volte.

nessun orgasmo donna

L’orgasmo femminile è influenzato da numerosi fattori emotivi riguardanti il bisogno di controllo, la confidenza con il proprio corpo e la fiducia verso il partner.

Più di quello maschile che è legato all’eiaculazione, inoltre, l’orgasmo femminile risente del fattore esperienza. In un certo qual modo le donne imparano ad avere l’orgasmo e, anche per questo, molte impiegano tempo per farne esperienza.

Il ciclo di risposta sessuale, di cui l’orgasmo fa parte, nella donna è meno scomponibile in fasi e, soprattutto, sembra più circolare che lineare: mentre l’orgasmo maschile è seguito dalla cosiddetta fase refrattaria, che rende difficile un nuovo eccitamento e un altro orgasmo, nella femmina la fase di risoluzione non prevede una vera e propria refrattarietà. Se stimolata da un punto di vista emotivo e sensoriale, una donna può avere altri orgasmi.

Da questa seppur breve introduzione si intuisce come l’orgasmo femminile possa esprimersi in una varietà di modi. In definitiva, ogni donna è unica nell’esprimerlo e anche nel non esprimerlo. Non è difficile, infatti, che un fenomeno così complesso possa essere soggetto a problemi e in questa pagina vedremo proprio come riconoscere il Disturbo dell’Orgasmo Femminile, una disfunzione sessuale che colpisce un gran numero di donne.

Definizione e diagnosi del Disturbo dell’Orgasmo Femminile

Si parla di anaorgasmia femminile quando, nella donna, vi è l’impossibilità a raggiungere l’orgasmo durante l’attività sessuale. Tale definizione, tuttavia, è vaga e in campo clinico è sostituita dal Disturbo dell’Orgasmo Femminile, caratterizzato dai seguenti quattro sintomi.

1 In accordo con il DSM 5, la più recente versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il primo criterio consiste nel verificarsi, in almeno il 75% delle volte, di almeno una delle seguenti condizioni.

2 Il secondo criterio è legato, invece, alla durata del problema, aspetto fondamentale perché forme transitorie di anaorgasmia si verificano, nel corso della vita, in tutte o quasi le donne. Si diagnostica il Disturbo dell’Orgasmo Femminile quando l’assenza d’orgasmo si protrae per un tempo non inferiore a 6 mesi.

3 Il terzo criterio è legato alla percezione soggettiva di disagio. Si parla di disfunzione sessuale quando la donna la vive come tale; la riduzione o l’assenza d’orgasmo che non causano disagio significativo non dovrebbero, quindi, essere considerate un disturbo.

4 Il quarto criterio, infine, è legato alle cause del problema. Il Disturbo dell’Orgasmo Femminile si diagnostica se la riduzione o l’assenza d’orgasmo non è attribuibile a fattori medici, a cause esterne o ad altri disturbi psicologici. Di seguito questo punto sarà approfondito in dettaglio.

Quando la diagnosi di Disturbo dell’Orgasmo Femminile non dovrebbe essere fatta

Nella vita di una donna possono verificarsi circostanze o condizioni che diminuiscono o impediscono l’esperienza dell’orgasmo. Il compito del clinico è valutarle e, qualora presenti, dirigere la propria attenzione verso le diagnosi corrispondenti.

Concomitanza di disturbi psicologici: è noto che nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo, nella Depressione Maggiore, nel Disturbo Bipolare o quando vi è forte ansia, per esempio dovuta alla Fobia Sociale, l’orgasmo possa risultare diminuito o impedito. Tali disturbi, oltretutto, potrebbero inibire il desiderio o l’eccitazione, rendendo rara o assente l’attività sessuale in sé. Qualora il clinico ne rilevasse uno o più e li ritenesse causa dell’anaorgasmia, la diagnosi di Disturbo dell’Orgasmo Femminile non dovrebbe essere fatta poiché essa sarebbe da considerarsi secondaria, cioè indotta da altra condizione psicologica.

Concomitanza di condizioni mediche: alcune condizioni mediche sono correlate all’anaorgasmia femminile. Fra queste sono da citare la sclerosi multipla, le lesioni della spina dorsale, l’atrofia vulvovaginale e, a livello neurologico, le disfunzioni relative al neurotrasmettitore serotonina. Sebbene abbia una fortissima componente psicologica, infatti, l’orgasmo dipende pur sempre dalla salute dei sistemi vascolare, endocrino, muscolare e nervoso. Per questo motivo, se si sospetta un sottostante problema fisico, più che orientarsi verso una diagnosi psicologica dovrebbe essere consultato il medico competente.

Utilizzo di farmaci o sostanze: anche particolari farmaci, per esempio quelli triciclici o serotoninergici impiegati nel trattamento della depressione e di altri disturbi psicologici, possono inibire o depotenziare l’orgasmo. Inoltre, l’utilizzo di sostanze stupefacenti che alcune donne, soprattutto le più giovani, spesso utilizzano proprio per tentare di “correggere” una disfunzione sessuale, possono finire per aggravarla. Fra di esse vi sono la cocaina, le amfetamine, i cannabinoidi, gli oppiacei e gli stimolanti.

Presenza di condizioni interpersonali negative: l’orgasmo, nella donna ancor più che nell’uomo, richiede condizioni di benessere. Fra i fattori interpersonali che possono inibirlo vi sono, senza dubbio, quelli interni alla coppia. Il clinico dovrebbe valutare l’eventuale stress relazionale, la mancanza di comunicazione e il clima emotivo fra i due partner. In aggiunta dovrebbe essere analizzata la qualità della stimolazione reciproca durante l’attività sessuale, che potrebbe non essere sufficiente al raggiungimento del plateau d’eccitazione e, quindi, dell’orgasmo. Al cospetto di uno o più di questi fattori, qualora si rivelino primari, la diagnosi di Disturbo dell’Orgasmo Femminile non dovrebbe essere fatta.

Presenza di altre disfunzioni sessuali: la concomitanza di altre disfunzioni sessuali non è causa d’impedimento alla diagnosi di Disturbo dell’Orgasmo Femminile, ma dovrebbe essere valutata con attenzione soprattutto nel caso in cui sia diagnosticato il Disturbo del Desiderio Sessuale e dell’Eccitazione Femminile, in cui si prova poco o nessun desiderio a intraprendere l’attività sessuale o non si raggiunge l’eccitazione durante l’attività stessa. Questo disturbo potrebbe spiegare l’assenza d’orgasmo, come altre due condizioni psicosomatiche, la Dispareunia, cioè il ricorrente o persistente dolore genitale associato al rapporto sessuale e il Vaginismo, cioè il ricorrente o persistente spasmo involontario della muscolatura del terzo esterno della vagina che, come il disturbo precedente, provoca dolore durante il rapporto sessuale.

Stabilire la gravità del Disturbo dell’Orgasmo Femminile

Escluse le cause che potrebbero spiegare in altro modo l’assenza d’orgasmo, in una diagnosi di Disturbo dell’Orgasmo Femminile dovrebbe essere definita la gravità, la cronicità e la specificità del problema.

  1. Gravità del problema. Si definisce lieve se, per esempio, il criterio al punto 1 si verifica nel 75% dei casi o se la riduzione dell’intensità dell’orgasmo non è totale, moderata se l’anaorgasmia si verifica in circa l’85% dei casi e grave se il primo criterio è soddisfatto nella totalità o nella quasi totalità delle volte.
  2. Cronicità del problema, cioè se è acquisito e, in tal caso, è importante stabilire a seguito di quale esperienza, oppure se perdura fin dall’inizio della vita sessuale della donna, e in quest’altro caso occorre specificare se è stato o non è mai stato raggiunto l’orgasmo e se sì, in quali circostanze.
  3. Specificità del problema, cioè se esso ricorre in modo sistematico, e quindi si definisce generalizzato, oppure se si presenta in condizioni particolari, per esempio con un nuovo partner o in assenza di determinate stimolazioni sessuali. In questo caso è situazionale.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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