depressione, traumi & lutto

La perdita, il dolore e le tante forme possibili del lutto patologico

Di recente, l’Associazione Psichiatrica Americana ha raggruppato le varie forme di lutto patologico in un’unica etichetta diagnostica, definita Disturbo da Lutto Persistente e Complicato. Ecco i sintomi.

lutto patologico

Se ci pensi, la tua quotidianità si basa su abitudini consolidate e su piccoli gesti, sempre gli stessi: il caffè dopo pranzo, la lettura di qualche pagina di un buon libro prima di dormire, la gitarella fuori porta nel fine settimana.

Poi ci sono gli aspetti più centrali del tuo sé, quelli che ti caratterizzano come individuo. I valori in cui credi ma anche il tuo lavoro, per il quale hai studiato e ti sei formato, oppure lo sport o le attività che ti appassionano e che pratichi nel tempo libero.

Ma, soprattutto, è l’affetto che provi per coloro che ti stanno accanto, i genitori, il partner, i figli, a riempirti la vita, a fare di te quello che sei.

Se hai perso qualcuno che amavi sai bene cosa ciò significhi: vuoto, solitudine, nostalgia, mancanza. Nel lutto ci si trova a desiderare di rimuovere la sofferenza e, nello stesso tempo, a rimuginarla, come se fosse possibile trovarvi una soluzione. Tutto questo mentre si cerca di ricostruire la propria vita in assenza di chi ne aveva sempre fatto parte.

Evitato, ritardato, inibito e cronico: le 4 forme di lutto patologico

Come ogni altra esperienza emotiva, anche quella del lutto è individuale e, quindi, soggettiva. Diversi studi, comunque, indicano in 6-12 mesi il periodo entro il quale, in media, si impara a confrontarsi con la perdita “a viso aperto”, ad accettarla.

Un processo doloroso e segnato da cadute. In circa il 5% delle persone, in effetti, l’elaborazione del lutto si blocca. Si parla, allora, di lutto complicato o patologico del quale Alicia Skinner Cook e Daniel Dworkin, due noti studiosi in materia, identificano 4 tipi.

il lutto evitato Se hai perso qualcuno e stai cercando di comportarti in modo impassibile, freddo o, al contrario, provi rabbia e risentimento, è possibile che tu stia vivendo questo tipo di lutto, che consiste nel rifiuto della perdita e nel tentativo di rimuoverla, a volte per mezzo del distacco emotivo, altre con un atteggiamento rancoroso e colpevolizzante nei confronti di chi non c’è più.

il lutto ritardato Alcuni, di fronte al lutto, appaiono stranamente quieti, pratici, efficienti. Una reazione invidiabile, si direbbe. Ebbene, spesso lo è solo in apparenza. Può essere, infatti, che le emozioni messe in disparte si facciano vive, con ancora maggiore irruenza, a distanza di tempo, a seguito di un altro lutto, di una separazione, di un divorzio oppure a “orologeria”, per esempio in occasione dell’anniversario della perdita.

il lutto inibito Se stai inibendo il lutto è possibile che tu sia diventato impulsivo e autolesivo: da tempo, magari, hai smesso di sottoporti ai controlli medici di routine, ti alimenti in modo scorretto, consumi alcol e tabacco in eccesso, oppure abusi di droghe e di psicofarmaci, comportamenti che, sebbene sottintendano il comprensibile bisogno di eliminare sentimenti sgraditi, probabilmente non hanno fanno altro che peggiorarli.

il lutto cronico Chi ha un lutto cronico, anche dopo anni non riesce a parlare del defunto senza provare un dolore intenso, insopportabile, quasi come se il tempo si fosse fermato e il fatto risalisse a solo qualche mese addietro. Nelle parole di queste persone si riscontrano spunti depressivi, disperazione e senso di vuoto. Dal loro comportamento traspaiono l’incapacità di riprendere possesso di se stessi, l’assenza di progettualità e di slancio verso il futuro.

Il Disturbo da Lutto Persistente e Complicato: la diagnosi secondo il DSM 5

Nella quinta e più recente versione del manuale DSM, edito dall’Associazione Psichiatrica Americana (APA), le precedenti forme di lutto patologico sono state raggruppate in un’unica etichetta diagnostica, definita Disturbo da lutto persistente e complicato.

Questo disturbo può riguardare individui di ogni età, già dal secondo anno di vita, ed essere foriero di notevoli implicazioni mediche fra le quali l’ipertensione cronica, l’immunodeficienza, le patologie cardiovascolari e oncologiche. Hai un lutto persistente e complicato se:

A Hai perso qualcuno con il quale avevi una rapporto stretto. Potrebbe essere, per esempio, un genitore, il partner, un figlio, un fratello, un nonno.

B Dal momento della sua morte, e per almeno 12 mesi, hai manifestato almeno uno dei seguenti sintomi:

  1. Persistente desiderio e nostalgia della persona scomparsa.
  2. Dolore e intensa tristezza per la perdita.
  3. Preoccupazioni riferibili al defunto.
  4. Preoccupazioni per le circostanze in cui è avvenuta la sua morte.

Nota bene. Soprattutto se il decesso è avvenuto per omicidio, suicidio o incidente, il sintomo al punto 4 può includere pensieri ossessivi sugli ultimi istanti di vita del defunto e sulle ragioni dell’accaduto.

Se è un bambino a essere colpito dal lutto è sufficiente che i sintomi precedenti permangano per sei mesi. In tal caso, i sintomi 1 e 4 potrebbero esprimersi nel gioco e nelle fantasie, per esempio di separarsi e recuperare il contatto con le figure di riferimento, oppure nel timore irrazionale che anche il genitore superstite, un nonno o il fratellino possano morire.

C Dal momento della perdita, e per almeno 12 mesi, hai manifestato almeno sei fra i seguenti sintomi:

  1. Incapacità di accettare la perdita.
  2. Incredulità o distacco emotivo riguardo alla perdita.
  3. Rifiuto di rievocare ricordi gradevoli sul defunto.
  4. Amarezza o rabbia.
  5. Sensi di colpa riguardo al defunto o alle circostanze del decesso.
  6. Marcato evitamento di persone o luoghi legati al defunto.
  7. Desiderio di morire per ritrovare chi hai perduto.
  8. Sfiducia verso gli altri.
  9. Senso di solitudine o di alienazione.
  10. Convinzione di non farcela, che la tua vita sia ormai vuota o insensata.
  11. Confusione circa te stesso e il tuo scopo.
  12. Riluttanza a fare progetti sul futuro e a coltivare interessi.

Nota bene. Il vuoto e il senso d’inutilità descritti al punto 10 sono, spesso, contigui all’ideazione suicidaria. Il sintomo descritto al punto 11, invece, si riferisce al sentimento che una parte di te sia morta assieme al defunto.

Se è un bambino a essere colpito dal lutto è sufficiente che i precedenti sintomi persistano per sei mesi.

D Il lutto ti sta causando gravi conseguenze in ambito sociale, lavorativo o famigliare. Per esempio, ti sei isolato dai famigliari o hai interrotto la frequentazione degli amici, oppure stai trascurando il lavoro o sei stato licenziato a causa dell’apatia, dell’incapacità di concentrarti, della demotivazione o del numero eccessivo di assenze.

E La reazione al lutto è sproporzionata rispetto alla tua età ed è incoerente con le norme della tua cultura di riferimento o della religione che professi. La diagnosi di Disturbo da Lutto Persistente e Complicato non dovrebbe essere formulata se appartieni a una cultura o a un credo religioso per i quali sia considerato normale esprimere il lutto come descritto nei punti B e C.

I quattro fattori che ti espongono al rischio del lutto patologico

Se il lutto è un effetto naturale, fisiologico e inevitabile della perdita come mai, talvolta, diventa patologico? Ecco le principali ragioni.

la tua storia di vita Da bambino o da adolescente hai dovuto affrontare la morte di una figura di riferimento importante, per esempio del papà o della mamma, di un fratello, di un nonno che ti aveva fatto da genitore? Le gravi perdite in età precoce espongono al rischio di lutti complicati successivi, poiché “sensibilizzano” all’abbandono. Lo stesso si può dire se in passato hai sofferto di disturbi quali la depressione.

la tua personalità Pensa al rapporto che hai, o che avevi, con tuo padre e tua madre. Nei loro confronti sentivi un assoluto bisogno di supporto, di compagnia e d’accudimento? Allora, forse, hai una personalità dipendente. E le emozioni? Hai l’abitudine di reprimerle e di somatizzarle, per esempio manifestando ansia e attacchi di panico?

Quanto era stretto il legame con il defunto? Hai sempre temuto che potesse lasciarti, ammalarsi e morire? Un rapporto simbiotico, quando si interrompe, può far emergere l’acuto e protratto senso di vuoto e smarrimento tipico del lutto complicato.

circostanze della morte Ti capita spesso di chiederti i motivi dell’accaduto oppure cosa avresti potuto fare per impedirlo? Hai rimorsi per non essere stato presente negli ultimi istanti di vita del tuo caro? I decessi improvvisi o violenti, come quelli per suicidio, omicidio o incidente possono favorire il lutto complicato suscitando ruminazioni ossessive.

Ma anche la morte sofferta, per esempio causata da una malattia incurabile, può produrre effetti simili. I dubbi e i rimorsi, in questo caso, sono incentrati sul supporto fornito e sulla qualità delle cure intraprese.

condizioni attuali di vita A causa della perdita stai avendo problemi di natura economica, oppure è in corso una battaglia legale per questioni ereditarie? Tali circostanze possono rappresentare ulteriori fattori di rischio.

Hai famigliari o amici con cui confrontarti e dai quali ricevere affetto e supporto o sei, al contrario, solo? Una “rete sociale” povera può renderti vulnerabile al lutto complicato, facendoti sentire escluso e abbandonato.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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