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Le regole da seguire per agire in modo assertivo

Agire in modo assertivo non è così difficile, basta un po’ di esercizio e conoscere alcune semplici regole. Vediamole, spiegate in dettaglio.

regole assertività

L’assertività non è solo un modo di comportarsi. E’, più in generale, un modo di guardare alla vita, a noi stessi e agli altri. In una pagina dedicata all’argomento abbiamo visto come, molte persone, per varie ragioni siano portate a comportarsi in modo passivo o aggressivo e come ciò produca conseguenze negative innanzitutto su loro stesse, ma anche sulla qualità delle loro relazioni. In un’altra pagina, poi, abbiamo definito l’assertività chiarendone gli aspetti positivi e i motivi per cui a volte è difficile da attuare, pur essendo l’antidoto migliore alla rabbia e alle altre emozioni negative che nei rapporti interpersonali spesso si provano. Nella stessa pagina, infine, abbiamo elencato le principali “regole” per comportarsi in modo assertivo. Di seguito, le riprenderemo approfondendole anche con esempi pratici.

1. Rispetta l’altro e te stesso in ugual misura

Questo primo principio discende del fatto che gli altri non hanno più diritti o bisogni di noi e, a nostra volta, noi non ne abbiamo più degli altri. Allo stesso modo, ciò che ci ferisce probabilmente produce lo stesso effetto anche sugli altri. Quando attuiamo un certo comportamento, quello che dovremmo chiederci è: “Agendo così, ho rispettato me stesso? I miei diritti? I miei bisogni? I miei sentimenti?”. Se la risposta è no, probabilmente abbiamo agito in modo passivo. Allo stesso modo, dovremmo chiederci: “Agendo così, ho rispetto l’altro? I suoi diritti? I suoi sentimenti?”. Se la risposta è no, probabilmente abbiamo agito in modo aggressivo. Teniamo sempre a mente che comportarsi aggressivamente mantiene viva in noi l’aggressività e quindi la rabbia e il senso di solitudine. Agire passivamente rinforza l’abitudine a essere passivi e quindi a sentirci inferiori e non considerati.

2. Persegui lo scopo di migliorare il tuo benessere, quello dell’altro e la relazione

Il secondo principio riguarda lo scopo per cui, in un certo momento, decidiamo di dire o non dire determinate cose. E’ molto difficile che il nostro rapporto con qualcuno migliori se lo scopo del nostro comportamento non è prima di tutto, appunto, migliorare il rapporto. A volte, però, accade proprio questo: quando interagiamo lo facciamo allo scopo di non contraddire l’altro, o per non dargli la possibilità di criticarci, oppure, al contrario, per ottenere ragione, per dominarlo e se sentiamo di aver subito un torto, per ferirlo. Lo scopo del nostro agire dovrebbe essere sempre e solo il benessere della relazione, che significa anche il nostro benessere. Qualsiasi altro scopo tenderà a generare guerra e rancori.

3. Cerca il contesto più adeguato

E’ possibile comportarsi in modo assertivo in ogni situazione ma a volte è più facile; il contesto migliore è quello che ci comunica calma e che rispetta la privacy nostra e dell’altro. In tal modo sarà più facile evitare la passività e l’aggressività e sarà più semplice, per il nostro interlocutore, riflettere su quello che gli diciamo, al contrario di quanto potrebbe accadere se provassimo a farlo in una situazione di confusione o in presenza di altre persone, che potrebbero complicare la situazione spalleggiando noi (e facendo quindi sentire l’altro giudicato e in minoranza) o lui (rendendo a noi più difficile il compito di esprimerci).

4. Cerca il momento giusto

Il compito di essere assertivi è facilitato dalla scelta del momento. Se siamo particolarmente stressati o arrabbiati probabilmente non è la condizione giusta per esprimerci, perché sarebbe maggiore il rischio di cadere nell’aggressività. Allo stesso modo, se l’altro è in uno stato di inaccessibilità (per esempio è infuriato o ha la certezza di avere del tutto ragione), prendiamoci una pausa e riproviamo quando i suoi sentimenti saranno un po’ diversi. Anche l’argomento più razionale, lucido e sensato in un certo momento può non avere alcun effetto.

5. Agisci in modo calmo e fermo, ma senza essere aggressivo

Nel parlare, la gentilezza e la fermezza sono fondamentali. Teniamo sempre a mente che, anche se siamo certi di avere ragione, le altre persone hanno sentimenti che non andrebbero feriti. Comportarsi in modo aggressivo, inoltre, sicuramente farà sì che non riusciremo ad affermare i nostri bisogni perché l’altro, sentendosi attaccato, sarà meno disposto a capire le nostre ragioni allo stesso modo in cui noi, se ci sentissimo feriti, saremmo meno disposti ad accettare di rivedere un nostro atteggiamento, anche se in fondo sapessimo di avere torto. Se mentre stiamo comunicando ci accorgiamo che la rabbia sta crescendo, allontaniamoci dalla situazione e torniamo sull’argomento in un secondo tempo. Se è il nostro interlocutore che, con qualche suo atteggiamento, sta provocandoci rabbia, comunichiamoglielo, facendogli sapere che il modo migliore di risolvere un problema è agire insieme, non uno contro l’altro.

6. Parla più possibile dei tuoi sentimenti personali, non di cose “giuste” o “sbagliate”

Una comunicazione assertiva dovrebbe essere centrata più possibile sui nostri sentimenti personali, non su principi morali o su cose “oggettivamente giuste”. Il motivo è semplice: ciò che è giusto per noi potrebbe non esserlo per l’altro e viceversa. Prendiamo l’esempio di una relazione affettiva in cui crediamo che il nostro partner tenda a uscire un po’ troppo spesso con gli amici. Se dicessimo: “Non sta né in cielo né in terra che tu esca così di frequente e mi lasci sola!” per il nostro partner potrebbero essere parole al vento, se nelle sue relazioni precedenti la norma era quella. Se invece gli diciamo: “A volte quando esci con i tuoi amici mi sento molto sola” sarà più probabile che si fermi per capire quello che stiamo cercando di dirgli e che, non sentendosi accusato, rifletta davvero sul perché gli abbiamo parlato così. Se il nostro intento è far funzionare il rapporto, questa seconda strada è preferibile. Se l’intento del nostro partner è lo stesso, prenderà le nostre parole come un avvertimento serio e non come la ramanzina di una persona arrabbiata. Ricordiamoci sempre che i principi morali o le regole di vita sono contestabili, i sentimenti personali lo sono molto meno.

7. Agisci in modo aperto e non difensivo: i bisogni e i sentimenti non vanno giustificati

Proprio perché i sentimenti e i bisogni sono un fatto personale, non andrebbero mai giustificati, allo stesso modo in cui non sentiamo di dover giustificare il colore dei nostri capelli. Se una nostra scelta ha lo scopo di promuovere il nostro benessere e non danneggia nessuno, non andrebbe giustificata in alcun modo. Nel momento in cui lo facciamo, stiamo implicitamente ammettendo che forse nemmeno noi la riteniamo così giusta: giustificarsi è come scusarsi e chi si scusa, in genere, è perché si sente colpevole. Un messaggio assertivo dovrebbe essere quindi semplice, diretto, conciso, non difensivo e sempre centrato sui propri bisogni ed emozioni.

8. Chiedi cambiamenti specifici del comportamento altrui

Uno degli errori più comuni che facciamo quando rileviamo qualcosa che non ci sta bene è impostare il discorso in modo generico o etichettante. Dicendo: “Fai sempre così”, “Sei il solito…”, “Dovresti essere migliore” non chiediamo cambiamenti specifici, il che tendenzialmente porta l’altro a difendersi o ad ignorare il nostro messaggio. Recuperando l’esempio del punto 6, una comunicazione generica e accusatoria potrebbe essere: “Non ci sei mai! Sei sempre fuori con gli amici!”. Un diverso modo di comunicare il messaggio potrebbe essere: “Mi piacerebbe molto se stessimo insieme di più, di sera”. O, ancora meglio: “Stiamo insieme questa sera?”. Si nota subito, in questi due esempi, la mancanza di accuse e la presenza di una richiesta chiara.

9. Esprimi le critiche in un contesto di positività

Se vogliamo comunicare qualcosa di negativo non incentriamo sulla critica tutta la nostra comunicazione. Anche noi tenderemmo a chiuderci se ci trovassimo alle prese con qualcuno che, dall’inizio alla fine del suo discorso, ci rileva solo gli aspetti negativi di quello che facciamo. Perciò, quando abbiamo una critica da fare, esprimiamola mettendo in evidenza anche gli aspetti positivi, laddove sia possibile e laddove siano genuini. Riprendendo l’esempio precedente, una frase che soddisfa questo principio potrebbe essere: “Ti sono grata del fatto che spesso vieni a prendermi al lavoro, ma sento il bisogno di stare di più con te la sera”.

© Gabriele Calderone. Riproduzione riservata

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