depressione, traumi & lutto

La vulnerabilità di base ai traumi: i fattori psicologici e biologici

Ognuno di noi ha certe caratteristiche biologiche e psicologiche. Alcune di esse favoriscono una peggiore elaborazione del trauma e quindi l’insorgenza di sintomi da stress.

vulnerabilità ai traumi

I modelli studiati per prevedere gli effetti di un trauma sono oggi molto più complessi di quanto non fossero alcuni decenni fa. In effetti, tempo indietro la definizione stessa di trauma era più semplice. Oggi per “evento traumatico” intendiamo non solo l’evento che mette in pericolo la nostra vita, ma anche quello in grado di farci sentire intensamente privi di controllo, vulnerabili e precari. In altre parole, oggi sappiamo che il trauma non è una condizione oggettiva: ciò che traumatizza una persona può non avere lo stesso effetto su un’altra. Questo come si spiega?

In un’altra sezione, quella dedicata alle differenze da individuo a individuo nel reagire a un evento traumatico, abbiamo descritto i fattori oggi considerati per valutare il profilo di rischio di una persona nello sviluppare sintomi di stress post-traumatico.

Tali fattori sono: 1) Il tipo di evento stressante in cui siamo incorsi; 2) La quantità e qualità di supporto psicologico e sociale di cui possiamo disporre; 3) Il modo in cui reagiamo dopo l’evento stressante; 4) Alcune variabili psicologiche e biologiche personali.

Questi fattori spiegano la variabilità individuale nelle reazioni agli eventi traumatici. I primi tre sono stati discussi nella sezione indicata in precedenza, di seguito ci dedicheremo al quarto. Per semplicità, dividiamo l’argomento in tre categorie: Fattori biologici, Fattori psicologici, Fattori interpersonali

Fattori biologici

Oggi si parla di predisposizione genetica alla vulnerabilità ai traumi. Cosa si intende con ciò? Ciascuno di noi ha una certa “soglia di allarme”, raggiunta la quale si attiva ed entra in ansia. Alcuni hanno una soglia d’allarme molto alta, altri più bassa. In parte tale soglia si stabilisce nel corso del nostro sviluppo (figli con genitori molto ansiosi apprendono ad essere ansiosi, figli con genitori meno ansiosi apprendono uno “stile” psicologico meno ansioso) e può successivamente essere modificata e migliorata, ma in parte sembra anche dovuta alla nostra biologia. Come sarà facile intuire, chi più facilmente si attiva, più tenderà ad avere una reazione peggiore agli eventi traumatici perché sarà meno in grado di ristabilire livelli d’ansia normali anche molto tempo dopo l’accaduto.

Un altro fattore biologico è la cosiddetta predisposizione non genetica. Un esempio di predisposizione biologica non genetica è l’età in cui si fronteggia l’evento traumatico. I dati in questo senso tendono a una certa contraddittorietà, ma sembra oggi acquisito il fatto che traumi in età infantile tendono ad avere conseguenze peggiori, probabilmente per via del fatto che le cortecce cerebrali, nel bambino, non hanno capacità del tutto sviluppate di riportare “sotto controllo” l’Amigdala, un nucleo sottocorticale responsabile delle risposte emotive. Lo stesso problema potrebbe verificarsi durante la senescenza.

Fattori psicologici

1 Il primo fattore psicologico da tenere in considerazione è senz’altro l’eventuale esposizione a traumi precedenti, che tende a rendere più difficile il fronteggiamento di quelli successivi. Questo dato è provato da diverse ricerche sia in ambito oncologico, sia nell’ambito della psicoterapia degli abusi sessuali. Si è riscontrato che le donne sottoposte a terapia per cancro al seno che in precedenza erano state vittime di traumi, avevano maggiore probabilità di sviluppare Depressione e Disturbo da Stress Post-Traumatico rispetto alle donne con lo stesso problema oncologico ma prive di traumi pregressi. Un dato simile si è riscontrato anche nelle vittime di abusi sessuali.

«Alcune caratteristiche biologiche e psicologiche possono causare una peggiore elaborazione del trauma e quindi favorire l’insorgenza di sintomi da stress più acuti»

2 Il secondo fattore è la presenza di disturbi psicologici o psichiatrici presenti già prima dell’esposizione all’evento traumatico. Molti dei pazienti in cura per Disturbo da Stress Post-Traumatico hanno una storia di precedenti disturbi psicologici relativi alla sfera ansiosa, ossessiva o dell’umore. Occorre sempre molta cautela nell’indicare rapporti di causa effetto fra un disturbo psicologico e un altro o fra fattori biologici e sviluppo di disturbi psicologici. In effetti, potrebbe darsi che l’insorgenza di più disturbi psicologici nell’arco di vita sia indice di una predisposizione genetica alla loro insorgenza, ma potrebbe anche darsi che un disturbo psicologico non trattato dia “via libera” e favorisca l’insorgenza di quelli successivi o che, ancora, i disturbi psicologici siano tutti la diretta conseguenza di stili “patogeni” d’azione e di pensiero appresi nel corso dello sviluppo dalle figure di riferimento.

3 Il terzo fattore riguarda le caratteristiche psicologiche personali. In psicoterapia si osserva costantemente che le persone che assorbono peggio i traumi sono quelle che, già prima dell’evento, mostravano due caratteristiche principali: 1) Alto bisogno di controllo; 2) Rigidità cognitiva. Il concetto di “Alto bisogno di controllo” rimanda al bisogno di tenere sotto controllo se stessi e l’ambiente in cui si vive per non entrare in ansia. In questo senso un evento traumatico, che per definizione sfugge al controllo ed è allo stesso tempo pericoloso per l’incolumità, potrebbe essere difficilmente assimilabile da queste persone e dar loro la sensazione fallace di non poter avere più alcun futuro controllo sull’ambiente. Il concetto di “rigidità cognitiva” rimanda invece all’inflessibilità delle proprie regole. Ciascuno di noi possiede regole su ciò che è accettabile e su ciò che non lo è, su come dovrebbe funzionare il mondo e su come non è accettabile che funzioni, su cosa gli altri dovrebbero o non dovrebbero permettersi di fare. Più rigide sono queste convinzioni, più l’evento traumatico avrà un impatto devastante essendo, per propria natura, un completo seppur temporaneo sovvertimento delle consuete regole del mondo.

Fattori interpersonali

In questa categoria è da approfondire senz’altro il tema dei legami d’attaccamento. In estrema sintesi, lo “stile d’attaccamento” è il modo in cui stabiliamo relazioni con gli altri esseri umani. Siamo fiduciosi o sospettiamo di loro? Crediamo di poter essere accuditi o che ci lasceranno soli quando avremo bisogno? Sentiamo di essere un peso o di essere ben voluti? Rispondendo a queste domande riusciremo a capire se il nostro attaccamento è di tipo “sicuro” o “insicuro”. Più è sicuro, più ci sentiremo accuditi, protetti e ben voluti. Lo stile d’attaccamento dipende, in parte, dal modo in cui siamo stati accuditi dalle figure di riferimento quando eravamo bambini.

Si è visto che più l’attaccamento è di tipo “insicuro”, maggiori sono le probabilità di non riuscire ad elaborare l’evento traumatico in modo funzionale. Questo dato sembrerebbe avvalorato dall’alta correlazione positiva fra attaccamento insicuro e insorgenza del Disturbo da Stress Post-Traumatico.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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