dipendenze & ludopatia

Impulso, azione e senso di colpa: il circolo vizioso che accomuna tutte le dipendenze

Essere dipendenti, in fondo, significa sfuggire alla realtà o, per lo meno, alle emozioni che inevitabilmente ne fanno parte.

ludopatia e altre dipendenze

L’incapacità di resistere all’impulso, il piacere o il sollievo derivati dall’agire e, infine, la vergogna e i rimorsi che sopraggiungono, puntuali, quando le acque si sono calmate. Questo è ciò che accade a chi ha una dipendenza, qualsiasi essa sia.

Il circolo vizioso della dipendenza comprende comportamenti e stati d’animo che si “rinforzano” a vicenda. Non c’è un punto di partenza ben definito; ogni elemento può innescare il successivo. L’ansia, la tristezza o la rabbia, per esempio, possono causare il bisogno di bere, di consumare sostanze o di giocare. Comportamenti che, se agiti, producono senso di colpa ed emozioni negative sempre più intense.

A volte, invece, tutto inizia con un comportamento non tanto dovuto a un vero e proprio impulso, quanto alla semplice abitudine. Se hai una dipendenza ti sarai accorto che, spesso, agisci in modo meccanico: non ne avresti davvero bisogno ma, comunque, non riesci a immaginare di non farlo.

circolo vizioso delle dipendenze
il circolo vizioso delle dipendenze

Altre volte ancora, invece, la dipendenza si esprime in un senso d’urgenza improvviso che, a mente lucida, non sapresti spiegare. Non sono l’ansia o la tristezza a provocarlo. Senti solo qualcosa, dentro, che devi placare.

Chi ha una dipendenza ce l’ha, innanzitutto, nei confronti delle sue funzioni. Agirla, in fondo, significa sfuggire alla realtà o, per lo meno, alle emozioni che ne fanno parte.

Le 6 somiglianze fra il tossicodipendente, l’alcolista e il ludopatico

negazione Minimizzare, dire bugie e inventare giustificazioni sono comportamenti caratteristici di tutti i dipendenti. E non c’è da stupirsi perché spesso queste persone faticano ad ammettere il problema perfino a se stesse. Moltissimi alcolisti, per esempio, giurano di bere in modo saltuario e controllato. Chi fa uso di droghe non concorda mai sulla definizione di tossicodipendente, essendo convinto che, volendo, potrebbe smettere all’istante. Tanti ludopatici si giustificano dicendo “lo fanno tutti, le sale scommesse e i bar sono pieni”.

Essendo legata, nell’immaginario collettivo, alla debolezza di carattere e alla mancanza di forza di volontà, la dipendenza può essere causa di vergogna e, di conseguenza, diventare inconfessabile. I modi di nascondere una dipendenza variano. L’alcolista, per esempio, può bere quando è solo in casa o in ufficio, inventarsi uscite con amici o cene di lavoro e cercare di coprire l’odore di alcol con deodoranti e caramelle. Il ludopatico, invece, può far sparire le ricevute delle scommesse, frequentare sale slot in cui è certo di non incontrare conoscenti, chiedere prestiti all’insaputa dei famigliari per coprire gli ammanchi sul conto corrente prima che siano scoperti.

La maggior parte dei dipendenti rifiuta la realtà perfino davanti all’evidenza: un alcolizzato può negare il consumo eccessivo d’alcol anche quando il partner o un genitore trovano bottiglie vuote di superalcolici nascoste nei cassetti, un tossicodipendente può sostenere di non fare uso di droghe nonostante l’esito delle analisi del sangue, un giocatore d’azzardo può rifiutarsi di ammettere la ludopatia sebbene non riesca a spiegare perché ci siano i creditori alla porta.

assuefazione e astinenza Per assuefazione si intende la diminuzione progressiva dell’effetto di una sostanza o di un comportamento. Il tossicodipendente che, all’inizio, ha l’effetto desiderato impiegando una certa quantità di sostanza, con il tempo deve assumere dosi sempre maggiori per ottenere gli stessi risultati. Il giocatore d’azzardo che, da novizio, si limita a puntare pochi spiccioli può arrivare a spendere centinaia, perfino migliaia di euro al giorno, perché somme contenute ben presto smettono di eccitarlo.

Per astinenza, invece, si intende la sofferenza psicofisica determinata dalla sospensione dell’utilizzo di una sostanza o dall’inibizione di un certo comportamento. Un alcolista che decide di smettere di bere può incorrere in sintomi quali la tachicardia e l’agitazione, fino al vomito, alle allucinazioni e al delirium tremens. Un eroinomane in astinenza può accusare dolore muscolare, crampi allo stomaco, brividi, pelle d’oca e diarrea. Un ludopatico che interrompe il gioco può sentire agitazione, tensione, insonnia, ansia, irritabilità anche per giorni o settimane di fila.

Al pari della maggior parte degli alcolisti e dei tossicodipendenti anche i ludopatici, almeno una volta, provano a smettere. Possono farlo dopo esser stati scoperti da un famigliare o perché sono a corto di denaro e riuscire a mantenere i loro propositi per un po’. Poi, magari, tornano a giocare dandosi un limite e imponendosi di rispettarlo e un giorno come un altro, ritrovandosi in tasca più denaro del solito o svegliandosi tesi e ansiosi, ricadono nel gioco eccessivo.

Non è raro nemmeno che il bisogno si rifaccia vivo dopo anni. Molti ex alcolisti riferiscono di essere andati al bar per un caffè e, sotto la spinta dell’impulso improvviso, di aver chiesto al barista “Una birra, per favore”. Questo, dopo decine d’anni di assoluta sobrietà.

carattere dipendente L’insofferenza verso i limiti e la tendenza a eccedere sono naturali in ogni essere umano e rappresentano la conseguenza del fatto che, per tutta la vita, conserviamo le tracce dei bambini che siamo stati. Tutti, nelle giuste circostanze, diventiamo capricciosi, sregolati e impulsivi. Una delle sfide più impegnative per l’adulto è esprimere questo “lato infantile” in modo funzionale.

Molti tossicodipendenti, alcolisti e ludopatici sono abituati a prendere decisioni non in base a riflessioni, ma sull’onda di sensazioni ed emozioni. Mal tollerano la noia, la mancanza di stimolazione e le frustrazioni, ricercano piaceri immediati e si scoraggiano se i loro comportamenti non producono risultati subito tangibili.

Tanti dipendenti sembrano incapaci di tollerare e regolare le emozioni. Non riescono a calmarsi quando sono in ansia e a non sfogare la rabbia quando ricevono un’offesa ma, allo stesso tempo, sentono di non meritare niente, tanto da non sopportare nemmeno la felicità.

Per questo l’alcol, le droghe e il gioco d’azzardo, svolgendo dall’esterno una funzione di “sedazione emotiva”, appaiono irresistibili.

La mancanza di autoregolazione dei dipendenti non riguarda solo la sfera emotiva. Molti hanno difficoltà a rispettare gli impegni presi, a sopportare lo stress delle responsabilità lavorative, ad accettare i normali limiti della vita di coppia. Però, hanno uno spiccato bisogno di essere accuditi e guidati, temendo di non essere in grado di prendere buone decisioni. Sono insicuri senza la presenza del partner o di chiunque eserciti, su di loro, una qualche influenza.

Tanti ex dipendenti da alcol, sostanze e gioco d’azzardo manifestano, in definitiva, una dipendenza affettiva nei confronti dei loro cari, come se avessero compiuto una “sostituzione”.

eccessivo assorbimento Con il passare del tempo l’oggetto della dipendenza assume un ruolo centrale nella vita dell’individuo, lasciando spazio per ben poco altro. Ogni comportamento ed emozione vi ruotano attorno.

Il dipendente ha sbalzi d’umore all’apparenza inspiegabili. I sintomi dell’astinenza possono renderlo scontroso e teso, cupo o depresso. Altre volte, al contrario, è euforico ed eccitato.

Già mentre è al lavoro, di prima mattina, l’alcolista può contare i minuti che lo separano da quando potrà rilassarsi davanti a un boccale di birra. Il tossicodipendente, invece, può trascorrere ore a ragionare sul modo di trovare altri soldi per acquistare la sostanza. Il ludopatico, infine, può rimuginare sulle sconfitte, sulle vittorie sfiorate e sul sistema per arricchirsi o, almeno, per ripianare i debiti.

Riuscire a considerare con lucidità i danni provocati dalle proprie azioni sarebbe troppo costoso in termini emotivi. Sia l’uso di sostanze, sia l’alcol, sia il gioco, anche se in modi diversi, sono porte aperte verso mondi in cui non si sente il peso della vita.

problemi famigliari Per chi ha una dipendenza, le tensioni famigliari sono all’ordine del giorno. In parte ciò è dovuto agli effetti diretti della dipendenza: l’intrattabilità e gli sbalzi d’umore rendono le liti più facili. D’altra parte, i famigliari del dipendente sono sfiduciati. Sospettano di ogni sua parola, utilizzano il controllo, la coercizione e il sotterfugio per accertarsi che non finisca in brutti giri, che non commetta reati o non si indebiti in modo irrimediabile.

Presto o tardi, vedendo che tutti gli sforzi sono vani, in genere fanno capolino le minacce. Se il tossicodipendente è un giovane, non di rado i genitori provano a imporre la comunità di recupero, un trattamento di disintossicazione o, per lo meno, il divieto di frequentare i luoghi di spaccio o quelle compagnie in cui l’uso della sostanza è assicurato. O, almeno, agitano lo spauracchio degli esami del sangue a sorpresa.

Ai giocatori d’azzardo, invece, spesso i famigliari vietano di girare con contanti e carte di credito o fanno in modo di tenere sotto controllo il conto corrente. Molti mariti e mogli li pedinano per accertarsi che siano davvero al lavoro o in palestra, come avevano dichiarato. Oppure, a loro insaputa gli perquisiscono le tasche dei pantaloni o la borsa del lavoro alla ricerca di prove. In queste azioni vi è tutto il dolore, la paura, il senso d’impotenza e la rabbia causati dai comportamenti del dipendente, che sembrano del tutto sconsiderati.

Le coppie in cui vi è un dipendente cronico, non di rado, finiscono con una separazione o un divorzio burrascosi.

problemi economici Le dipendenze costano. Fra tutte, però, è quella da gioco d’azzardo a creare i dissesti finanziari peggiori. Non si contano le famiglie ridotte sul lastrico a causa dei debiti di gioco di uno dei componenti.

Ludopatie anche brevi possono lasciare passivi di svariate migliaia di euro mentre tanti giocatori di vecchia data hanno un passivo così grande da essere non quantificabile.

La “rincorsa delle perdite”, cioè il tentativo di recuperare giocando ancora, non fa che aggravare la situazione fino a che si rende obbligata la richiesta di aiuto a terzi. All’inizio sono amici e parenti a cui, se possibile, è tenuto nascosto il vero motivo del bisogno di denaro. Poi sono società finanziarie che, se concedono il prestito, lo fanno a interessi altissimi.

I problemi economici possono anche essere una conseguenza dello scarso rendimento al lavoro. Alcol e droghe non aiutano di certo la volontà e anche il gioco d’azzardo, con tutte le energie che assorbe, sottrae motivazione e concentrazione. Così, le assenze si fanno più frequenti e i risultati peggiorano. L’esito, nel migliore dei casi, sono i ripetuti richiami da parte del superiore. I più sfortunati, invece, finiscono per essere licenziati, in un modo o nell’altro.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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