depressione, traumi & lutto

Il lutto come conseguenza naturale della perdita e dell'abbandono

lutto

La morte, purtroppo, è parte inevitabile della vita: qualsiasi organismo biologico ha a disposizione un certo arco di tempo dopo il quale cessa di esistere. Questa condizione, pur essendo condivisa da tutti gli esseri viventi, per l'essere umano ha da sempre un valore e un significato del tutto particolari.

Gli animali non possono sviluppare il concetto di annullamento. Pur possedendo una capacità di provare dolore molto simile alla nostra, nessuno di loro è in grado di riflettere sulla morte.

Per noi è diverso. Fin dalla tenera età, venendo a contatto con la morte impariamo a ragionarci sopra, assorbiamo l'idea di mortalità e ne siamo accompagnati per tutta la vita. Alcuni ne sono sopraffatti, temendo per sé e per gli altri in modo pressoché continuo. Altri riescono a gestire meglio le proprie paure. Tutti, però, dobbiamo farci i conti.

L'Uomo, inoltre, è un essere portato alla socialità. Questo significa che siamo in grado di stabilire forti legami d'attaccamento con altri esseri umani e che, quindi, non solo soffriamo per la nostra mortalità, ma anche per la perdita di chi ci sta intorno. In questo non siamo molto diversi da molte altre specie viventi. Per esempio, chiunque abbia dimestichezza con i cani sa che per loro la perdita del padrone è la cosa più terribile, un evento che può produrre le peggiori reazioni depressive. Com'è possibile? Al pari degli esseri umani, il cane sa stabilire legami d'attaccamento molto solidi. Se arriva a soffrire tanto è perché, probabilmente, anche per il cane la perdita rappresenta un evento carico di conseguenze: significa non essere più al sicuro, significa pericolo, solitudine, abbandono. E l'impossibilità di avere un contatto con chi lo ha lasciato.

Non sorprende che anche per loro l'abbandono sia un evento difficile da superare.

Anche in questo caso, però, gli esseri umani si distinguono. Apparteniamo alla sola specie in grado di ragionare e di soffrire per la morte di una persona cara pur non essendo ancora avvenuta. Siamo l'unica specie in grado di prefigurare l'abbandono e la perdita, anche con moltissimi anni di anticipo, e di soffrire per essa.

«Fra le esperienze umane, il lutto è forse quella più difficile da superare perché significa perdita, pericolo, solitudine, abbandono»

Le reazioni di lutto in alcune specie animali sono forti e perduranti. Ognuno di noi conosce storie di cani che, morto il padrone, rifiutano il cibo e qualsiasi altra forma di cura fino, in alcuni casi, a lasciarsi morire. Storie come queste fanno pensare che negli animali il lutto, pur essendo un'esperienza molto forte, non sia così complessa come negli esseri umani. Cosa significa? Che gli animali, non avendo molte possibilità psicologiche di "proteggersi" dall'esperienza dell'abbandono, non possono far altro che vederla per quello che è: un evento triste e pericoloso. Ciò li porta ad avere una reazione fortissima, ma semplice: la depressione.

Negli esseri umani il lutto tende a essere un'esperienza molto più complessa, che evolve attraverso varie fasi, diversissime fra loro. Qual è la loro funzione? Forse è quella di consentirci di vivere questa esperienza in modo graduale, proteggendoci di volta in volta da quelle emozioni che, se sopraggiungessero in modo prematuro o al momento sbagliato, sapremmo difficilmente gestire. O forse, l'esistenza di diverse fasi è solo la naturale conseguenza del fatto di possedere cervelli ipersviluppati.

È naturale e sano che, una persona che ha subito una perdita, attraversi diverse fasi di elaborazione dell'accaduto. I casi patologici di lutto, infatti, sono quelli in cui la persona salta completamente più fasi. Comunemente si è portati a credere che coloro che superano molto presto un grave lutto siano persone forti, ma purtroppo non è così. Un lutto risolto troppo in breve ha grande probabilità di non essere stato ben elaborato, per il semplice fatto che una buona elaborazione di un evento simile richiede tempo. Ciò può generare problemi psicologici e relazionali seri anche a distanza di molti anni.

L'esperienza della perdita nell'essere umano può seguire diverse strade che porteranno, inevitabilmente, a diverse risoluzioni del lutto stesso. In parole povere, ognuno di noi vive la perdita a modo proprio, ognuno di noi reagisce soggettivamente. Il tipo di reazione messo in atto determinerà il grado di elaborazione del lutto stesso. Cosa fa sì che alcuni rimangono in stato di lutto per moltissimi anni e altri invece, dopo un periodo di intenso dolore, poco alla volta riprendono possesso di sé e riescono ad andare avanti?

Tale differenza, oggi, viene spiegata a partire dal concetto di lutto come esperienza a più fasi. Il modello più completo sulle fasi del lutto è quello che prende il nome dall'autore che lo ha proposto nel 1970, ed è il cosiddetto Modello di Kübler-Ross.

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