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Gli attacchi di panico e il Disturbo di Panico: tutto quello che devi sapere

L’attacco di panico può manifestarsi con le palpitazioni, i tremori, la fame d’aria, il nodo alla gola, i dolori al petto e la sensazione di perdita d’equilibrio.

panico

Un attacco di panico è uno stato psicofisiologico complesso che può manifestarsi in un’ampia varietà di sintomi, fra cui le palpitazioni e la tachicardia, i tremori, la fama d’aria e il senso di soffocamento, i dolori al petto o addominali, la sensazione di sbandamento e di perdita d’equilibrio.

Esistono diversi tipi di attacchi di panico. Si definiscono inaspettati quelli che arrivano senza alcuna ragione apparente, per esempio mentre ci si sta rilassando o si sta dormendo. Sono causati da una situazione, invece, quelli che sopraggiungono in circostanze in cui si è in ansia o sotto stress; l’attacco di panico che colpisce un conferenziere prima di parlare in pubblico rientra in questa categoria. Infine, quelli sensibili alla situazione sono, anch’essi, collegati a circostanze ben precise ma, al contrario del tipo precedente, non si ripresentano ogni volta. Un esempio è quello di una persona che li ha, occasionalmente, quando si trova nei centri commerciali.

Un attacco di panico può durare da qualche secondo ad alcuni minuti, sebbene molti fra coloro che ne soffrono si convincano di aver avuto episodi ben più lunghi; quasi sempre ciò è dovuto all’intensità dei sintomi, che altera la percezione dello scorrere del tempo.

Prende il nome di Disturbo di Panico la condizione in cui si verificano ricorrenti attacchi di panico. Chi soffre di questo problema si preoccupa di futuri attacchi, teme che essi possano causargli patologie cardiache o cerebrali ed evita di frequentare i luoghi o le situazioni in cui potrebbe esserne colpito di nuovo. Può provare imbarazzo, vergogna o ansia all’idea di manifestare panico in pubblico, per il timore di perdere il controllo, suscitare apprensioni negli altri, essere giudicato debole o strano.

Nel nostro come nella maggior parte dei paesi occidentali, il Disturbo di Panico ha un’incidenza fra il 2% e il 3%, considerando la sola popolazione adulta e adolescente. Ciò significa che in Italia ne soffre circa un milione e mezzo di persone. Le femmine sono più colpite dei maschi, in un rapporto di 2 a 1. Il problema può manifestarsi già in età infantile, anche se più di frequente inizia in adolescenza o nella prima età adulta, in media fra i 20 e i 24 anni. L’esordio tardivo, soprattutto dopo i 60 anni, è raro.

Se non trattato, il Disturbo di Panico ha un decorso cronico, con periodi di riacutizzazione alternati ad altri di parziale o totale remissione dei sintomi. Solo in una minoranza di casi avviene una spontanea e definitiva scomparsa del problema.

La varietà dell’intensità e dei sintomi degli attacchi di panico

Un attacco di panico è completo se accompagnato da quattro o più dei seguenti sintomi, altrimenti si definisce paucisintomatico.

  1. Palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia.
  2. Sudorazione.
  3. Tremori fini o a grandi scosse.
  4. Dispnea, fame d’aria o sensazione di soffocamento.
  5. Senso di asfissia.
  6. Dolori o fastidio al petto.
  7. Nausea o disturbi addominali.
  8. Sensazioni di sbandamento, d’instabilità, di testa leggera o di svenimento.
  9. Brividi o vampate di calore.
  10. Parestesie, cioè sensazioni di torpore o di formicolio.
  11. Derealizzazione e depersonalizzazione.
  12. Paura di perdere il controllo e impazzire.
  13. Paura di morire.

Un attacco di panico che si presenta con le palpitazioni, i dolori al petto, il formicolio e la paura di morire può dirsi completo tanto quanto uno che si esprime con la sudorazione, le vampate di caldo e di freddo, la nausea e la paura di svenire. Saranno probabilmente diverse, però, le paure e le convinzioni riferite.

Oltre ciò, può variare l’intensità dei sintomi. Per esempio, i tremori possono essere appena percettibili o a grandi scosse; il senso d’oppressione al petto può manifestarsi con un semplice fastidio o con il dolore; il formicolio agli arti può essere lieve o intorpidirli del tutto.

Infine, può variare l’ordine in cui i sintomi si susseguono. In un paziente, un attacco di panico potrebbe cominciare con le vampate di caldo o di freddo, proseguire con la sudorazione e terminare con le palpitazioni e la paura di morire. In un altro, potrebbe iniziare con le palpitazioni, proseguire con la sudorazione, la paura di morire e terminare con le vampate di caldo o di freddo.

Per le ragioni appena discusse, l’attacco di panico è da considerarsi un’esperienza del tutto soggettiva. Non esistono persone che ne abbiano avuti due esattamente uguali.

Di seguito sono illustrati tre differenti decorsi lungo un periodo di 5 settimane. Il primo tracciato è di una persona che ha alti livelli medi d’ansia ed episodi di panico completi (P) distribuiti in modo regolare, il secondo è di un individuo con ansia nella norma e attacchi di panico completi (P) alternati a episodi paucisintomatici (P-), il terzo è di una persona che ha attacchi di panico completi (P) a “grappoli”, cioè che si susseguono a distanza ravvicinata per poi diradarsi, scomparire e ripresentarsi.

grafici panico
3 diversi andamenti del panico lungo un periodo di 5 settimane

Cosa rende gli attacchi di panico più o meno intensi e più o meno frequenti

Episodi di panico possono sopraggiungere favoriti dall’iperattività del Sistema Nervoso Simpatico, da emozioni come l’ansia, la paura, la vergogna e la tensione, dalla stanchezza e da condizioni protrarre di stress. Correlate al loro ripetersi vi sono patologie mediche fra cui l’epilessia, l’ipertiroidismo e l’insonnia cronica, dipendenze da alcol e da sostanze ma anche condizioni di vita quali le separazioni e le perdite, i lutti, i traumi, gli abusi fisici e sessuali, i problemi famigliari, lavorativi e di coppia. Solo in un esiguo numero di casi non sono individuabili cause scatenanti.

L’intensità, la durata e la frequenza con cui si susseguono gli attacchi di panico dipendono da tre ordini di fattori:

1 Il significato attribuito ai sintomi. La tendenza a credere che gli attacchi di panico siano pericolosi è uno dei fattori che rende più probabile il loro ritorno. Proprio a causa della convinzione che le palpitazioni possano provocargli un infarto o siano il segno che esso è imminente, un paziente potrebbe avere un attacco di panico alla comparsa di questo sintomo. Per la stessa ragione, un paziente convinto che il senso di sbandamento sia l’avvisaglia di un ictus o della perdita di controllo, potrebbe avere un attacco di panico accorgendosi di sentire la testa leggera o di far fatica a concentrarsi.

Le convinzioni più comuni sugli attacchi di panico sono che essi possano far cadere e svenire, perdere il controllo, causare pazzia, ictus e lesioni cerebrali, infarto e morte per asfissia.

2 Il significato attribuito alle circostanze esterne. Ciò che si pensa del contesto in cui potrebbe avvenire l’attacco di panico e delle reazioni altrui, ha un ruolo essenziale nel facilitare o innescare l’attacco stesso.

In un paziente che trova imbarazzante o inaccettabile avere un attacco di panico durante un colloquio di lavoro, il panico potrebbe iniziare proprio a causa del pensiero delle reazioni di biasimo dei presenti. Restare a casa da solo, invece, potrebbe essere fonte di panico per un individuo certo di avere bisogno dell’assistenza di qualcuno in caso di attacco.

3 Le azioni messe in atto per bloccare o evitare i sintomi. Combattere gli attacchi di panico e scacciare la paura è la reazione più naturale di chi ne soffre. Molte azioni intraprese per tranquillizzarsi, però, non producono i risultati sperati e, anzi, rendono più probabile l’aggravarsi del problema.

I comportamenti più controindicati sono: allontanarsi dalla situazione, cercare di controllare i sintomi, cercare di sopprimere o evitare i pensieri negativi, distrarsi, assumere farmaci ansiolitici, evitare particolari luoghi.

Nel video che segue, tratto dal film Match Point di Woody Allen, il personaggio interpretato da Jonathan Rhys-Meyers ha un attacco di panico che si manifesta con il senso di sbandamento, la fame d’aria e il nodo alla gola. Per placare il malessere chiede dell’acqua, iperventila e assume farmaci.

L’Agorafobia e le situazioni evitate da chi ha attacchi di panico

Coloro che soffrono di attacchi di panico, spesso, si abituano ad avere paura delle situazioni in cui essi si sono verificati. Un individuo può evitare determinate situazioni perché le considera la causa del panico, ma anche perché convinto che gli attacchi potrebbero causargli conseguenze sociali indesiderabili oppure arrecare danno ad altri; per esempio, quando è alla guida, renderlo responsabile di un incidente d’auto.

Circa il 50% delle persone che soffrono di panico sono anche agorafobiche. Un agorafobico può avere paura ed evitare di utilizzare mezzi di trasporto, di trovarsi in spazi aperti quali parcheggi, piazze, cortili, stazioni ferroviarie, aeroporti, di intrattenersi in luoghi affollati come concerti o ritrovi pubblici, di sostare in spazi chiusi come negozi e cinema.

Soffrire di Agorafobia, spesso, determina cambiamenti sostanziali nelle abitudini di vita. Per esempio, può costringere alla disoccupazione o a dover trovare un lavoro vicino a casa per non viaggiare, a delegare il compito di fare la spesa e altri acquisti per non dover entrare nei negozi o nei centri commerciali, a evitare le cene con amici o le serate fuori con il partner.

Il 30% fra coloro che soffrono di attacchi di panico e Agorafobia manifestano un completo ritiro sociale. Una simile limitazione può essere fonte di depressione e di altre condizioni psicopatologiche secondarie, fra cui l’abuso di alcol e farmaci che, a loro volta, peggiorano e rendono più probabili gli attacchi di panico.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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